La vita, è vero, spesso si beffa di noi.
Nasciamo con una promessa che sin dall’inizio ci è stata fatta e verso la quale non si può provar rancore. La fine è inevitabile, ma prima che questa promessa venga mantenuta, speriamo tutti che accada qualcosa: il sussulto di un amore, la soddisfazione di creare una famiglia o – semplicemente – perdersi in un viaggio alla riscoperta di se stessi. Tutti speriamo di trovare e provare qualcosa che dia un giusto senso alla nostra vita. Ma è triste avere la consapevolezza che non tutte le storie abbiano un significato e alcune persone consumano l’unica possibilità su questo pianeta da spettatori, aspettando che accada loro qualcosa.
Ma ricatturare il passato non è cosa facile. Mentre molti ricordi sono semplici souvenir di istanti migliori, altri possono essere micidiali e altri – nonostante la loro grande carica eroica – vengono indegnamente cestinati.

Ad aprire il grande vaso di Pandora dei ricordi oggi, però, ci pensa Christian Boltanski – artista conosciuto a tutte le latitudini per i suoi interventi di straordinaria profondità estetica e concettuale – a ridare dignità e il giusto riconoscimento a volti e sentimenti ormai inflazionati ma che segnano la vita di ciascuno di noi: la morte e il dolore della perdita, che lo accompagnano fin dall’infanzia, entrano prepotenti nelle sue opere intrise di umanità per costruire un sistema della memoria che si fonda sulla meticolosa accumulazione di tracce di ciò che è andato perduto.

E a Boltanski Bologna rende omaggio con la rassegna Anime. Di luogo in luogo, la più estesa retrospettiva mai realizzata in Italia, in programma fino al 12 novembre al MAMbo.
Un progetto espositivo diffuso che trae origine dal decennale legame che unisce l’artista francese al capoluogo emiliano, a distanza di 20 anni dalla prima mostra antologica dedicata all’artista dalla città e dopo 10 anni dall’imponente installazione per le vittime della strage di Ustica, conservata presso il Museo per la Memoria di Ustica.
Christian Boltanski torna in città per presiedere alle tante inaugurazioni che lo vedono protagonista, a partire dalla antologica curata da Danilo Eccher al MAMbo che presenta 25 opere, tra installazioni e video, selezionate tra le produzioni più significative realizzate nel corso degli ultimi trent’anni del suo lavoro.

Anime. Di luogo in luogo si compone di diversi momenti complementari in cui l’interazione tra arte contemporanea, tessuto urbano e società si sviluppa intorno ai temi della memoria e del trascorrere del tempo inteso come ineluttabile passaggio tra la vita e la morte.
Attraverso un allestimento dall’intenso coinvolgimento emotivo – e utilizzando i metodi più tipici delle scienze umane come l’antropologia, la sociologia e l’archivistica -, Boltanski immagina l’architettura del museo come una grande cattedrale contemporanea ricomponendone gli spazi espositivi in una navata centrale e due laterali, a disegnare un’ambientazione immersiva in cui la luce assume il ruolo di materia d’arte. Tutte le sale sono infatti completamente avvolte in una semi-oscurità rischiarata unicamente da piccole fonti di luce, con l’effetto di accentuare la dimensione evocativa del suo lavoro.

All’ingresso, come un’anticamera, l’installazione Coeur ci introduce a questa dimensione di raccoglimento. Le pareti accolgono specchi neri in cui la nostra immagine si rilfette come un’apparizione fantasmatica al ritmo intermittente di una lampadina che pulsa, accecante, accompagnata dal suono della registrazione amplificata del battito cardiaco dello stesso artista.
Cuore pulsante dell’intera installazione, due opere esposte per la prima volta in Europa: Volver e Animitas (blanc).
Al centro della sala Volver, una forma piramidale alta circa 7 metri totalmente ricoperta da coperte isotermiche dorate: materiali che richiamano le drammatiche immagini dei primi soccorsi prestati ai migranti. Il dialogo stabilito da Boltanski tra questa e Animitas (blanc) – video del 2016 realizzato nel deserto del Cile e poi replicato in Canada – suggerisce una vicinanza tra le presenze/assenze di quei volti, di cui sopravvive solo uno sguardo evanescente, e i migranti, odierni fantasmi senza nome, per la comune privazione delle identità individuali.

