Dal 4 marzo al 16 luglio 2017, la Belle Epoque e il fascino femminile dei dipinti di Giovanni Boldini saranno l’oggetto di una grande mostra ospitata al Complesso del Vittoriano-Ala Brasini di Roma. L’esposizione è organizzata dal Gruppo Arthemisia, in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, ed è curata da Tiziano Panconi  e Sergio Gaddi.

Le quasi 160 opere esposte, provenienti da collezioni private internazionali e da più di trenta musei, narrano il percorso artistico di un viaggiatore, amante della bella vita e dell’ondata di modernità portata dal Novecento.
Ferrarese di nascita, Boldini si forma a Firenze negli anni ’60 dell’’800, dove frequenta gli artisti più innovativo del momento: i macchiaioli. Influenzato da questi nello studio dal vivo della natura, nella forte contrapposizione fra luci e ombre, nel cogliere l’essenza del colore attraverso la macchia, Boldini influenza a sua volta il gruppo, portando innovazioni quali il ritratto su fondo uniforme, da cui si stacca una figura più netta. Si inserisce inoltre nella scuola di Piagentina e nelle amicizie di Diego Martelli, che lo ospita insieme agli altri macchiaioli nella sua casa a Castiglioncello, ma è Cristiano Banti il pittore a cui Boldini si lega maggiormente. Divenuto amico di famiglia, Boldini dipinge il ritratto della figlia di Cristiano, Alaide, divenuta nel frattempo sua promessa sposa. I legami con la famiglia Banti si spezzeranno quando Boldini abbandonerà Firenze e la sua promessa per trasferirsi definitivamente a Parigi nel 1871, unica vera patria del lusso, del piacere e di ciò che oggi possiamo chiamare Belle Epoque. Il ritratto di Alaide Banti è esposto nella prima sezione della mostra, dedicata al periodo fiorentino e intitolata non a caso La nuova luce della macchia.
Giovanni boldini 1--autoritratto-a-sessantanove-anni
La seconda sezione coincide invece col primo periodo parigino, che va dal 1871 al 1878, ed è dedicata al “periodo Goupil”, così soprannominato dal ricco mercante d’arte Adolphe Goupil, a cui si affiderà Boldini per emergere nel milieu parigino. La moda Goupil impone come tema principale quella dell’arredo francese stile Impero, che Boldini sa rielaborare a modo suo dando un senso di dinamismo che anima ogni oggetto, con pennellate veloci, sfumate, con effetti di luce che contribuiscono al movimento e alla mise en relief del soggetto principale. Nonostante la preferenza di Goupil, Boldini non rinuncia alla rappresentazione en plein air, cogliendo la moda parigina immersa in giardini dove gli abiti leggeri e le rose sembrano provenire dalla stessa natura. Accanto a questi, un altro Boldini più realista e indagatore della realtà dipinge, nello stesso periodo, scorci di piazze, di vita quotidiana, ritraendo con vivacità e cura minuziosa dei dettagli soggetti come Lo strillone, esposto in questa sezione.
Giovanni boldini 2--lamico-fedele
Liberatosi dalla collaborazione con Goupil nel 1878, Boldini può permettersi un più ampio respiro nei temi e nello stile, che vedono impregnarsi del tessuto urbano parigino e della società che ravviva i cafè, le strade e i salotti dell’alta borghesia, in cui l’artista s’inserisce grazie alla liaison amorosa con la contessa Gabrielle de Rasty. Inizia un periodo sperimentale volto a captare l’espressività dei volti e dei gesti, utilizzando il pastello, alternando volumi e prospettive diverse, cogliendo l’attimo con un tocco rapido ed essenziale. La frivolezza degli ambienti parigini, tanto quanto la sensualità delle donne ritratte nel suo atelier, spicca nelle pose, nelle luci, e nelle linee taglienti che si alternano a pennellate più morbide e curve. Scorrono così le opere della terza sezione dedicata alla ricerca dell’attimo fuggente: un momento di abbandono in un letto, l’orgoglio del musicista intento a suonare il piano, la concentrazione degli spettatori a teatro, il ballo appassionato di due innamorati.
