La chiarezza dell’ingegno, la dolcezza de’ modi, le virtù famigliari e cittadine,
l’arte squisita, tutto insomma che più fa illustre su questa terra, tutto perdemmo
in lui; e di lui non ci resta che questo cadavere e la gloria del nome.
La natura aveva versato in lui tutti quei doni de’ quali era stata già prodiga
tanto verso Raffaello. Ella aveva voluto che Appiani ne fosse l’emulo; e Appiani obbedì.
L’alacrità con cui egli si diede agli studi più profondi dell’arte, l’amore infinito,
ardentissimo del bello a cui educò la propria anima, il sentimento della delicatezza
ch’egli si procacciò col culto delle maniere più gentili, svilupparono ed accrebbero
i doni della natura. I tempi favorivano l’ingegno. Ed Appiani può dirsi per eccellenza
il pittore del secolo.

(Giovanni Berchet, Allocuzione nei funerali del pittore Andrea Appiani
celebrati nella Chiesa della Passione il giorno 10 di novembre 1817)

Milano ha reso finalmente omaggio a uno dei suoi figli, figura centrale del Neoclassicismo italiano e protagonista assoluto della pittura nel passaggio tra Illuminismo e Impero, l’erede della tradizione lombarda della grazia e della realtà, l’artista più innovativo nel contesto italiano dell’epoca, per l’originalità dei risultati raggiunti nella pittura storica e nel ritratto. Un progetto epositivo che segna il grande ritorno di un artista celebrato dai contemporanei, ma oggi da riscoprire. Ci riferiamo a Giovanni Andrea Melchiorre Appiani (Milano, 31 maggio 1754 – Milano, 8 novembre 1817) con la mostra in corso a Palazzo Reale e visitabile nelle sale dell’Appartamento dei Principi e nella Sala delle Cariatidi, fino a domenica 11 gennaio 2026. Curata da Francesco Leone, Fernando Mazzocca e Domenico Piraina, ne ricostruisce il percorso artistico (attraverso oltre cento opere provenienti da collezioni italiane e internazionali) volto anche a restituire l’immagine della vitalità culturale della Milano neoclassica.

Uno sguardo completo e profondo sulla produzione e sull’identità intellettuale del ‘primo pittore’ del Regno d’Italia napoleonico, insignito di medaglie onorifiche come la Légion d’honneur, definito il “pittore delle Grazie”. La sua raffinata, armoniosa arte fu al centro di commissioni religiose, politiche e aristocratiche per quella produzione che spazia dagli affreschi monumentali, ai ritratti, alle medaglie, con uno stile unico, riconosciuto per equilibrio, grazia e rigore formale. A causa di un colpo apoplettico, nel 1813 Appiani dovette abbandonare ogni attività tra cui la realizzazione di un grande affresco ellittico da eseguirsi sul soffitto della Sala delle Cariatidi con oggetto “Apoteosi di Napoleone raffigurato in Giove trionfatore dopo la sconfitta dei Giganti”, un uomo che aveva vissuto due mondi, quello asburgico dell’Ancien Régime e quello napoleonico, in un periodo segnato profondamente da cambiamenti e trasformazioni.

Nell’introduzione in catalogo (edito da Electa), i Curatori, scrivono: «Sotto le volte di Palazzo Reale, dove ha conseguito i suoi traguardi più significativi nei cicli di affreschi realizzati come Premier peintre di Napoleone, è possibile ora ripercorrere interamente, con opere di straordinaria importanza e con molte novità che ne arricchiscono il catalogo, la vicenda di questo protagonista che, cresciuto nelle aule di Brera al fianco di Parini, e quindi artista già maturo e affermato negli anni della prima dominazione asburgica e dell’affermazione dell’Illuminismo lombardo,come la mostra chiarisce nelle prime sezioni del suo percorso, seppe farsi interprete della svolta politica, civile e culturale seguita alla conquista napoleonica. Con i bombardamenti alleati che hanno devastato il centro di Milano nel 1943 è andata distrutta la maggior parte degli affreschi da lui realizzati nelle residenze milanesi, soprattutto quelli compiuti a partire dal 1808 a Palazzo Reale per celebrare Napoleone sotto i travestimenti allegorici del mito. La sopravvivenza di questi affreschi, da tutti ammirati per uno sperimentalismo senza precedenti di colori e forme, sapientemente giocati tra ideale classico e naturalismo lombardo, ci avrebbe meglio restituito tutta la grandezza di questo artista, ritenuto allora il maggiore “frescante” d’Europa, secondo la testimonianza nel 1809 del grande storico dell’arte Leopoldo Cicognara e come Napoleone stesso fu costretto a riconoscere in un famoso colloquio avuto a Parigi con Antonio Canova nel 1810.

Appiani – dichiarò con orgoglio Canova – “ha dipinto certe volte a fresco a Milano che credo non vi sia chi possa fare altrettanto”. Napoleone fu costretto a dargli ragione, anche se riteneva, e non a torto, che Jacques-Louis David fosse il più grande pittore a olio della sua epoca. Il coro di lodi, come documentano le fonti del periodo, fu unanime; significativo l’apprezzamento di pittori come Thomas Lawrence, che dichiarò addirittura che gli affreschi della Sala del Trono “gli avevano fatto maggiore effetto di que’ del Vaticano”, riferendosi a Raffaello; o di Pelagio Palagi, convinto “che da Raffello in poi non comparve frescante da paragonare all’Appiani”. A Palazzo Reale, insieme a quegli affreschi che celebravano in un’accezione cesarea la figura dell’imperatore nella dimensione universale del mito, andò perduto, sempre in quell’occasione, anche il ciclo dei Fasti di Napoleone che, con uno straordinario estro sperimentale e un’incredibile foga esecutiva,

Appiani l’aveva realizzato tra il 1800 e il 1807 per il ballatoio della Sala delle Cariatidi. Oggi, grazie alle moderne tecnologie, partendo da una campagna fotografica che fu realizzata prima della Seconda guerra mondiale, è stato possibile riprodurre nelle dimensioni reali le trentacinque grandi tele dipinte a tempera en grisaille bianca e grigia che componevano questo ciclo simile a un fregio scultoreo, che si sviluppava in un perimetro di cento metri. L’allestimento nella loro collocazione originale ci permette finalmente di considerare in tutto il suo valore questa impresa che si pone ai vertici dell’arte neoclassica europea».

