Inaugurato il 30 luglio, alle Scuderie del Quirinale, il progetto espositivo nato dalla collaborazione tra i Ministeri della Cultura italiano e del Messico è curato da Frida Montes de Oca Fiol. Concepito da un comitato scientifico multidisciplinare composto da musicologi, conservatori, archeologi, antropologi, etnologi e biologi promosso dall’ INAH, l’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico, propone – nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dei rapporti diplomatici tra i due Stati il risultato di due anni di lavoro, condotto da un gruppo di professionisti che ha operato alla ricerca di un unico elemento: il suono.

Infatti la mostra offre anche la possibilità di ascoltare, grazie agli studi di archeo-musicologia, i suoni di antichi strumenti, consentendo così al pubblico più vasto di entrare in contatto con un patrimonio culturale, che dalla specificità del suono si espande sino a rendersi interprete di più generali temi delle civiltà del Messico preispanico.

Pertanto, il percorso è arricchito di apparati audio che, grazie alle registrazioni di alcuni brani interpretati per l’occasione, offrono al visitatore un’esperienza immersiva fra i suoni emessi da oggetti e strumenti musicali per un coinvolgimento sensoriale totalizzante, attraverso una panoramica di immagini, documenti, reperti e riproduzioni sonore in grado di trasportare il visitatore in un mondo antico.


Dagli scavi archeologici e dagli studi conseguenti sono emersi documenti e reperti associati al suono nelle civiltà dell’America latina preispanica, frutto di minuziosa analisi dei fondi patrimoniali, arrivando all’identificazione – come oggetti sonori – di reperti fino a ora registrati solo in termini descrittivi: fischietti, ocarine, aerofoni, raschiatori, strumenti misti.


L’utilizzo delle tecniche radiografiche ha consentito di osservare la loro struttura interna, scoprire indizi per comprenderne il funzionamento e, in alcuni casi, reimpostarne il restauro mirato al recupero, per quanto possibile, dei suoni originari.


Attraverso la selezione di centosessantatre manufatti, provenienti delle collezioni di venti musei del Messico, la mostra Tlapitzalli, si è posta come obiettivo proprio la diffusione di importanza e peculiarità delle espressioni musicali preispaniche. Un elemento, quello musicale, presente nelle civiltà precolombiane in diversi ambiti quotidiani come la religione, la guerra, la caccia, la salute e le attività domestiche. Uno strumento indispensabile, il cui scopo era anticamente quello di stabilire la comunicazione con le divinità.


L’origine del suono, in Mesoamerica, come delle nuvole e della pioggia, parte da una forza invisibile della natura: il vento. Secondo la mitologia gli dei, infatti, regalarono l’arte della musica all’umanità e, per quei popoli, il concetto di “musica” includeva inoltre l’arte di cantare e danzare e, il titolo della mostra prende così il suo nome dal flauto di Tezcatlipoca divinità precolombiana celebrata nel mese di maggio al termine della stagione secca.
Tutt’oggi, grazie agli studi archeo-musicologici, conosciamo alcuni elementi dell’estetica della musica preispanica. Come una melodia eseguita contemporaneamente con versioni diverse (eterofonia); o l’interferenza tra frequenze diverse (battimenti); oppure suoni diversi che formano un’armonia (polifonia); due o più ritmi simultanei (poliritmia); così come il rumore integrato al linguaggio musicale.