Il Palazzo delle Paure a Lecco continua la sua indagine sull’arte dell’Ottocento italiano con una mostra che ripercorre la storia e le istanze della Scapigliatura, movimento culturale nato e sviluppato in Italia fra Piemonte e Lombardia nella seconda metà del XIX secolo. Il percorso che si sviluppa all’interno delle sale del palazzo sul lungolago lecchese, suddiviso in sezioni che indagano i diversi momenti e le differenti personalità che hanno caratterizzato la Scapigliatura, propone un momento di riflessione sulle origini del movimento pittorico e i maestri ispiratori, e uno sguardo all’importante eredità dell’esperienza scapigliata, che aprì la strada alle ricerche dei futuri divisionisti. Le opere della Scapigliatura sono moderne, accattivanti e coinvolgenti, meritando di conoscere qualcosa di più di questo movimento.
La Scapigliatura è stato un movimento lombardo-piemontese, che si è manifestato prima in campo letterario e poi nelle arti figurative, tanto che questo strambo nome gli deriva dal titolo di un romanzo scritto nel 1862. Il termine stava a designare un gruppo di amici, una versione italiana di bohème. Composto da individui di ogni ceto, di ogni condizione, di ogni grado possibile della scala sociale, dal proletariato al medio ceto e l’aristocrazia, ciascuno partecipò con il suo tributo. “La speranza è la sua religione; la fierezza è la sua divisa; la povertà il suo carattere essenziale.” Fu un gruppo di ribelli, che hanno visto disilluse le speranze dell’Italia unita e che trovarono nell’arte contrapposta alle Accademie antiquate un modo per esprimere i loro sentimenti, l’opposizione alle convenzioni del mondo borghese e la volontà di sovvertire le regole in modo provocatorio e talvolta scandaloso.
Contemporaneo e ribelle è stato il comportamento degli Scapigliati, ancor più lo sono stati i princìpi artistici perseguiti, su tutti l’ideale di unità delle arti che considera le diverse discipline espressive come “sorelle”, con una straordinaria contaminazione di linguaggi e ispirazioni, secondo una tendenza molto in voga anche nel resto d’Europa.
Sono, del resto, davvero “tremende” le “sfiducie” che hanno seguito gli entusiasmi risorgimentali. Forte è la disillusione alla conclusione di un processo che ha unito un paese ma non un popolo, soprattutto in coloro che, come gli intellettuali milanesi, avevano fermamente creduto nella possibilità di un’Italia unita e che ora si trovano a fare i conti con una situazione complessa, fatta di violente disparità sociali, analfabetismo endemico, precarietà finanziaria.” Della passione risorgimentale pare non restare altro se non le inaugurazioni di nuovi monumenti di piazza, ben poco innovativi, o gli affettati discorsi delle celebrazioni pubbliche.
Proprio Milano, che dell’intellighenzia risorgimentale era stata capitale, risente di questo nuovo deludente corso della politica nazionale ben più profondamente di altre aree italiane. La città vive momenti difficili, ma tiene comunque stretta la propria autorità culturale, grazie all’Accademia di Brera e al teatro alla Scala, ai suoi caffè animati da artisti e letterati ma anche alla sua innata vocazione cosmopolita. I giovani Scapigliati sono, in un certo senso, il prodotto stesso di questo territorio e dei suoi problemi. Essi si ribellano al benpensantismo di una classe alto borghese, ormai svuotata della propria ragione d’essere e incline solo ai piaceri del salotto.

