Fino al 20 Gennaio 2019 lo storico palazzo bolognese ospita la retrospettiva, a cura di Tomoko Sato, in collaborazione con Mucha Foundation, dedicata ai lavori di uno dei massimi rappresentanti del connubio arte- grafica/ arte- design che prese piede in Europa a cavallo tra Otto e Novecento. Art Nouveau, Stile Floreale, Liberty, Jugendstil; come vengono definiti a seconda del paese di provenienza, questi stili hanno tra i denominatori comuni la trasposizione, nella grafica e nelle arti decorative, di elementi naturali nella ricerca di una armonizzazione tra elemento figurativo e decorazione.

Di questo, l’artista ceco Alphonse Mucha è sicuramente uno dei massimi esponenti.
La mostra si snoda in tre aree tematiche: Donne – Icone e muse, Le Style Mucha – Un Linguaggio Visivo e Bellezza – Il Potere dell’Ispirazione.

Molti i manifesti di opere liriche o teatrali e pubblicitari; dalle rappresentazioni che vedevano l’attrice Sarah Bernhardt come protagonista fino alle più – per l’epoca- “mainstream” pubblicità, per Mucha, comunicare visivamente significa mettere l’arte, e di conseguenza la bellezza, a disposizione di tutti.
Democraticamente, rendere le strade mostre a cielo aperto sembra essere uno degli scopi principali dell’artista unitamente ad una visione delle arti come creiate e in dialogo.

Attraversando la mostra si possono infatti vedere anche riviste, oggetti di design, materiali promozionali, quello che oggi chiameremmo “packaging” e studi per elementi decorativi a prova di una percezione delle arti come interconnesse e, di conseguenza, della visione dell’artista attivo su molteplici livelli in perfetta sinergia con la sua epoca, come allude il lavoro di  Mucha dedicato alle quattro arti.

In mostra, inoltre, molti manifesti realizzati per fiere, eventi e manifestazioni nella terra di origine. In questi l’autore, fedele al suo inconfondibile linguaggio accentua attraverso le scelte cromatiche e l’espressività dei personaggi, la teatralità e la drammaticità delle scene raffigurate nella composizione grafica, così come accade nei manifesti d’opera che lo hanno reso famoso a livello internazionale.

Molto interessante all’interno del percorso espositivo, la parentesi legata all’attività di Mucha come fotografo, talvolta per svago, come quando ritrae l’amico e collega Paul Gaugin seduto al pianoforte di casa, altre volte come parte dello studio preparatorio a lavori grafici, come nel caso delle foto realizzate in studio con modelle che ricordano molto spesso le donne eteree e senza età successivamente raffigurate nei manifesti.

Quello dell’Art Nouveau è certamente uno dei capitoli più affascinanti della storia dell’arte manifestandosi poliedrico e vasto pur nella sua omogeneità.
Parlare di questa corrente artistica e dei suoi protagonisti implica quindi studiare un fenomeno multiforme e ampio, di cui quanto viene approfondito in questa esposizione non è che una prospettiva.

Da qui, comunque, un ottimo punto di partenza più per approfondire il lavoro di Alphonse Mucha con una visita all’omonimo museo di Praga o addirittura considerare un percorso tematico nelle capitali europee che hanno visto svilupparsi  artistico che lo coinvolse apprezzandone i punti comuni e le differenze.

Didascalie immagini

  1. Alphonse Mucha, Reverie, 1897
    copyright © 2018 Mucha
  2. Alphonse Mucha, Russia Restituenda, 1922
    copyright © 2018 Mucha
  3. Alphonse Mucha, Salon des Cent 20th, 1896
    copyright © 2018 Mucha
  4. Alphonse Mucha, Primrose, 1899
    copyright © 2018 Mucha
  5. Alphonse Mucha, Feather, 1899
    copyright © 2018 Mucha
  6. Alphonse Mucha, 1918-1928, 1928
    © 2018 Mucha 
  7. Alphonse Mucha, La Trappistine, 1897
    copyright © 2018 Mucha

IN COPERTINA:
Alphonse Mucha, Reverie, 1897
copyright © 2018 Mucha
[particolare]

 

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Dove e quando

  • Fino al: – 20 January, 2019
  • Indirizzo: Palazzo Pallavicini – via San Felice, 24 – Bologna