Il MART al Palazzo delle Albere di Trento, ospita fino a domenica 6 setttembre una mostra – curata da Margherita de Pilati e Ivan Quaroni – che racconta come, negli ultimi quarant’anni, una parte significativa dell’arte italiana abbia scelto di lavorare apparentemente “contro il proprio tempo“, instaurando un rapporto irregolare, intermittente o deliberatamente anacronistico con la storia. Infatti, a partire dagli anni Ottanta, molti artisti svilupparono forme di temporalità disallineata e adesso, nell’epoca del digitale e dell’iper-presente, questa sospensione si è trasformata in una condizione diffusa: opere che non appartengono pienamente, né a ieri né a oggi, collocandosi in un territorio intermedio nel quale, la memoria iconografica, viene continuamente rimontata, interrotta o rallentata. Tra ritorni alla pittura, recuperi iconografici e sospensioni temporali, delineano uno spazio in cui passato e presente convivono in modo dinamico, offrendo nuove chiavi di lettura sulla produzione artistica recente.

«Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi» evidenzia come, dopo la stagione concettuale, tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, la Transavanguardia riportò al centro la pittura e la figurazione. Artisti come Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Mimmo Paladino reintrodussero la narrazione, il mito, l’arcaico: non come nostalgia, ma come riattivazione di un repertorio iconografico sedimentato nella memoria culturale italiana. A questa svolta seguì l’esperienza degli Anacronisti, che affrontano il passato con un approccio ancora più netto: un ritorno alla forma, alla composizione classica e a una pittura che sembra appartenere a un’altra epoca. Fu il caso, tra gli altri, di Stefano Di Stasio, Omar Galliani, Paola Gandolfi e il fuoriclasse Carlo Maria Mariani.
Il percorso espositivo prosegue con una selezione di esperienze “post-moderne”: i Nuovi-nuovi, rappresentati da Salvo, Luigi Ontani, Aldo Mondino, i cui lavori preludono quelli dei Nuovi futuristi, caratterizzati da un linguaggio pop che guarda alla pubblicità, al design, alla cultura di massa, come Marco Lodola e Umberto Postal, o Innocente e ancora Plumcake.

Tra pittura, oggetto e installazioni ambientali, il Nuovo futurismo si caratterizza per un approccio immediato, ironico e consapevole, che riflette un mondo dominato dai media e dalla circolazione dei segni. Più che spiegare la realtà, l’attraversano trasformando codici quotidiani in esperienze visive che interrogano ancora oggi il ruolo dell’arte in una società già molto caratterizzata dai linguaggi visivi.
In questi corsi e ricorsi stilistici e visivi, in molti e molte si confrontano con la storia, come fanno Paolo Ventura e Max Rohr, o con il tempo, è il caso di Andrea Mastrovito e Giulia Andreani. Ma anche con l’iconografia sacra, la cui ripresa è uno dei tratti distintivi di Nicola Samorì, o con il mito, col quale si misura Francesco Vezzoli.

Fertile è il raffronto con i generi tradizionali della pittura: se Guglielmo Castelli sceglie il ritratto, Nicola Nannini, Fulvio di Piazza e Andrea di Marco optano per il paesaggio. La storia dell’arte influenza anche i lavori degli artisti under35, rappresentati da Giuditta Branconi, Chiara Calore e Martina Cinotti, le cui opere chiudono la mostra.

Dettagli

Artisti in mostra

Alberto Abate, Gianantonio Abate, Giulia Andreani, Diana Aparo, Ubaldo Bartolini, Giuditta Branconi, Dario Brevi, Chiara Calore, Arduino Cantafora, Guglielmo Castelli, Gianni Cella, Sandro Chia, Martina Cinotti, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Vanni Cuoghi, Bruno d’Arcevia, Paolo De Biasi, Andrea Di Marco, Fulvio Di Piazza, Stefano Di Stasio, Christian Fogarolli, Omar Galliani, Paola Gandolfi, Mimmo Germanà, Jacopo Ginanneschi, Innocente, Marcello Jori, Marco Lodola, Carlo Maria Mariani, Andrea Mastrovito, Aldo Mondino, Gian Marco Montesano, Nicola Nannini, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Michele Parisi, Plumcake, Umberto Postal, Andrea Ravo Mattoni, Max Rohr, Salvo, Nicola Samorì, Paolo Ventura, Nicola Verlato, Francesco Vezzoli, Massimiliano Zaffino.

 

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio Stampa e Comunicazione MART)

  1. Mimmo Paladino, “Santa Rosalia“, 1993
    Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
  2. Paolo Ventura, “Il mago“, 2012
    Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto
  3. Francesco Vezzoli, “Il ratto d’Europa featuring Marine Le Pen (Afer Guido Reni)“, 2019
    courtesy l’artista e Apalazzogallery