A Gorizia, nelle sale di Palazzo Attems Petzenstein, prosegue fino a domenica 29 novembre un viaggio ravvicinato nella memoria visiva del nostro Paese con Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design curata da Raffaella Sgubin, Carla Cerutti, Lorenzo Michelli, Enrico Minio Capucci e promossa dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli-Venezia Giulia – ERPAC FVG; rappresenta il nuovo tassello di un articolato percorso che, dopo il successo dei precedenti appuntamenti dedicati agli anni Cinquanta e Sessanta, continua a documentare le profonde trasformazioni della società italiana del secondo dopoguerra. Fulcro dell’indagine resta l’affascinante e fitto dialogo tra i diversi linguaggi creativi – Arte, Moda e Design – mettendone in luce le affinità e le reciproche influenze sullo sfondo di un’epoca segnata da radicali mutamenti economici, politici e culturali. In questa nuova tappa, le arti visive affiancano gli altri ambiti assumendo valenza critica rispetto alle urgenze del periodo, in quanto, gli anni Settanta, si distinguono per la straordinaria pluralità dei linguaggi artistici e per il venir meno di una direzione unitaria della ricerca.

Accanto alle esperienze concettuali, che privilegiano il progetto e l’idea, si sviluppano pratiche che analizzano criticamente i fondamenti della pittura, mentre altre invadono lo spazio attraverso installazioni e interventi ambientali. Tra memoria e sperimentazione, citazione e innovazione, il decennio ridefinisce profondamente i modelli del fare artistico. La selezione espositiva di arti visive – strutturata a partire dalle ambientazioni di moda e design – mette in relazione esperienze eterogenee: dagli echi della stagione Pop e delle ricerche, fino a pratiche che anticipano le sensibilità degli anni Ottanta, evidenziando continuità e trasformazioni all’interno di un quadro non lineare. Accanto a figure di riferimento come Alberto Burri e Afro, la sezione presenta protagonisti della ricerca pittorica e concettuale quali Gino De Dominicis, Giorgio Griffa, Rodolfo Aricò, Marco Gastini, Getulio Alviani, Carlo Ciussi e Lucio Saffaro. Nel corpo della mostra non poteva mancare Ugo Nespolo, con la sua linea dinamico/futurista e per questo citazionista, insieme a un’installazione di Michelangelo Pistoletto, che apre alla dimensione ambientale e relazionale dell’opera. Questa sezione evidenzia chiaramente il rapporto tra le arti visive e le altre discipline: mentre design e moda si concentrano sulla dimensione della quotidianità e della funzione, l’arte sviluppa percorsi orientati alla sperimentazione di nuovi linguaggi e alla definizione di modelli espressivi in costante mutamento.

Il mondo della moda vive nel medesimo decennio una rivoluzione epocale legata alla definitiva industrializzazione del settore. L’alto artigianato cede il passo al prêt-à-porter e la figura del sarto d’atelier viene sostituita da quella dello “stilista” termine coniato a definire Walter Albini.
Milano si consacra come nuova capitale della moda e i grandi interpreti del Made in Italy dimostrano la capacità di elevare la produzione di tipo industriale a livelli qualitativi eccelsi.
La metamorfosi del costume si riflette in creazioni sospese tra moda e arte concettuale: ne è un esempio il cappotto-scultura Cretto di Roberto Capucci, che recepisce gli stimoli materici delle arti visive applicando elementi naturali insoliti sul tessuto come sassi, corda e bambù. Accanto alle geometrie e ai celebri accostamenti cromatici dei capi in maglieria firmati da Missoni, il guardaroba quotidiano si ridefinisce attraverso i generi e le forme, trovando nella giacca destrutturata di Giorgio Armani il simbolo intramontabile di una nuova eleganza urbana e fluida. Questa spinta al rinnovamento intercetta anche le istanze dei più giovani e della cultura underground grazie allo stile pop e dirompente di Elio Fiorucci, capace di trasformare i jeans e l’abbigliamento unisex in un fenomeno di costume globale.