Nell’ambito delle arti visive la rivoluzione scapigliata parte proprio dai soggetti: pur non sposando la tendenza sociale che allora cominciava a diffondersi anche in Italia, gli Scapigliati tralasciano (o, quando strettamente necessario, reinterpretano) la strada della pittura di storia, tanto cara all’Accademia, per dedicarsi al ritratto e alla scena di genere. Essi nutrono poco interesse anche per un altro soggetto che andava invece gradualmente diffondendosi: il paesaggio. Esistono pochi paesaggi nell’arte scapigliata e sono perlopiù di sfondo. A interessare gli Scapigliati è soprattutto la sfera privata, agli antipodi della retorica dell’arte ufficiale. Gli effetti di luce sono il tema fondamentale della ricerca pittorica e plastica degli artisti più importanti di questo movimento: Tranquillo Cremona, che si può considerare di diritto il vero iniziatore del movimento pittorico, con Daniele Ranzoni e Giuseppe Grandi. I “tre nani giganti”, come amavano definirsi loro stessi, ironizzando sulla loro bassa statura contrapposta alla loro grandezza d’animo.
Nella formazione degli Scapigliati c’è soprattutto Milano: le aule di Brera e gli insegnamenti di Giuseppe Bertini, titolare della cattedra di pittura dell’Accademia dal 1859 al 1898. Bertini è stato un abile insegnante, capace di suggerire anche qualche elemento di novità nella tradizione accademica.
In occasione dell’Esposizione torinese del 1871, Camillo Boito evidenzierà Tranquillo Cremona e un altro artista del gruppo, Mosè Bianchi.  Scrive Boito: “I due più singolari ingegni sono Mosè Bianchi e Tranquillo Cremona: quello tutto a colpi di pennello e ad arditi contrasti, questo tutto sfumato, tutto annebbiato. Cavano la loro arte dalla loro anima”.
Tra i maestri d’elezione dei giovani Scapigliati ci sono innanzi tutto due artisti che, per motivi diversi, sono fuori dagli schemi del proprio tempo, profondamente autonomi nel pensiero: Giovanni Carnovali detto il Piccio e Federico Faruffini, indagati nelle prime sezioni della mostra.
Sebbene la questione tecnica sia l’elemento di continuità più evidente tra l’opera del Carnovali e quella di Cremona e compagni, altrettanto fondamentali sono altri aspetti della ricerca del maestro che gli Scapigliati hanno saputo cogliere: ad esempio l’approccio intimista, l’omogeneità del tocco tra figura in primo piano e sfondo e il rifiuto di adeguarsi ai dettami accademici anche nelle iconografie più tradizionali, quali il tema sacro o quello mitologico.
Tranquillo Cremona, allievo a Pavia di Giacomo Trecourt (che del Piccio fu intimo amico), condivise la sua passione per il Carnovali con Federico Faruffini, che era di quattro anni più vecchio di lui. Nato a Pavia il 10 aprile del 1837, fratello minore di Luigi, che diventerà un illustre matematico e vicepresidente del Senato, Tranquillo si forma nella sua città natale, alla Scuola Civica di pittura, allora diretta da Giacomo Trecourt, grazie al quale egli conobbe, oltre all’insegnamento del maestro, le folgoranti novità dell’opera del Piccio. Dopo un passaggio per Venezia, si trasferisce a Milano e si iscrive all’Accademia di Brera, seguendo i corsi di Giuseppe Bertini. Cremona frequenta assiduamente lo studio del maestro, non essendo in grado economicamente di averne uno tutto per sé. Nel 1863 Cremona lascia l’Accademia e comincia a frequentare con assiduità un gruppo di pittori, scultori, musicisti, letterati e intellettuali, con i quali darà vita al movimento della Scapigliatura. In questi anni si mantiene facendo caricature per alcune riviste umoristiche: caricature straordinarie, efficaci e ben risolte, realizzate non solo per motivi economici, ma anche per assecondare quello spirito arguto e goliardico che caratterizzerà la temperie scapigliata (così come aveva caratterizzato altri ambienti artistici, quali quelli del Caffè Michelangelo a Firenze).
La tecnica pittorica che impiega è nuova e spregiudicata, la narrazione è immediata, colta dalla realtà quotidiana, “casuale” e immotivata. A sconvolgere la critica è soprattutto la sensazione di non-finito trasmessa dalle sue opere, un non-finito lirico, emozionale, certamente non ottico-percettivo, diverso da quello dei contemporanei pittori francesi dell’espressionismo. La sua tavolozza comprendeva anche colori pregiati, quali il lapislazzulo e la malachite, che spesso sfregava con il polpastrello a secco sulla superficie del dipinto. Cremona impiega spesso e con esiti straordinari l’acquerello, molto apprezzato dalla critica.

