Alla Basilica di Pietrasanta di Napoli prosegue fino al 23 febbraio 2020 una mostra di oltre duecento opere di Andy Warhol suddivisa in sette sezioni di cui una interamente dedicata all’Italia e un focus sulla città partenopea. Prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia con Eugenio Falcioni, in collaborazione con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus e Art Motors, è sta curata da Matteo Bellenghi e offre una visione completa della produzione artistica del genio americano che rivoluzionò il concetto di opera d’arte a partire dal secondo dopoguerra.

Alla domanda, perché l’Artista, il Curatore, spiega: «Perché tutti noi, entrando in relazione gli con gli altri, veniamo calati pienamente nella comunicazione attraverso il simbolo; il simbolo è il più potente mezzo espressivo e intellettivo con il quale viene comunicato l’oltre, che indica la spiritualità e la trascendenza, e l’Altro, che ne identifica il protagonista divino. Il simbolo evoca entrambi, in quanto non direttamente percepiti. Dunque, l’Artista è colui che vede, sogna, incontra quello che ciascuno di noi vedrebbe, sognerebbe, coglierebbe, se ne avesse i mezzi e i talenti espressivi e comunicativi, insieme con le tecniche necessarie.»

Se gli Artisti hanno sempre trovato nei luoghi del culto della trascendenza, siano essi mausolei monumentali o templi e luoghi di culto di qualsiasi fede, il luogo privilegiato nel quale incidere con la propria arte, sulla mente e nel cuore delle persone «Warhol racconta e interroga il suo secolo, il XX, che è stato un insieme di rivolgimenti che hanno capovolto, più volte, il pianeta, in tutte le sue componenti. In questa mostra – prosegue il Curatore  – viene ricordata l’immissione nella immensa compagine cinese (Mao) della direzione nella quale si sono indirizzati i movimenti che avrebbero voluto promuovere l’autocoscienza delle classi lavoratrici (Lenin). Il volto giovane e forte di Edward Kennedy evoca il torrente di speranza giovanile che ha fatto fremere l’America e il mondo, per le attese riposte in una pacificazione che desse ragione ai progetti di vita per l’umanità tutta, dei sogni della gioventù post Vietnam

La mostra espone quanto Warhol ha colto nel cibo inscatolato e nella distribuzione dell’acqua minerale, fenomeno sul quale ancora, probabilmente, non è stato riflettuto abbastanza. Ancora il Curatore: «La componente dello spostamento del fenomeno “moda” dalle élites alle masse trova eco, nella mostra, nelle citazioni dei guru del prêt à porter, come Coveri e Armani. Il cinema e lo spettacolo hanno dei riferimenti, nel secolo di Warhol, in volti che incarnano i nuovi linguaggi espressivi nei lineamenti dei protagonisti di Hollywood (Marylin Monroe) e della musica pop e rock.

La chitarra elettrica subentra agli strumenti acustici e i nuovi mezzi espressivi sono la piattaforma sulla quale si collocano citazioni di vite a volte disordinate e incerte, violentemente sbattute all’attenzione, al giudizio, all’ostracismo delle masse, attraverso la diffusione impietosa delle loro vicende e delle loro contraddittorie esistenze. 
La consistente galleria di ritratti fa emergere, nei due periodi costituenti il primo e il secondo Dopoguerra, il bisogno di identità delle persone, colto, tale bisogno, nella umanità di ognuna di esse, attraente o no.»

Infine Napoli che ha avuto in Warhol l’artista che ne ha colto l’essenza nel Vesuvius, un manifesto nel quale disegna e colora l’icona della città nel vulcano stesso. L’icona viene incoronata, da Warhol, mediante il fitto esplodere dal cuore del vulcano dell’energia. Infine, il Curatore: «Che non sia, in una sola immagine, il raccontare di Napoli e della sua anima, rappresentando in quei tratti di disegno e di colore la straordinaria forza della sua storia di cultura, di arte, di umanità ma anche di autodistruzione?»

E’ più facile così comprendere come il mondo Pop abbia segnato l’ascesa di Warhol come l’artista che ha stravolto in maniera radicale qualunque definizione estetica precedente, attraverso miti dello Star System e del merchandising. Il percorso artistico e privato di un uomo eclettico che, in quell’universo Pop, ha segnato l’arte a tutto tondo, trasformando visioni e concetti, fermando nell’immaginario collettivo volti, colori e scene e regalando all’Arte tutta, un aspetto nuovo oltre a tutti quelli da scoprire, o approfondire, durante la vita. 

Didascalie immagini
alcuni scatti dell’allestimento napoletano
foto © Gruppo Arthemisia 

 

Orario di apertura: tutti i giorni 10-20
(la biglietteria chiude un’ora prima)

 

  • Questa esposizione si avvale del patrocinio del Comune di Napoli, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, sotto l’egida dell’Arcidiocesi di Napoli e in sintonia con la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, Scuola di Alta Formazione di Arte e Teologia, con la Rettoria della Basilica di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta e con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus.

Dove e quando

Evento: Basilica della Pietrasanta – piazzetta Pietrasanta, 17-18 – Napoli
  • Fino al: – 23 February, 2020