– di Fabio Giuliani –

E allora è venuta la voglia di rompere tutto, / le nostre famiglie gli armadi le chiese i notai, /
i banchi di scuola, i parenti, le centoventotto, / trasformare in coraggio la rabbia / che è dentro di noi. /
E tutto che saltava in aria / e c’era un senso di vittoria / come se tenesse conto del coraggio la storia.” (…)
(da “I reduci”, Giorgio Gaber)

Il ‘Sessantotto’ è stato fatto da tre intelligenti e novantasette imbecilli” (Oreste Marini)

Con queste parole si espresse un critico ed intellettuale italiano negli anni Settanta ed Ottanta quando con famigliari, amici ed altri omologhi periodicamente ricordava i fatti di un anno molto particolare che vide coinvolti, in modi ed espressioni differenti, diversi contesti sociali un po’ in tutto il mondo. Contestazioni di massa, in particolare dal mondo della Scuola, le Assemblee autogestite, spesso eccessi ed estremismi, scontri con le autorità, lanci di molotov… sono convinto che con l’epiteto “imbecilli” si voleva indicare proprio quest’ultima categoria di contestatori violenti che volevano “buttare via e spaccare tutto…”, mentre gli “intelligenti”, a mio parere, il critico sopra citato poteva riferirsi a scrittori, poeti, musicisti, artisti in genere. Quanto a quest’ultima categoria, i “creativi” nostri si rifacevano agli ideali della cosiddetta “Controcultura”, espressione molto in voga in quegli anni (ma anche oggi), nella società americana, in particolare a New York, gravitante attorno a figure quali Andy Warhol e, a seguire, Keith Haring, Basquiat, ma in modalità differenti, con proprie personali interpretazioni nell’ottica di una ideologia ben radicata, e spesso, radicale.

A quasi cinquant’anni dalla data-simbolo del “Sessantotto”, una grande mostra si propone di indagare tutte quelle espressioni artistiche che in Italia si sono chiaramente ispirate alla protesta politica, alla speranza rivoluzionaria, alle spinte libertarie, e che si sono sviluppate a partire dal 1965, con le prime proteste per la guerra del Vietnam, per proseguire poi almeno sino alla metà degli anni Settanta. Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, Direttori artistici delle Gallerie del Credito Valtellinese, hanno accolto il progetto ideato da Marco Meneguzzo che, dietro al titolo emblematico “Arte Ribelle” ha inteso analizzare il tentativo di costruire un linguaggio artistico “politico” e “popolare” insieme; è stato selezionato un gruppo abbastanza ristretto di artisti, essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come “Re Nudo” e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse , dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva “propaganda”, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

Se la Francia – affermano i due direttori – ha celebrato la sua “Figuration Narrative” con una mostra al Centre Pompidou (maggio 2008), ci pare opportuno che Milano – cuore della protesta studentesca e operaia italiana – faccia altrettanto con gli artisti e anche coi semplici illustratori, che furono testimoni attivi di quella stagione, e che costituirono un esempio importante, duraturo e linguisticamente non secondo a nessuno nell’Europa di quell’epoca”.

(…) “E allora è venuto il momento di organizzarsi, / di avere una linea e di unirsi intorno a un’idea, / dalle scuole ai quartieri alle fabbriche per confrontarsi, / decidere insieme la lotta in assemblea. / E tutto che sembrava pronto / per fare la rivoluzione, / ma era una tua immagine o soltanto una bella intenzione.
(da “I reduci”, Giorgio Gaber)

Tra i protagonisti della mostra troviamo Vincenzo Agnetti, Franco Angeli, Fernando De Filippi, Nanni Balestrini, Age, Paolo Baratella, Gianfranco Baruchello, Fabio Mauri, Mario Ceroli, Emilio Isgrò, Pablo Echaurren, Mario Schifano, Ugo La Pietra, Umberto Mariani, Franco Vaccari, Gianni Pettena, Gianni Emilio Simonetti, Giangiacomo Spadari, Franco Mazzucchelli. A questi artisti si affiancano coloro – Matteo Guarnaccia tra i molti – che in quel periodo, magari anonimamente, hanno operato nel campo dell’illustrazione, del muralismo e nelle diverse altre forme di comunicazione visiva, a comporre un affresco ragionato di uno dei momenti più magmaticamente creativi della cultura italiana del Novecento.

Il catalogo che accompagna l’esposizione si pone come strumento fondamentale per la comprensione dell’arte e dell’immaginario figurativo del periodo: un approfondito saggio del curatore, una serie di interviste inedite ai protagonisti, saggi dedicati a singoli aspetti del periodo stilati da Alberto Saibene, Enrico Morteo, Francesca Caputo, Matteo Guarnaccia, un forte apparato iconografico fa di questo volume un punto di vista aggiornato sull’argomento. L’iniziativa milanese avrà una corrispondenza a Fano fino al 25 febbraio 2018 presso la Galleria Carifano in Palazzo Corbelli. Ad essere proposta in quella sede sarà una originale indagine su Cesare Marraccini, “il profeta sorridente”, protagonista, nella sua veste di collezionista ed amico di molti artisti, di quell’Italia dell’arte tra gli anni Sessanta e Ottanta che è oggetto della grande esposizione milanese. Per la prima volta il meglio della sua fondamentale collezione, sarà presentato al grande pubblico: un totale di 50 opere, artisti come Paolo Baratella, Giuseppe Guerreschi, Sergio Sarri, Ercole Pignatelli, Luca Alinari, Titina Maselli, James McGarrell, Gerard Tisserand, Rod Dudley, Carlos Mensa, Sergio Fergola, Augusto Perez, Renzo Vespignani, Valeriano Trubbiani, Antonio Recalcati, Giacomo Spadari, Umberto Mariani, Guido Biasi, Sergio Vacchi. A dimostrare come ”Arte Ribelle” non sia stato un movimento circoscritto alle grandi città ma abbia affascinato anche la provincia, naturalmente la più vivace e curiosa.

Nel catalogo dell’attuale rassegna viene inserita una selezione di 27 opere, fra le molte che andranno in esposizione a Fano, accompagnata da testi ed interviste al collezionista.

(…) “E allora ci siamo sentiti insicuri e stravolti / come reduci laceri e stanchi come inutili eroi. / Con le bende perdute per strada e le fasce sui volti / già a vent’anni siam qui a raccontare ai nipoti che noi,noi buttavamo tutto in aria / e c’era un senso di vittoria, / come se tenesse conto del coraggio la storia.
(da “I reduci”, Giorgio Gaber)

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Ercole Pignatelli: “Doppioni”, 1966, olio su tela, 80 x90.
    foto © Fabrizio Stipari
  2. Giacomo Spadari: “Vietkong”, 1970, acrilico su tela, 120 x 120.
    foto © Fabrizio Stipari
  3. Paolo Baratella: “Vieni signora Felicità”, 1970, acrilico su tela, 100 x 100.
    foto © Fabrizio Stipari
  4. Sergio Fergola: “Storia di Pigmalione, l'anima si appaga”, 1975, olio su tela, 130 x 160.
    foto © Fabrizio Stipari
  5. Carlos Mensa: “Tre donne”, 1969, olio su tela, 130 x 160.
    foto © Fabrizio Stipari

IN COPERTINA
Luca Alinari: Elicoide e paesaggio, olio su tela, 90 x 100.
foto © Fabrizio Stipari

Dove e quando

Evento: Arte Ribelle

Indirizzo:
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 20180225