Per chi non l’avesse ancora fatto, le prossime festività sono una buona occasione per una visita a Mantova, città italiana della cultura 2016, dove in questo periodo si svolgono numerosi eventi, dedicati al Natale e non soltanto, tra cui concerti, balli, mostre, monumentali presepi allestiti nelle chiese del centro storico, iniziative rivolte a giovani e meno giovani e percorsi di visita alla scoperta della città.
Da non perdere, in particolare, la mostra Albrecht Dürer. Come sentirò freddo dopo il sole, che il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova ospita fino all’8 gennaio 2017. L’esposizione indaga il rapporto del pittore tedesco con l’arte italiana, soffermandosi sulle incisioni di Mantegna, per lui tramite indispensabile nei confronti dell’arte antica.
Il percorso espositivo è ambientato nelle sale al piano terra del Castello di San Giorgio, riaperte al pubblico per questa occasione, dopo il restauro e l’adeguamento agli standard museali internazionali dopo il sisma del 2012.
Lukas Kilian da Johann Rottenhammer, Ritratto di Albrecht Dürer dall’autoritratto, 1608,
Settanta le opere in mostra, tra cui si annoverano alcuni prestigiosi prestiti dall’Albertina e dal Kupferstichkabinett di Vienna, con cui l’esposizione mantovana è in collaborazione. A completare il tutto, un nucleo di opere antiche della collezione del Palazzo Ducale evidenzia i debiti dell’arte rinascimentale, di Mantegna e Dürer nella fattispecie, nei confronti dell’antico.

Sotto la curatela di Johannes Ramharter, storico dell’arte per anni conservatore al Kunsthistorisches Museum di Vienna, e Peter Assman, direttore di Palazzo Ducale, il percorso si sviluppa attraverso sette sezioni che permettono di avvicinarsi e comprendere l’attività artistica di Albrecht Dürer (1471-1528), a partire da un’Introduzione che spiega la Tecnica della grafica a stampa. Nel corso del XV secolo si era infatti sviluppato un nuovo medium per diffondere informazioni e immagini: grazie alla stampa su carta per la prima volta era possibile riprodurre le opere d’arte, in particolar modo disegni, ora accessibili ad un pubblico più vasto. Alla xilografia, la più antica tecnica di stampa, da cui era possibile trarre un numero limitato di copie, seguì l’incisione su rame, che consentiva una tiratura meno limitata. Dürer sperimentò l’uso di acidi, dando vita alle prime acqueforti, tecnica che sarà in seguito perfezionata.
Albrecht Dürer, Adamo ed Eva, 1504,
Di Dürer si conoscono due soggiorni in Italia, a Venezia, dove è documentato nel 1494-95 e dal 1505 al 1507. Nella città lagunare si era stabilito allora un certo numero di stampatori tedeschi, il che offriva la possibilità di fare affari nell’ambito delle illustrazioni di libri.