Il design, dal canto suo, attraversa una stagione di eccezionale vitalità formale. Sulla scia delle grandi riflessioni sul nuovo panorama domestico, la produzione industriale sperimenta con audacia le materie plastiche, lasciando spazio a ironiche intuizioni visive. Emblematica di questa libertà espressiva è la monumentale poltrona Joe del trio De Pas-D’Urbino-Lomazzi, una seduta scultorea a forma di guantone da baseball che contesta apertamente il rigore del mobile tradizionale. Questa spinta iconoclasta convive con il design industriale più puro e rigoroso, attento alla tecnologia e alla funzionalità dell’ufficio e della casa, magistralmente interpretato dalla calcolatrice portatile Divisumma 18 disegnata da Mario Bellini per Olivetti, avvolta nella sua caratteristica e morbida membrana di gomma flessibile. Se la lampada Valigia di Ettore Sottsass jr esprime con la sua estetica geometrica l’idea di un design ironico e “nomade”, pronto a seguire le evoluzioni degli spazi abitativi, la produzione industriale milanese si conferma il cuore pulsante del settore grazie a protagonisti del calibro di Joe Colombo, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Richard Sapper e Gae Aulenti. In contrapposizione a questa dimensione industriale, si palesa il desiderio di un ritorno alla natura, all’autoproduzione e all’uso di materiali poveri, come testimoniano i progetti di Enzo Mari e i mobili scultorei di Mario Ceroli. Un caso a parte è costituito dall’attività di Gabriella Crespi, creatrice di arredi sofisticati d’alto artigianato apprezzati da una ristretta clientela internazionale e oggi oggetto di grande riscoperta da parte dei collezionisti. La fine del decennio segna infine la transizione verso le provocazioni postmoderne: una stagione dominata dalla figura di Alessandro Mendini e dallo Studio Alchimia (fondato a Milano nel 1976 da Alessandro e Adriana Guerriero), che aprirà la strada alla straordinaria avventura del gruppo Memphis, creato da Ettore Sottsass nel 1981.

Con questo ricco intreccio di storie, visioni e oggetti indimenticabili, la mostra a Palazzo Attems Petzenstein si propone non solo come un esercizio di memoria storica, ma come una chiave di lettura fondamentale per comprendere le radici della contemporaneità e, in stretto collegamento con la mostra goriziana, a Gradisca d’Isonzo, il progetto FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70 della Galleria Regionale d’Arte Contemporanea Luigi Spazzapan ha riacceso i riflettori su un territorio – da Trieste a Udine, da Pordenone fino all’Isontino – che, storicamente, è stato un crocevia fondamentale di avanguardie artistiche. Il progetto si articola attraverso mostre, incontri, dialoghi, momenti di approfondimento e pubblicazioni, un percorso di ricerca, valorizzazione e divulgazione dedicato alla ricostruzione del panorama artistico regionale che nasce da un’approfondita attività di ricerca archivistica con l’obiettivo di iportare alla luce protagonisti, artisti e progettualità culturali che hanno contribuito a definire l’identità artistica del Friuli Venezia Giulia negli anni Settanta così da evidenziare il ruolo svolto dalla regione all’interno dei più ampi processi di rinnovamento di quegli anni.

Dopo Per una nuova Galleria (27 giugno / 20 luglio), dedicata alle origini della Galleria Regionale d’Arte Contemporanea Luigi Spazzapan, con opere provenienti dalle prime acquisizioni, materiali d’archivio digitalizzati e un video introduttivo sul progetto, Nuovi modelli di ricerca – in corso fino al 29 novembre – ricostruisce le principali esperienze artistiche regionali attraverso opere, documenti e archivi organizzati per nuclei geografici e tematici, trasformando la Galleria in un centro di memoria visiva degli anni Settanta. Tra gli appuntamenti collegati rientra la presentazione della donazione di Sergio Pausig (11 settembre / 11 ottobre), composta da opere realizzate negli anni Settanta e da lavori successivi destinati a Erpac, cui si affiancherà un ciclo di eventi collaterali e conferenze (settembre 2026 / gennaio 2027) dedicati ai temi emersi dalla ricerca. Il percorso culminerà infine il 15 gennaio 2027 con un evento conclusivo in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione della Galleria Spazzapan, in dialogo con il progetto Together, quale momento di incontro tra studiosi, istituzioni, artisti e comunità per valorizzare oltre cinquant’anni di ricerca e sperimentazione nell’arte contemporanea del Friuli Venezia Giulia.