In un tunnel esperienziale di emozioni e sensazioni, il visitatore si trova a nudo di fronte alla sua natura interiorizzando – senza possibilità di fuga – la scomparsa, il rapporto dialettico fra vita e morte, la fragilità della memoria e del ricordo, la scommessa contro l’ineluttabilità dell’oblio, il senso di tragicità intrinseco alla storia. Un progetto che attraversa tempi, luoghi lontani, filosofie e religioni diverse al fine di creare una fertile relazione tra memoria e contemporaneo.
Accanto a queste, nell’imponente Sala delle Ciminiere, la struttura labirintica dell’installazione ambientale Regards: immagini sfocate di volti anonimi stampate in bianco e nero su un tessuto trasparente di grande formato provenienti dall’archivio fotografico personale dell’artista che il visitatore è invitato ad attraversare abbandonandosi al flusso del tempo e della memoria.

Da giugno a novembre Boltanski al MAMbo ma non solo: l’ex polveriera bunker nel Giardino Lunetta Gamberini – divenuta un rifugio improvvisato di sconosciuti senza tetto, forse migranti disperati, ancora impossibilitati a comprendere il significato della parola accoglienza – fa da sfondo all’installazione Réserve. Scelto per il suo valore emblematico, il bunker diventa per l’artista uno spazio ideale dove evocare i corpi di mute presenze, attraverso un’installazione che prende vita da 500 kg di abiti usati ricoperti da coperte isotermiche di colore oro, utilizzate anche per l’opera Volver. Un mare dorato dedicato alle vittime e ai naufraghi di ogni tempo, tra tragedia e speranza.

L’installazione performativa Ultima va invece in scena al teatro Arena del Sole (evento concepito tra teatro, musica e arte) e il progetto speciale Take Me (I’m Yours) all’interno dell’ex parcheggio Giuriolo che, nel mese di settembre, vede Boltanski nel ruolo di curatore di un inusuale esperimento di arte popolare che trasforma quello spazio in un contesto di arte diffusa. Una visione ludica e ironica dei processi di creazione di valore delle opere d’arte cerca di esplorarne modalità di diffusione e distribuzione alternative alle leggi del mercato.

Eventi e installazioni in città ma anche fuori: raggiungendo le aree periferiche della città bolognese, Boltanski ha letteralmente invaso la città con i suoi “Billboard”, trenta immagini fotografiche tradotte in manifesti che già da qualche giorno sono presenti in città e che riproducono i dieci sguardi dei partigiani bolognesi caduti nella Resistenza.
Sì, in questo mondo molti, troppi volti speranzosi che prima o poi arrivi qualcuno a dar loro un giusto riconoscimento o sia in grado di ricordarli. Magari con l’augurio che ci sia sempre un Boltanski a ricordarsi di loro.
Dettagli
Christian Boltanski, Animitas (blanc), 2017. Video con sonoro / video with sound, 16/9, HD (© Christian Boltanski) Christian Boltanski, Regards, lampadine, cavo d’acciaio, 38 teli 250 x 400 cm cad. / lightbulbs, metallic wire, 38 fabrics 250 x 400 cm each. Veduta di allestimento presso Onassis Cultural Centre, Atene – exhibition view at Onassis Cultural (© Christian Boltanski / ) Christian Boltanski, Départ – Arrivée, 2015. Lampadine blu e rosse, cavo elettrico / blue and red lightbulbs, wire cable. 60 x 219 cm e / and 60 x 380 cm (© Christian Boltanski) Christian Boltanski, Le grand mur des Suisses morts, 1990. Scatole di latta, lampadine / metal sheet boxes, lightbulbs. 200 x 485 x 23 cm (© Christian Boltanski) Christian Boltanski, Volver. Impalcatura, coperte isotermiche, lampada industriale / scaffolding, survival blankets, industrial lamp 7 x 7 m. Veduta di allestimento presso Museo de Art Contemporánea de Monterrey / (© Christian Boltanski) Christian Boltanski, Animitas (blanc), 2017. Video con sonoro / video with sound, 16/9, HD (© Christian Boltanski) Christian Boltanski, Anime. Di luogo in luogo. Veduta di allestimento presso / installation view at MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, 2017 ( © Matteo Monti. Courtesy Istituzione Bologna Musei) Christian Boltanski, con / with Jean Kalman e / and Franck Krawczyk, Ultima, 2017. Arena del Sole, Bologna, 2017. Nell’ambito del progetto speciale del Comune di Bologna Anime. Di luogo in luogo / in occasion of the special project Anime. Di luogo in ( © Matteo Monti. Courtesy Istituzione Bologna Musei) Christian Boltanski, Billboards, veduta / view, Bologna, 2017 ( © Matteo Monti. Courtesy Istituzione Bologna Musei)
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