Io non invento niente, immagino tutto.
Cerco solo di rappresentare la realtà,
dal momento che nulla è più surreale!

A Milano, nel Palazzo Reale, prosegue fino al 2 giugno “Brassaï. L’occhio di Parigi” con oltre duecento stampe d’epoca, sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo per un approfondito sguardo sulla sua opera.
Brassaï, pseudonimo di Gyula Halász, nato il 9 settembre 1899 a Brassó, oggi Brasov, cittadina che, dopo la fine della Prima guerra mondiale, passò dall’Ungheria alla Romania. A partire dal 1924, scelse Parigi come la terra del suo destino, in stretta relazione con artisti quali Picasso, Dalì e Matisse, vicino al movimento surrealista, fu partecipe del grande fermento culturale che investì la capitale in quegli anni. La mostra presenta così la sua produzione, dai primi scatti alle iconiche immagini di Parigi in veste gaudente e mondana. Particolare attenzione è riservata ai “graffiti”, immortalati durante le esplorazioni dei muri, segno del legame con le arti visive e con artisti come Jean Dubuffet. Infine, le fotografie dedicate al nudo femminile, alla moda, i ritratti degli amici artisti e dei bambini, quei piccoli paradossi e sculture involontarie che la realtà offriva al suo sguardo e che Brassaï, creatore di immagini, sapeva cogliere nell’immediatezza del momento.
Come scrive il Direttore di Palazzo Reale, Domenico Piraina, a Parigi vi era arrivato negli anni “folli” perché caratterizzati “da un vorticoso movimento di vita, da costumi liberi, libertari e financo libertini. Una città che, sapendo offrire agli artisti, agli scrittori, ai poeti di ogni luogo d’Europa opportunità e un orizzonte pieno di promesse, divenne la capitale artistica e culturale del mondo, il cui odore è stato ben espresso da Woody Allen in “Midnight in Paris” e da Ernest Hemingway nel libro autobiografico “Festa mobile”, pubblicato nel 1964. Nello stesso anno, uscì “Gli strumenti del comunicare” in cui il massmediologo Marshall McLuhan considerava il mondo della fotografia come un “bordello senza muri”, un pensiero che può essere utilizzato per descrivere la pervasività dell’indagine fotografica di Brassaï“.

Questa retrospettiva milanese è stata curata da Philippe Ribeyrolles, studioso e nipote del fotografo che detiene un’inestimabile collezione di stampe e un’estesa documentazione, in particolare proprio delle celebri immagini dedicate alla Ville Lumière di colui che, tra i primi fotografi, fu in grado di catturare quella particolarissima atmosfera notturna dell’epoca e il suo popolo: lavoratori, prostitute, clochard, artisti, girovaghi solitari. Durante le passeggiate non si limitava alla rappresentazione del paesaggio, o alle vedute architettoniche, ma si avventurava in spazi interni più intimi e confinati, dove la società si incontrava e si divertiva. Datato 1933 il suo volume Paris de Nuit (Parigi di notte), è un’opera fondamentale nella storia della fotografia francese.
Il curatore ha spiegato come esporre oggi Brassaï significhi “rivisitare quest’opera meravigliosa in ogni senso, fare il punto sulla diversità dei soggetti affrontati, mescolando approcci artistici e documentaristici; significa immergersi nell’atmosfera di Montparnasse, dove tra le due guerre si incontravano numerosi artisti e scrittori, molti dei quali provenienti dall’Europa dell’Est, come il suo connazionale André Kertész. Quest’ultimo esercitò una notevole influenza sui fotografi che lo circondavano, tra cui lo stesso Brassaï e Robert Doisneau.

Nel corso della carriera il suo originale lavoro venne notato da Edward Steichen, che lo invitò a esporre al Museum of Modern Art (MoMA) di New York nel 1956: la mostra “Language of the Wall. Parisian Graffiti Photographed by Brassaï” riscosse un enorme successo. I legami di Brassaï con l’America si concretizzarono anche in una assidua collaborazione con la rivista “Harper’s Bazaar”, di cui Aleksej Brodovič fu il rivoluzionario direttore artistico dal 1934 al 1958. Per “Harper’s Bazaar” il fotografo ritrae molti protagonisti della vita artistica e letteraria francese, con i quali era solito socializzare. I soggetti ritratti in quest’occasione saranno pubblicati nel volume Les artistes de ma vie, del 1982, due anni prima della sua morte.
Brassaï scompare il 7 luglio 1984, subito dopo aver terminato la redazione di un libro su Proust al quale aveva dedicato diversi anni della sua vita. È sepolto nel cimitero di Montparnasse, nel cuore della Parigi che ha celebrato per mezzo secolo.

Accompagna l’evento espositivo un catalogo edito da Silvana Editoriale e curato dallo stesso Philippe Ribeyrolles, con un testo critico di Silvia Paoli.

Dettagli

La mostra è promossa da Comune di Milano – Cultura
prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale
realizzata in collaborazione con l’Estate Brassaï Succession

 

Didascalie immagini

  1. Brassaï: Couple d’amoureux dans un café parisien, Place Clichy © Estate Brassaï Succession – Philippe Ribeyrolles
  2. Brassaï: Soirée Haute couture, Paris 1935 © Estate Brassaï Succession – Philippe Ribeyrolles
  3. copertina del catalogo “Brassaï L’occhio di Parigi The Eye of Paris

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Reale - piazza del Duomo, 12 - Milano
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 02 Giugno, 2024