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L’ultima parte della mostra, forse la più sensuale, immortala il Boldini ritrattista della nobildonna altolocata, che dal suo salotto borghese esce trasformata in femme fatale dalla mano dell’artista. Pose serpentine, in contrapposto, di profilo, intimidite o abbandonate al piacere di essere le modelle studiate da uno degli artisti più rinomati e richiesti del tempo. Potremmo chiederci come delle nobildonne potessero abbandonare così facilmente l’idea della ritrattistica ufficiale, nobilitante, per un modello che avrebbe rischiato di comprometterle, ma la fama e la moda del tempo non lasciavano più spazio alla tradizione e anzi, un ritratto boldiniano garantiva l’appartenenza al mondo della ricchezza e dello sfarzo. Ciò non toglie che per trasformare le giovani donne da madri e mogli a modelle passionali, Boldini usava una tecnica subdola, lodando dapprima i sani principi di queste e, una volta lusingate, convincendole a mostrargli il loro lato più lascivo e sensuale. Se questa tecnica non servì per ritrarre la marchesa Casati, vera femme fatale dell’epoca, ammirata da tutti per il suo carattere esuberante ed intraprendente, fu forse utile per strappare il ritratto a figura intera di Donna Franca Florio, pezzo di punta dell’esposizione. I Florio, all’inizio del novecento, erano una delle dinastie più ricche d’Italia, forse la più potente a Palermo, e Ignazio Florio, imprenditore, aristocratico e proprietario terriero, vantava una moglie dalla bellezza straordinaria, corteggiata perfino dal re Vittorio Emanuele e soprannominata nella sua città “la Regina di Palermo”. Nel 1901, Ignazio Florio, commissionò a Boldini il ritratto della bella moglie, desideroso di mostrare con questo lo status elitario e la raffinatezza della sua “regina”. Il risultato scatenò però l’ira del committente, cui venne consegnato un ritratto dalla sensualità spudorata, mostrante il decolleté e buona parte delle gambe. Dopo un tale affronto, il mecenate rispedì a Boldini l’opera, rifiutandosi di pagare e chiedendo che questa fosse modificata in modo da riscattare il pudore e le virtù dell’amata. Il ritratto che vediamo oggi, firmato e datato al 1924, è reduce delle modifiche apposte dall’artista nell’arco di una ventina d’anni. L’abito da sera nero, tenuto con grazia dalla baronessa, è stato allungato fino ai piedi; il seno è stato coperto, nonostante lo scollo lasci ancora scoperte le spalle; la lunga collana contribuisce al senso di movimento scatenato dalle linee sul fondo, dando un senso di leggera astrattezza interrotta solo dalle parti del corpo scoperte, morbide e luminose, concrete e provocanti.
Giovanni boldini 4 donna franca florio
La mostra romana potrebbe essere, oggi, una delle ultime opportunità per vedere questa straordinaria tela, al momento coinvolta in una procedura giudiziaria riguardante il Gruppo Acqua Marcia e messa all’asta con un prezzo di base di un milione di euro. Se l’opera fosse comprata da un privato e portata via da Palermo, la città perderebbe un pezzo importante della sua cultura, ma resta la speranza che il Comune di Palermo, designato Capitale della Cultura 2018, possa comprare il suddetto quadro, salvando così il valore di un’opera strettamente legata al suo territorio.

Dettagli

Giovanni Boldini, Il vestito da ballo (signora che cuce; interno con giovane intenta a cucire) 1904 ca. Olio su tavola, 27x35 cm Collezioni d'Arte Fondazione Cariparma, donazione Renato Bruson (particolare) Giovanni Boldini, Autoritratto a sessantanove anni 1911 Olio su tela, 105x97 cm Ferrara, Museo Giovanni Boldini © Ferrara, Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea Giovanni Boldini, L’amico fedele 1872 ca. Olio su tavola, 26x14 cm Collezione privata Giovanni Boldini, Il cappellino azzurro 1912 ca. Olio su tela, 55x46 cm Museo MAGI '900 - Pieve di Cento, Bologna Giovanni Boldini, Ritratto di Donna Franca Florio 1901-1924 Olio su tela, 221x119 cm AMT Real Estate SPA in c.p.o.

Dove e quando

Evento: Giovanni Boldini

Indirizzo:
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Fino al: 20170716