L’esposizione si sviluppa in dieci sezioni che spaziano dall’immagine dell’artista, con alcuni ritratti provenienti dal Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco e dalla GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano, all’età dei Lumi, con i ritratti di Parini e dei protagonisti dell’Illuminismo milanese. Ci si immerge poi nelle storie della mitologia classica, con le tele dedicate a Venere e gli affreschi dedicati ad Apollo, provenienti dalla Pinacoteca di Brera e da collezioni private, che hanno valso ad Appiani l’appellativo di “pittore delle Grazie”, erede di Raffaello e Correggio, per la sua capacità di esprimere la bellezza ideale e armoniosa.
Si prosegue nella sezione dedicata alla pittura religiosa, con i disegni per la produzione destinata alla Chiesa di San Celso.

A concludere il percorso sono le monumentali opere celebrative della stagione napoleonica: giunge dal Louvre il cartone degli affreschi dell’Apoteosi di Napoleone che decorano la Sala del Trono; firmato da Appiani, il grande disegno è esposto nella Sala del Lucernario e fa da preambolo ai Fasti di Napoleone, installati nella Sala delle Cariatidi: un imponente apparato decorativo formato da trentacinque dipinti raccolti in venti nuclei tematici, perduto e qui ricomposto insieme al ballatoio su cui poggiava e correva per tutto il perimetro. Il capolavoro è ricostruito temporaneamente grazie a un allestimento di immagini su tela, realizzato sulla base delle preziose lastre fotografiche conservate nel Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco e grazie alle incisioni di Giuseppe Longhi (1766 –1831), volute dello stesso Bonaparte.

Una parte delle opere esposte rimarrà nell’allestimento permanente del Palazzo a rafforzare l’identità di luogo di rappresentanza e raffinato scrigno d’arte. In particolare le Lunette di Appiani, originarie della Sala del Trono e oggi alla Villa Carlotta di Como, saranno parte integrante della futura ricostruzione della stessa sala, in un progetto che verrà realizzato nei prossimi anni. Altre opere andranno ad arricchire le sale storiche del Palazzo, come i due importanti vasi neoclassici provenienti dalla Villa Reale di Milano, copie del Vaso Medici e del Vaso Borghese, i cui originali di epoca romana sono conservati al Louvre e agli Uffizi. E ancora è stato ricomposto nella sala d’origine – Sala della Lanterna – il Trittico di Apollo e Diana: un orologio e due candelabri, provenienti dai depositi della Soprintendenza di Milano, sempre parte del prezioso arredo napoleonico realizzato dai fratelli Manfredini (esemplari gemelli dei candelabri sono oggi esposti al Victoria & Albert di Londra).

Dettagli

La mostra è promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale, Civita Mostre e Musei, Electa e MondoMostre, realizzata in partnership con lo Châteaux de Malmaison et de Bois-Préau, il Grand Palais di Parigi e il Louvre in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano, la Pinacoteca di Brera e Villa Carlotta.

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio stampa Electa)

  1. Andrea Appiani, Il generale Bonaparte della Vittoria che incide le sue imprese alla battaglia del ponte di Lodi, 1796
    olio su tela, 96 x 76 cm, Edimburgo, Dalmeny House, The Earl of Rosebery
  2. Andrea Appiani, Ritratto della cantante Giuseppina Grassini, 1800 circa
    olio su tela, 73 x 48 cm, Collezione privata
  3. Andrea Appiani, Ritratto del generale Desaix, 1800-1801
    olio su tela, 99,2 x 74,7 cm, Versailles, Musée national des châteaux de Versailles et de Trianon
    © RMN-GP (Château de Versailles) © Franck Raux
  4. Andrea Appiani, Napoleone presidente della Repubblica Italiana, 1803
    olio su tela, 100 x 70 cm, Collezione privata
  5. Andrea Appiani, Ritratto di Francesca Lechi, 1803
    olio su tela 98,5 x 74,5 cm, Milano, Fondazione Trivulzio
  6. Andrea Appiani, Ritratto del marchese Alessandro Trivulzio ministro della Guerra della Repubblica Italiana, 1803-1804,
    olio su tela, 98 x 73 cm, Milano, Fondazione Trivulzio
  7. Andrea Appiani, Apoteosi di Napoleone (cartone per l’affresco della Sala del Trono di Palazzo Reale), 1806-1808 circa,
    mina di piombo, lumeggiature bianche su carta, 2740 x 4750 mm, Parigi, Musée du Louvre, Département des Arts graphiques
  8. Andrea Appiani, Giunone assistita dalle Grazie (Toeletta di Giunone), 1810-1812 circa
    olio su tela, 100 x 142 cm, Brescia , Pinacoteca Tosio Martinengo, courtesy Fondazione Brescia Musei © Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia-Fotostudio Rapuzzi

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazo Reale - Piaza del Duomo, 12 - Milano
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Fino al: 11 Gennaio, 2026