All’’Art Forum Würth Capena, prosegue a ingresso libero fino a sabato 4 ottobre, “Pathos und Pastos” la prima personale italiana di Christopher Lehmpfuhl (Berlino, 1972) riunendo oltre quaranta opere – per lo più appartenenti alla Collezione Würth – così da permettere di esplorare alcune delle serie più significative del suo lavoro, come le scultoree rappresentazioni urbane e i luminosi paesaggi naturali. Noto per la capacità di catturare la bellezza e l’essenza dei paesaggi attraverso la pittura en plein air, i viaggi lo hanno portato dal Giappone all’Egitto, dall’Irlanda alla California, dalla Provenza all’India.
Seguendo la tradizione impressionista, dipinge all’aperto per immergersi completamente nei luoghi che rappresenta trasformando, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, la sua pratica artistica in un’esperienza sensoriale completa. I suoi dipinti sono il risultato di un intenso dialogo con il mondo attraverso le impressioni che si depositano sulla tela grazie agli occhi, alle braccia, alle mani e ai colori del pittore.

Per cui, avvicinarsi all’opera di Lehmpfuhl è intraprendere un viaggio nella storia della pittura per la doppia fonte di ispirazione: come detto, da un lato, l’Impressionismo, per cogliere l’effimero della luce all’aperto, dall’altro, l’Espressionismo, permeando le opere di personalità e stati d’animo, trasforma gli spazi della tela in manifestazioni dell’interiorità piuttosto che in luoghi oggettivabili.
Ogni creazione contiene litri di una vernice pastosa, grumi di materia stesi manualmente in un’esecuzione organica in un gesto significativo che apporta lirismo alle tele, che fanno appello alle emozioni fino a scuotere chi le guarda. Proprio da qui, nel titolo della mostra, il riferimento al Pathos con cui Aristotele designava uno dei tre pilastri della persuasione: in questo caso, il modo in cui l’opera d’arte influenza lo spettatore, lo commuove e lo interroga.

Una capacità comunicativa che ha affascinato il Prof. Dr. h. C. mult Reinhold Würth – Presidente del Consiglio di Supervisione delle Società di Famiglia del Gruppo Würth – da anni tra i principali collezionisti dell’opera dell’artista. Nella selezione delle opere esposte convivono paesaggi urbani (tra i più celebri quelli incentrati sulla nativa Berlino, inesauribile fonte di ispirazione; per decenni, ha catturato su tela luoghi emblematici come il Castello, creando opere che mostrano una situazione e, al contempo, trasmettono una sensazione) e dipinti di viaggio e, le condizioni atmosferiche, sono una parte essenziale del lavoro e influenzano sia il materiale che il pittore.

Presente anche una selezione di opere del ciclo Neue Heimat (di proprietà dell’artista), di memoria e significato personale, rappresenta il processo di elaborazione del lutto per la morte dei genitori. Si distingue notevolmente dagli altri lavori in quanto realizzato in bianco e nero, dipinto in atelier con il pennello, e basato su fotografie del padre.

Lontano dall’idillio da cartolina, Lehmpfuhl registra i cambiamenti negli spazi pubblici durante le attività di costruzione: gru edili e rovine incombono nel suo lavoro. La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Swiridoff con la prefazione di C. Sylvia Weber, direttrice della Collezione Würth, i saggi di Thomas Gädeke, Susanne Zargar Swiridoff e Kirsten Fiege con il contributo dell’artista.