Gustav Klimt (Baumgarten, Austria, 1862 – Vienna, 1918)  Giuditta II (Salomé), 1909  Olio su tela  Ca' Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Fondazione Musei Civici di VeneziaLa settimana scorsa ha avuto inizio, al Centro Culturale Candiani di Mestre, il primo di una serie di appuntamenti dedicati all’arte moderna e contemporanea che, con il titolo di ‘Cortocircuito. Dialogo tra i secoli’, presenteranno di volta in volta esposizioni che andranno ad attingere dal ricco patrimonio della Città di Venezia appartenente a tutto il territorio, Laguna e Terraferma. Il ciclo di mostre, concepito appositamente per il Centro Culturale Candiani da Gabriella Belli, Direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, propone fino al prossimo 5 marzo ‘Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione’ il cui progetto di allestimento è stato affidato a Pierluigi Pizzi.
La mostra, incentrata attorno a uno dei miti più affascinanti della tradizione biblica, quello di ‘Giuditta’, presenta oltre ottanta opere fra cui prestiti da alcuni musei e da varie collezioni private nazionali e internazionali.
Il fulcro è il capolavoro di Gustav Klimt Giuditta II (Salomè), potente icona del Ventesimo secolo realizzata dal pittore viennese nel 1909, presentata alla Biennale Internazionale d’Arte del 1910 e acquisita proprio in quell’anno dal Municipio di Venezia per il museo di Ca’ Pesaro. Il direttore Nino Barbantini seppe cogliere l’assoluta modernità e il futuro incanto dell’opera scrivendo sempre nel 1910: “È meglio dichiarare subito che l’arte di Klimt è antipatica al nostro tempo perché l’oltrepassa e prepara il tempo di domani” essendo tuttora un’opera capace di ammaliare per la sua carica sensuale e per le sue evocative reminiscenze bizantine.
Una serie di suggestioni tra antico e contemporaneo che, dalla figura biblica di Giuditta e dalla sua fortuna artistica tra Cinque e Seicento, arriveranno al Simbolismo ottocentesco e al clima della Secessione Viennese, fino all’interpretazione del mito che il padre della psicanalisi, Sigmund Freud, diede nel 1917 con Il tabù della verginità.
Gabriella Belli, in catalogo, spiega: “Sola a combattere il terribile condottiero assiro Oloferne, sola nell’accampamento nemico per salvare la città di Betulia, sola, ma con Dio nel cuore, Giuditta conosce la potenza dell’unica arma su cui potrà fare affidamento, la sua bellezza. E la sua bellezza sarà come un veleno mortale sciolto in quell’ultimo bicchiere di vino che Oloferne, già ebbro, beve ignaro della fine ormai prossima. Imprudente Oloferne, avveduta Giuditta che ben conosce il potere di Eros! Nasce così, dall’opposizione di Eros e Thanatos, Amore e Morte, quella che oggi si può considerare una delle più antiche incarnazioni dell’eroismo femminile, Giuditta, giovane vedova ebrea, le cui gesta vennero narrate nel Vecchio Testamento, una figura di cui si appropria la storia dell’arte fin dall’epoca medioevale come simbolo della Virtù che trionfa sul Male.”
Hartmann Schedel (Norimberga, 1440 - 1514)  Liber Chronicarum,  Norimberga, Anton Koberger, 1493  Biblioteca del Museo Correr, Fondazione Musei Civici di Venezia
Il realismo della composizione di Caravaggio evolve in direzione più laica del mito di Giuditta e infatti, il capolavoro del 1598-99, è sovrastato da una luce cruda, che illumina la scena – realistica e macabra – di fiera crudeltà. Molti pittori della cerchia del Merisi riprenderanno questo soggetto e sarà proprio Artemisia Gentileschi, a evidenziare nuove crepe nel mito valoriale positivo di Giuditta che, spinta dal desiderio di uccidere, diviene una donna uscita ormai dallo stesso mito e che fa i conti con la storia.
Jacopo Amigoni  (Venezia, 1682 - Madrid, 1752)  Giuditta con la testa di Oloferne, 1739-1752  Olio su tela  Fondazione Musei Civici di Venezia, Ca' Rezzonico - Museo del Settecento Veneziano
Giuditta – scrive ancora Gabriella Belli – risalirà i secoli fino all’età di Klimt, via via spogliandosi nella letteratura, nella poesia e nell’arte della sua castità, della sua virtù e di quella fortitudine che l’aveva sorretta nella prova del suo estremo gesto di eroismo, in un’inversione negativa del mito che sarà appunto cantato da Klimt nel magnifico dipinto del 1909. Quella che il maestro viennese ci mostra non è più un’eroina della storia, non è una salvatrice, non è casta, piuttosto è una donna che ha scoperto la propria sessualità, che rifiuta la propria marginalità sociale, che ha disceso il buio dell’inconscio scoprendo le proprie più intime pulsioni, anche quelle legate al desiderio di dare morte.”