Ma è negli ultimi anni della sua produzione che Cremona raggiunge il proprio vertice creativo nell’acquerello, quando ritrae, con questa tecnica (unita spesso a interventi a guazzo), vivaci e dinamiche scene di vita quotidiana, che vedono per protagoniste ragazze curiose o civettuole signore della buona società, gruppi di amiche che si confidano o attimi di intimità: capolavori realizzati con un’incantevole libertà formale e compositiva, un’attenzione straordinaria al dato psicologico e un uso del colore modernissimo, che sfiora, a tratti, l’astrazione, dissolvendo le figure nella luce.
Figli del proprio tempo, gli Scapigliati non disdegnano il soggetto storico-letterario, ma lo traducono in scenette amorose, seguendo così la moda dell’opera “in costume” ma con un’attitudine assai differente da quella della pittura ufficiale. L’elemento introspettivo è fondamentale nella loro ricerca, in particolare in quella di Daniele Ranzoni. Formatosi all’Accademia di Brera, all’Albertina di Torino e al collegio Caccia di Novara, si stabilisce a Milano nel 1868. Da quel momento entra definitivamente nelle schiere scapigliate, condividendo lo studio e l’abitazione con Tranquillo Cremona.

Il suo inquieto animo lo porterà anche in Inghilterra, dove avrà successo di pubblico ma non di critica dalle istituzioni inglesi e dai colleghi anglosassoni. Tornato in Italia, dove non trova più Cremona ormai deceduto prematuramente nel 1878, avrà un ottimo successo all’esposizione di Brera del 1880, dove espone undici ritratti che confermano la sua fama. Ma Ranzoni entra in una lunga crisi personale, figlia di un male di vivere di cui era affetto sin dalla gioventù. Tornato nel suo paese d’origine si lascerà morire non senza aver raggiunto l’apice della sua arte. Con i ritratti dell’ultima stagione, “Ranzoni raggiunge una delle vette del ritratto romantico, senza cadere nel manierismo delle stilizzazioni sentimentalizzanti.

Gli Scapigliati dipingono en plein air più per piacere che per reale interesse tecnico. La luce dei quadri scapigliati non è quella naturale dell’Impressionismo e di movimenti affini, né si coglie nella loro ricerca alcun interesse per il valore atmosferico del vero; essa è piuttosto uno degli elementi che contribuiscono a definire lo stato d’animo della figura ritratta. Lo stesso si può sostenere per la gamma cromatica, osservando come la tavolozza degli Scapigliati sia profondamente condizionata dallo stato psichico ed emotivo del pittore stesso oltre che da quello del protagonista dell’opera, come ben provano i toni di grigio nelle struggenti tele dell’ultimo Ranzoni.
Giuseppe Grandi è stato colui che ha saputo tradurre i colpi vibranti di pennello di Cremona e Ranzoni nella solidità della materia. Nelle sue opere, fatte di luci e di ombre, di pieni e di vuoti, di tocchi dinamici che annullano i contorni, Grandi anticipa le ricerche di Medardo Rosso, il principale promotore di una scultura che “faccia dimenticare la materia”. La sua opera più famosa, alla quale lavorò dal 1881 al 1894, è il monumento alle Cinque giornate di Milano, la cui inaugurazione avvenne tre mesi dopo la morte dello scultore. Un’opera visionaria e dinamica, ben lontana dai tanti “birilli” che andavano diffondendosi nell’Italia postrisorgimentale, con la quale rinnovò gli schemi tradizionali del monumento celebrativo, proponendo un nuovo repertorio di simboli in una sintesi corale.
Il piccolo bronzo del maresciallo Ney, del 1875, è un esempio perfetto della potenza sintetica e della capacità pittorica di Grandi e pare rivelare la conoscenza diretta o tramite incisioni dell’arte di Daumier. Grandi presenta questa sua piccola-grande opera a Brera, nel 1875, mantenendo l’anonimato, forse per motivi di discrezione diplomatica nei confronti della Francia. L’opera racconta la vicenda di Michel Ney, uno degli strateghi di Napoleone, poi accusato, per meri motivi politici, di essere responsabile della sconfitta di Waterloo e condannato a morte. Grandi lo ritrae nel momento della sua disfatta: Ney è un uomo distrutto, descritto in tutta la sua umanità, con una postura claudicante, la spada che sembra un bastone e il copricapo che scende scomposto. È evidente che da questa opera a quelle di Medardo Rosso il passo è breve.

