In Brasile, al Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo è un progetto espositivo italiano di forte ispirazione sociale, pensato per dar voce alle espressioni artistiche che, nella pandemia, hanno trovato nuova linfa e forme espressive di reazione al cambiamento individuando, nell’emergenza sanitaria, un’occasione di riflessione, ispirazione, collaborazione e umanità.

Universalmente, sono stati tantissimi gli artisti che hanno sentito il desiderio di offrire sostegno alle comunità più colpite magari mettendo all’asta proprie opere, o donandole anche alle raccolte fondi. Fermento, voglia di reazione e senso sociale sono stati soprattutto i propulsori di quella italianità capace di smuovere, non solo gli artisti in prima persona, ma anche realtà istituzionali che hanno dovuto adeguarsi per far fronte alle nuove priorità.

Da qui l’idea per un progetto volto a una panoramica sulla reazione creativa all’isolamento e all’attivazione di nuovi linguaggi di fruizione e art-sharing volte alla promozione, che hanno messo l’Arte al servizio dell’emergenza sanitaria.

Con circa quaranta opere tra dipinti, sculture, fotografie, video, installazioni, fumetti e disegni, la mostra “Além de 2020. Arte italiana na pandemia” – curata da Teresa Emanuele e Nicolas Ballario, organizzata da Arthemisia con il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura e del Consolato Generale d’Italia di San Paolo – racconta proprio quell’arte italiana, in particolare durante la pandemia, approdando nella metropoli più grande dell’America Latina che è anche la città con il maggior numero di discendenti italiani al mondo (stimati in circa cinque milioni).

Alla base del progetto espositivo c’è quindi una sorta di “chiamata alle armi” rivolta agli artisti invitati a condividere il frutto delle proprie riflessioni, di questo ultimo anno, attraverso il prestito di una o più opere che potessero raccontare stati d’animo e direzioni delle loro ricerche. Interessante notare come, con grande entusiasmo, alcuni di loro abbiano affiancato nuovi mezzi espressivi ai consueti come lo scultore Paolo Icaro che ha disegnato.

Danilo Bucchi ha trasferito il suo segno dalla tela al monitor, Alberto Di Fabio che, non potendo realizzare i suoi affreschi, ha lavorato a dei bozzetti utilizzando pacchi e pupazzetti Playmobil o ancora Paolo Ventura, che non potendo fotografare si è dedicato al disegno, così come ha fatto lo scultore Maurizio Savini. Infine Tvboy, street-artist, che ha trasferito uno dei suoi stencil su tela.

Altri artisti invece hanno elaborato il momento attraverso i propri canali espressivi, per scoprirsi al sicuro nella certezza della propria consapevolezza creativa, ma anche a riflettere su nuovi temi. Altri ancora hanno investito gli interminabili giorni del lockdown lavorando al proprio archivio per scoprire, come nel caso di Mimmo Jodice, quanto fotografie vecchie di decenni apparissero attuali oppure per ritrovare, come Vittorio Messina, motivazione e ispirazione per rielaborare una sua cella.

La mostra offre così una panoramica su iniziative che hanno visto coinvolte tantissime personalità e realtà del mondo dell’arte a trecentosessanta gradi e che hanno voluto dare il proprio personale contributo per alleviare le gravi conseguenze sistemiche. Tra queste quelle di Studio Azzurro, che ha reso disponibili online video dal proprio archivio, ExtraFlags attraverso il quale il Centro Pecci di Prato ha commissionato a moltissimi artisti delle bandiere da issare fuori dal Museo, oppure Oliviero Toscani che ha invitato la collettività alla condivisione di un proprio autoritratto, o ancora 1 meter closer di Ater Balletto che dimostra come il distanziamento non possa fermare la danza.

Impulsi di fund-raisinig sono invece DaiUnSegno promosso dall’Accademia Nazionale di San Luca; Art for Covid-19 della Fondazione Paolini; Arte per la Vita in Val d’Aosta; 100 Fotografi per Bergamo di Perimetro; L’abbraccio più forte di Valerio Berruti; Come Vite Distanti di Arf e la vendita di mascherine di Ai Wei Wei, grazie alle quali centinaia di artisti hanno donato il proprio lavoro raccogliendo centinaia di migliaia di euro poi devoluti a sostegno del sistema sanitario.

In mostra, aperta fino al prossimo 22 agosto, anche la partecipazione del collettivo brasiliano Projetemos, nato durante la pandemia per dar voce alla collettività attraverso proiezioni su edifici pubblici e che ha allestito una sala dedicata a laboratori didattici performativi.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Matteo Basilé, Imago Mundi, Chapter I, 2020. Stampa fine art su bassorilievo di carta baritata Hahnemühle. Dittico, 184×124 cm + 74×74 cm. Courtesy Matteo Basilé e Galleria Giampaolo Abbondio
  2. Francesca Romana Pinzari, It was just an accident n.2, 2021. Cristalli di solfato di rame su sedie vintage, misure ambientali. Courtesy Francesca Romana Pinzari
  3. Bruno Ceccobelli, Tempora Anfisbena, 2020. Bitume grafite e sanguigna su stoffa, pinze, cavo, 220×300 cm circa. Courtesy Bruno Ceccobelli
  4. Rebor, Alla ricerca di un riparo, 2020. Tela, alluminio, acrilico e torcia elettrica. Courtesy Marco Abrate
  5. Maurizio Savini, Disegno per una quarantena, 2020. Olio e tempera su carta, 120×90 cm. Courtesy Maurizio Savini
  6. Tvboy, Love in the time of coronavirus, 2020. Olio su tela, 200×100 cm. Courtesy Tvboy
  7. Vittorio Messina, Misalf ventuno, 2021. Materiali ferrosi, sedie da giardino, legno, tessuti, 200x200x80 cm. Courtesy Vittorio Messina. Ph. Teresa Emanuele
  8. Riccardo Beretta, Car nous sommes où nous ne sommes pas #03, 2020. Ricami e velluti dipinti su tela di lino, 94×94 cm. Courtesy Riccardo Beretta. Ph. Andrea Rosse
  9. Valerio Berruti, L’abbraccio più forte, 2020. Affresco su juta, 160×97 cm. Courtesy Valerio Berruti

In copertina un particolare di:
Abel Zeltman, Así se baila el tango, 2020.
Carboncino acrilico su tela. Courtesy Abel Zeltman

Dove e quando

Evento: Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo - Av. Pedro Álvares Cabral, 1301 - Vila Mariana

Indirizzo:
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Fino al: 09 Settembre, 2021