Oggi “prevenire è meglio che curare” suona come una cosa ovvia quasi banale, ma agli inizi del Settecento si trattava di un’affermazione insolita, bizzarra e visionaria. Così quando, con un metodo empirico e assolutamente innovativo per la sua epoca, Bernardino Ramazzini medico e scienziato fra i più lucidi del suo tempo, iniziò a osservare e raccogliere dati sugli operai nei loro luoghi di lavoro certo non immaginava di dare avvio a quella che dopo secoli diventerà una nuova disciplina: la medicina del lavoro.

Colpito dalle condizioni di vita e dalle malattie contratte degli svuotatori di pozzi neri, lui medico,docente universitario e umanista illuminato, continuò a analizzare altri cinquantacinque mestieri del suo tempo, dedicandosi all’osservazione delle condizioni di lavoro, dialogando con i lavoratori più umili per chiarire le cause dei loro disturbi. Ne studia i rischi per la salute e crea come si direbbe oggi una connessione fra le malattie che possono svilupparsi nelle singole professioni, l’interazione con le sostanza nocive e l’ambiente circostante, intuendo prima di tutti la necessità della prevenzione.

Nasce un volume “De Morbis Artificum Diatriba” pubblicato nel 1700 che è una miniera di analisi e immagini, un testo base che porterà alla nascita della moderna medicina del lavoro. Al grande medico, Carpi la città dove nacque nel 1633 dedica ai Musei di Palazzo dei Pio una esposizione “Prevenire è meglio che curare. Bernardino Ramazzini primo medico del lavoro, che ripercorre la vicenda umana e professionale grazie a volumi, dipinti e documenti.

Oltre alla ricostruzione, resa possibile da documenti d’archivio fra i quali i primi trattati di medicina e fisica del tempo, del contesto storico e sociale e degli strumenti di lavoro con cui lo scienziato operò, sono suggestive e preziose le opere che documentano i lavori del tempo , tra cui un dipinto del Guercino con l’Estrazione della canapa sul macero, le incisioni dei Mestieri dell’uomo di Giuseppe Maria Mitelli, le grandi tavole sui mestieri dei dodici volumi della prima edizione dell’Encyclopedie di Diderot e D’Alembert della metà del Settecento, fino al dipinto del Ciabattino di Antonio Cifrondi e della Tessitrice di Giuseppe Graziosi.

Cuore della mostra la sua opera più importante e celebrata il De Morbis Artificum Diatriba, presente nella prima edizione del 1700 (Biblioteca Loria di Carpi), ma anche nelle numerose riedizioni e traduzioni, accompagnate da approfondimenti multimediali e da una serie di esemplari moderni tutti da toccare e sfogliare.

Oltre alla figura virtuale di Bernardino Ramazzini che introduce i visitatori ai temi della mostra, per la prima volta si potrà guardare il grande medico negli occhi grazie al ritratto dipinto da Luigi Bianchini Ciarlini, conservato dagli eredi e mai esposto prima al pubblico.

Ancor oggi è di straordinaria attualità e bellezza sapere che l’idea di fondo dell’opera di Ramazzini vive nell’azione di ricerca e di intervento del Collegium Ramazzini di Bologna, che si è occupato di medicina del lavoro, ma anche di casi di inquinamento ambientale determinato da eventi catastrofici come l’incidente alla centrale di Chernobyl. Suona straordinariamente attuale quanto scritto da Ramazzini, “di prevenire, di vigilare sui mestieri e sulle fabbriche, di fare smettere il mestiere a chi è impari ad esso, di studiare la morbilità degli abitanti che vivono nelle vicinanze dei luoghi di lavoro”. Un invito a riflettere che ci arriva dal Settecento e dal grande scienziato.

Didascalie immagini

  1. Giuseppe Graziosi, La tessitrice, 1910 circa, olio su tela per De morbis artificum Diatriba supplementum Bernardini Ramazzini, 1713, IV, Le malattie dei tessitori e delle tessitrici Palazzo Foresti di Carpi
  2. Gli scavatori di pozzi, da Giuseppe Maria Mitelli, Arti in via, acquaforte, 1660 per De morbis artificum Diatriba supplementum Bernardini Ramazzini, 1713, IX, Le malattie degli scavatori di pozzi, Collezione privata, Modena
  3. Il facchino, da Giuseppe Maria Mitelli, Arti in via, acquaforte, 1660 per De morbis artificum Diatriba Bernardini Ramazzini, 1700, XXXV, Le malattie dei facchini, Collezione privata, Modena
  4. Luigi Bianchini Ciarlini (Carpi, 1758 – Modena, 1830), Ritratto di Bernardino Ramazzini, olio su tela, 1782 circa, Musei di Palazzo dei Pio di Carpi
  5. Scuola napoletana, XVII secolo, Filosofo, olio su tela per De morbis artificum Diatriba Bernardini Ramazzini, 1700, Dissertazione, Le malattie dei letterati, Musei di Palazzo dei Pio di Carpi, inv. A/119
  6. Antonio Cifrondi (1656-1730), Il ciabattino, 1710-20 circa, olio su tela per De morbis artificum Diatriba Bernardini Ramazzini, 1700, XXXI, Le malattie di coloro che fanno lavori sedentari

IN COPERTINA
Giuseppe Graziosi, La tessitrice, 1910 circa, olio su tela per De morbis artificum Diatriba supplementum Bernardini Ramazzini, 1713, IV, Le malattie dei tessitori e delle tessitrici, Palazzo Foresti di Carpi
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