Il principale erede della ricerca di Cremona è senza dubbio Luigi Conconi. Nato da una famiglia benestante, Conconi nel 1874 si diploma in architettura, studiando prima alla Scuola Superiore di Architettura di Brera e poi al Reale Istituto Tecnico Superiore.
Anch’egli artista dalla personalità poliedrica, condivide con gli amici Grandi e Cremona la seconda metà degli anni settanta, avvicinandosi alle istanze scapigliate sia come architetto che come pittore e incisore. Conconi sarà il principale interprete della ricerca scapigliata dopo la morte degli amici Cremona e Ranzoni, realizzando opere che conducono il loro stile verso il gusto Nouveau di inizio Novecento.

Interessanti le sue prosecuzioni delle ricerche luministiche scapigliate, che trovano spesso nell’acquaforte e nell’acquerello i linguaggi più immediati e comunicativi. Attivo nell’editoria, collaboratore di riviste e giornali, grafico pubblicitario, sensibile anche al versante politico e sociale, Conconi fu richiesto soprattutto come illustratore e acquafortista. L’acquaforte intitolata Vita contemplativa, del 1892, è probabilmente anche un suo misterioso autoritratto.

Dal grembo del movimento, in effetti, verranno alla luce artisti dalle personalità forti, quali, ad esempio, Giovanni Segantini, ma anche Gaetano Previati, Emilio Gola, Medardo Rosso e altri, che, dopo un esordio di matrice scapigliata, imprescindibile per la loro preparazione ed ispirazione, dirigeranno le proprie ricerche verso altri lidi, diventando fondamentali per le avanguardie di inizio Novecento.

Didascalie immagini

  1. Tranquillo Cremona, La farfalla, 1877 ca. olio su tela 91 x 70 cm. collezione privata
  2. Tranquillo Cremona, Le curiose, 1878 ca. acquerello ritoccato a guazzo 50,4 x 32 cm Codogno Fondazione Lamberti
  3. Daniele Ranzoni, Lo chalet di Villa Ada Ghiffa sul Lago Maggiore, olio su tela 75 x 100 cm. collezione privata
  4. Daniele Ranzoni, La giovinetta inglese, 1886, olio su tela 50 x 36, 5 cm collezione privata
  5. Giuseppe Grandi, Maresciallo Nej, 1874-1875, bronzo 33, 5 x 16 x 13,5 cm   collezione privata
  6. Luigi Conconi, Pensieri, 1878-1888, acquarello, 26 x 39,9 cm Milano, Museo Scienza e Tecnologia
  7. Luigi Conconi, Vita contemplativa, acquaforte 35,6 x 27,5 cm Milano, Castello Sforzesco, Raccolte Bertarelli 

In copertina:
Luigi Conconi, Marina, Sinestesia evocativa del mare, 1886, tempera e acquarello su cartone 53,5×47 cm collezione privata

La Scapigliatura. Una generazione contro
Lecco, Palazzo delle Paure (piazza XX Settembre)
19 settembre 2020 – 10 gennaio 2021

Orari
lunedì e martedì chiuso
mercoledì, 14-18
giovedì e venerdì, 10 -13; 14-18
sabato e domenica, 10-18
Gli accessi alla mostra saranno regolati in base alle vigenti norme anti Covid-19.

La mostra è temporaneamente chiusa
in base alle norme del D.P.C.M del 3 novembre 2020.
Pertanto, allo stato attuale, riaprirà il prossimo 4 dicembre.
La presente pagina sarà aggiornata con eventuali proroghe.

Dove e quando

Evento: LA SCAPIGLIATURA Una generazione contro
  • Fino al: – 10 January, 2021
  • Sito web