Anton Maria Zanetti (Venezia, 1706 – 1778)  La Giustizia o Giuditta (da Tiziano Vecellio), 1760  Acquaforte e bulino  Museo Correr, Gabinetto dei disegni e delle stampe – Fondazione Musei Civici di Venezia
Un dipinto dirompente e spiazzante per il pubblico e per la critica del tempo perché Klimt usava il mito in chiave contemporanea, mescolando elementi della più antica tradizione figurativa con una nuova drammaturgia, destinata a rappresentare tutto ciò che tra Otto e Novecento la società maschile temeva di più.
Edvard Munch (Løten, Norvegia, 1863 – Ekely, Norvegia, 1944)  La vanità, 1899  Litografia  Ca' Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Fondazione Musei Civici di Venezia
Indagando dunque il mito archetipale di Giuditta e Oloferne e le sue suggestioni attraverso i secoli – nel percorso preziose bibbie e placchette bronzee cinquecentesche; raffinati oggetti d’arte di manifattura francese e veneziana con la raffigurazione dell’eroina giudea; incisioni e acqueforti del Sei e Settecento olandesi e italiane; dipinti di varie epoche tra cui due bellissimi Amigoni e un intenso Felice Carena, fino alla ricercata teatralità o all’ironia contemporanea con i lavori di Rocco Normanno, Giuseppe Zanoni e Sarah Lucas – la mostra affronta temi come il rapporto tra uomo e donna e tra Eros e Thanatos, ma anche gli stereotipi femminili e il difficile cammino verso l’emancipazione, prendendo spunto anche da altre figure mitologiche e icone femminili: Leda e il Cigno, Vanitas, Salomè, Danae, le Sfingi.
Luigi Bonazza  (Arco, Trento, 1877 - Trento, 1965)  Le Sirene, 1932  Tempera su carta  Collezione privata
Felicien Rops, Edvard Munch, Félix Édouard Valotton, Jules Van Biesbroeck, Gaetano Previati, Mariano Fortuny, Egon Schiele, Vittorio Zecchin, Luigi Bonazza accompagnano il visitatore in un universo di bellezza e sogno, di passione e mistero, di oltraggi e vendette, di coraggio e seduzione.
Giuseppe Zanoni (Porto Ercole, Grosseto, 1970)  Giuditta e Oloferne, 2010  Diapositiva 4x5
Infine il passaggio da femme fatale a demone del Novecento è evidente anche nel linguaggio cinematografico come nel video Giuditta: metamorfosi sullo schermo, realizzato da alcuni ricercatori dell’Università degli Studi di Padova, coordinati dal prof. Gian Piero Brunetta, dove sono montati brani delle più celebri ‘Dive’ passate sul grande schermo nei primi vent’anni del secolo scorso.

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Gustav Klimt (Baumgarten, Austria, 1862 – Vienna, 1918) Giuditta II (Salomé), 1909 Olio su tela Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Fondazione Musei Civici di Venezia Gustav Klimt (Baumgarten, Austria, 1862 – Vienna, 1918) Giuditta II (Salomé), 1909 Olio su tela Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Fondazione Musei Civici di Venezia Hartmann Schedel (Norimberga, 1440 – 1514) Liber Chronicarum, Norimberga, Anton Koberger, 1493 Biblioteca del Museo Correr, Fondazione Musei Civici di Venezia Jacopo Amigoni (Venezia, 1682 – Madrid, 1752) Giuditta con la testa di Oloferne, 1739-1752 Olio su tela Fondazione Musei Civici di Venezia, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano Anton Maria Zanetti (Venezia, 1706 – 1778) La Giustizia o Giuditta (da Tiziano Vecellio), 1760 Acquaforte e bulino Museo Correr, Gabinetto dei disegni e delle stampe – Fondazione Musei Civici di Venezia Edvard Munch (Løten, Norvegia, 1863 – Ekely, Norvegia, 1944) La vanità, 1899 Litografia Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Fondazione Musei Civici di Venezia Luigi Bonazza (Arco, Trento, 1877 – Trento, 1965) Le Sirene, 1932 Tempera su carta Collezione privata Giuseppe Zanoni (Porto Ercole, Grosseto, 1970) Giuditta e Oloferne, 2010 Diapositiva 4×5

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Fino al: 05 Marzo, 2017