Il titolo dell’esposizione si riferisce ad una frase di Dürer del 1507, al termine del secondo soggiorno in Italia, in previsione dell’imminente rientro in patria. “Come sentirò freddo dopo il sole”, scrisse in una lettera, alludendo non soltanto alle condizioni climatiche, ma anche al felice periodo trascorso nel Belpaese.
Andrea Mantegna, Madonna con il Bambino, 1490 circa,
Il XV secolo è anche il momento in cui l’Umanesimo e l’interesse per l’arte antica cominciano ad affermarsi anche a nord delle Alpi, soprattutto attraverso i testi antichi, sebbene mancassero testimonianze materiali dell’arte antica. Il nuovo mezzo della stampa consentiva di colmare almeno in parte questa lacuna, diffondendo anche Oltralpe opere d’arte antiche e italiane. La seconda sezione è quindi dedicata alle relazioni tra Dürer, Mantegna e la tradizione antica. Andrea Mantegna (1431-1506) svolse infatti una funzione di rilievo in questo senso. Sebbene i due artisti non si incontrarono mai personalmente, durante il suo primo soggiorno a Venezia, nel 1494, Dürer potrebbe averne visto i disegni nella bottega di Giovanni Bellini, cognato di Mantegna. Le sue stampe erano interessanti sia sul piano tecnico, sia, soprattutto, per la profonda conoscenza che egli aveva della cultura antica, dalla mitologia ai rilievi dei sarcofagi, che copiava dal vero per poi riutilizzarli nelle composizioni pittoriche.
L’indagine sui rapporti tra Dürer e Mantegna è emblematica. Da un lato abbiamo un pittore tedesco, dall’altro un artista mantovano d’adozione, nell’anno in cui Mantova è capitale italiana della cultura. La mostra aspira quindi ad avere un respiro internazionale e vuole instaurare un ponte artistico europeo nella città che è stata il cuore del Rinascimento padano.
Albrecht Dürer, Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, 1513,
La cultura umanista italiana, attraverso Dante e Petrarca, aveva riscoperto la tradizione dei Trionfi, l’onore sacro riservato al condottiero vittorioso, cui è dedicata la terza sezione del percorso. L’arte antica si esprimeva attraverso allegorie e personificazioni, divenendo ben presto un mezzo di propaganda politica, con riferimenti alla mitologia e alla storia antica funzionali ad assicurare ai posteri la gloria del personaggio che veniva celebrato. Ed ecco che nelle tavole dei Trionfi, che gli saranno commissionate in seguito dall’Imperatore Massimiliano I, Dürer dimostra di conoscere Il Trionfo di Cesare di Mantegna.
Albrecht Dürer, Manuale di misurazione con riga e compasso, 1525,
La sezione successiva si sofferma invece sulle relazioni tra Dürer e la teoria delle proporzioni. Fondamentali erano per lui le regole alla base dell’arte, derivate dall’antichità, che il suo rivale, il veneziano Jacopo de’ Barbari, affermava di conoscere perfettamente, senza però condividerle con lui. Nel 1500 de’ Barbari approdò in Germania e fu pittore della corte sassone fino al 1503, per poi trasferirsi nei Paesi Bassi al servizio dell’Arciduchessa Margherita. Considerato un grande pittore, Dürer affermava sarcasticamente che se lo fosse stato davvero de’ Barbari sarebbe rimasto in Italia. Al suo rientro dall’Italia al Nord, Dürer cercò comunque di reperirne gli scritti sulle teorie degli antichi inerenti alle proporzioni, ma invano.
Andrea Mantegna, Quattro Muse danzanti, 1497 circa,
Altro rapporto indagato dall’esposizione mantovana è quello tra Dürer e Leonardo da Vinci. Sebbene non si conoscano tutte le opere che il pittore tedesco vide in Italia, sappiamo che egli rimase profondamente colpito dall’opera dell’artista fiorentino. In particolare dagli studi dell’anatomia dei cavalli, funzionali per Leonardo per la statua equestre di Ludovico il Moro, che Dürer dimostra di conoscere nel cosiddetto ‘Taccuino di Dresda’. In mostra anche una scultura in bronzo di Leonardo raffigurante un guerriero a cavallo, proveniente dal Szepmüveszeti Muzeum di Budapest.
Albrecht Dürer Melencolia I (La Melanconia), 1514,
Affascinante è anche la sezione dedicata a Dürer e la diffusione del ritratto. Come genere autonomo il ritratto – inteso come rappresentazione individuale di una persona vivente – nasce nel Quattrocento per affermarsi gradualmente nel secolo suguente. Se inizialmente questo genere aveva una finalità religiosa (un ricordo del defunto da solo o in qualità di donatore di un’opera d’arte sacra), nel corso del Cinquecento assume una funzione profana di ricordo anche in ambito familiare. Con Dürer il ritratto entra in una nuova fase: egli elaborò, infatti, rappresentazioni non più fini a se stesse, ma rivolte ad un pubblico specifico, da cui venivano commissionate. Prendendo le mosse dai monumenti funebri o dai ritratti presenti sulle monete antiche, personalità eminenti o di ceto elevato potevano assistere alla diffusione della propria immagine, grazie anche al mezzo della stampa.
Albrecht Dürer, Nemesis (La grande Fortuna), 1501-1502 circa,
Chiude il percorso espositivo la sezione Ispirazione – imitazione. Dürer e i suoi imitatori, incentrata sulla concezione dell’arte figurativa. Se da un lato le opere d’arte da sempre venivano studiate e copiate in fase di apprendistato, esse costituivano anche una fonte d’ispirazione per gli altri artisti, che le rielaboravano in modo personale. Le nuove possibilità dei mezzi di stampa ne consentivano adesso una maggiore disponibilità a costi relativamente più accessibili, aprendo nuove strade al mercato dell’arte. D’altra parte, si incorreva nel rischio di essere copiati. Così Dürer, le cui stampe avevano un notevole successo (“non c’è stato artista non italiano prima di lui che sia stato studiato così intensamente dagli artisti di questa penisola”, afferma Assmann nel suo saggio in catalogo), decide di tutelarsi, apponendo il celebre monogramma “AD” alle sue composizioni, una sorta di copyright ante litteram, che garantiva la provenienza del foglio dalla sua bottega.

Dettagli

Orari:

Da martedì a sabato: 8.15 – 19.15

Domenica e festivi:
Castello di San Giorgio: 8.15 – 19.15 (ultimo ingresso ore 18.30)
Corte Vecchia: 9.45 – 19.15

Chiuso: lunedì, 25 dicembre, 1° gennaio, 1° maggio

Albrecht Dürer, Nemesis (La grande Fortuna), 1501-1502 circa, particolare, Lukas Kilian da Johann Rottenhammer, Ritratto di Albrecht Dürer dall’autoritratto, 1608, Albrecht Dürer, Adamo ed Eva, 1504, Andrea Mantegna, Madonna con il Bambino, 1490 circa, Albrecht Dürer, Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo, 1513, Albrecht Dürer, Manuale di misurazione con riga e compasso, 1525, Andrea Mantegna, Quattro Muse danzanti, 1497 circa, Albrecht Dürer Melencolia I (La Melanconia), 1514, Albrecht Dürer, Nemesis (La grande Fortuna), 1501-1502 circa,

Dove e quando

Evento: Albrecht Dürer. Come sentirò freddo dopo il sole

Indirizzo:
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Fino al: 08 Gennaio, 2017