Sabato scorso a Torino per assistere a Turandot in un teatro esaurito a tutte le recite. L’opera rimase incompiuta per la morte di Giacomo Puccini, avvenuta a Bruxelles il 29 novembre 1924, e al maestro Franco Alfano fu affidato il compito di mettere in musica il finale dell’opera.

Il 25 aprile 1926, alla direzione della prima, dal podio il maestro Arturo Toscanini alla fine del terzo atto disse: “Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il maestro è morto“. Le sere seguenti, al Teatro alla Scala, andò in scena con il finale di Franco Alfano, ma diretta dal maestro Ettore Panizza (di versioni Alfano ce ne sono due, ma la più eseguita è la seconda).
Ora, sul podio dell’Orchestra e Coro del Regio c’è il Direttore musicale del Teatro, Gianandrea Noseda fresco di nomination ai 60th Grammy Awards nella categoria Best Opera Recording.

Noseda, al suo debutto nel titolo pucciniano con alcuni indimenticabili passaggi – che altre volte non avevo notato – ben coadiuvato dall ‘Orchestra sempre attenta e all’altezza della situazione. Il Coro, con il Coro voci bianche del Regio e del Conservatorio Giuseppe Verdi, sapientemente diretti dal maestro Claudio Fenoglio, hanno aggiunto, senza esagerazioni, momenti sublimi.

Il Maestro ha rispettato fedelmente il manoscritto autografo eseguendo la partitura fin dove arrivò Puccini, senza alcun finale postumo e ha dichiarato: «Quella fine non mi ha mai convinto non ho mai capito quel lieto fine esagerato. Puccini si era fermato tre anni, prima di morire, su quel momento che non riusciva a rendere drammaturgicamente; noi, quindi, concluderemo l’opera dopo la morte di Liù, con un finale che forse arriverà di più al cuore degli spettatori».

Tutti gli enigmi dell’ultimo Puccini nel nuovo allestimento che ha regia, scene, costumi, coreografia e luci di Stefano Poda, un artista dalla raffinata poetica metafisica e onirica (lo ricordo con piacere al Regio in Thais del 2008 e Faust del 2014) capace di abbandonare la grande muraglia e i dragoni per uno spettacolo visionario caretterizzante delle sue attentissime regie. Qui ha creato un mondo trascendentale nel quale il gelo di Turandot si scontra con l’ardente passione di Calaf in uno spazio scenico che ne evidenzia il conflitto mentre, nell’impostazione drammaturgica, il personaggio di Liù, terzo polo tra Turandot e Calaf, assume un inedito spessore teatrale, carico di intenzioni.

Già dall’inizio lavora sull’inconscio e tutto l’impianto scenico è bianco, il colore della morte in oriente. Una Turandot sospesa nel tempo dove, nel secondo atto, i tre ministri assistono e bendano i vari principi che non sono riusciti a svelare i tre enigmi della principessa e quindi decapitati. Il libretto lo dice e i vari personaggi lo scandiscono: “Turandot non esiste” ed è questa la chiave per un viaggio spettacolare dove mimi e ballerini sono basilari con performance fantastiche in un turbinio di emozioni visive da manuale anche per costumi e luci. E ancora la gestualità che nel finale del terzo atto è sorprendente.

Nel cast canoro Rebeka Lokar (soprano sloveno dotata di grandi mezzi vocali, reduce dalla grande interpretazione di Minnie ne La fanciulla del West al San Carlo di Napoli, torna al Regio dopo la sua Amelia de Un ballo in maschera diretta da Renato Palumbo) disegna in canto e recitazione una gelida principessa Turandot perfettamente calata nel personaggio.
Il principe ignoto Calaf è affidato al tenore Jorge de León (per la prima volta al Regio, già vincitore del concorso “Julián Gayarre”, ha affrontato con successo i principali ruoli per tenore del repertorio pucciniano in teatri come la Staatsoper di Berlino e di Vienna, il Liceu di Barcellona e il Teatro Real di Madrid) perfetto nel fraseggio e con una bellissima voce.
La schiava Liu innamorata e fedele, il soprano Erika Grimaldi (artista molto apprezzata pubblico del Regio e nella replica a cui ho assistito è stata la più applaudita) interpreta uno dei ruoli a lei più congeniali.
Il basso In- Sung Sim interpreta il re spodestato Timur con una voce potente e avvolgente e una splendida dizione. Bene tutti gli altri.

Alla fine dello spettacolo applausi per tutti gli interpreti, incomprensibili invece i sonori dissensi all’uscita del regista Stefano Poda e potrete verificarlo personalmente in quanto, questa Turandot, è il primo contributo del Regio al progetto europeo OperaVision (la piattaforma video interamente dedicata all’opera) e sarà visibile in streaming gratuito per sei mesi da domani.
Dettagli
Didascalie immagini nel testo e in copertina
Scene del "Machbet" firmato da Stefano Poda
Foto Ramella&Giannese © 2017 Teatro Regio di Torino
Turandot
Dramma lirico in tre atti e quattro quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
dall'omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi
Musica di Giacomo Puccini
Versione originale incompiuta
Personaggi
Interpreti
La principessa Turandot soprano
Rebeka Lokar
Teresa Romano (17, 19, 23, 25)
Il principe ignoto (Calaf), figlio di Timur tenore
Jorge de León
Diego Torre (17, 19, 25)
Gaston Rivero (23)
Liù, giovane schiava soprano
Erika Grimaldi
Natalia Pavlova (17, 19, 23, 25)
Timur, re tartaro spodestato basso
In-Sung Sim
L'imperatore Altoum tenore
Antonello Ceron
Ping, gran cancelliere baritono
Marco Filippo Romano
Pang, gran provveditore tenore
Luca Casalin
Pong, gran cuciniere tenore
Mikeldi Atxalandabaso
Un mandarino baritono
Roberto Abbondanza
Il principe di Persia tenore
Joshua Sanders
Prima ancella soprano
Sabrina Amè
Paola Lopopolo (17, 19, 23, 25)
Seconda ancella soprano
Manuela Giacomini
Cristiana Cordero (17, 19, 23, 25)
Direttore d'orchestra
Gianandrea Noseda
Regia, scene, costumi, coreografia e luci
Stefano Poda
Regista collaboratore e assistente
Paolo Giani Cei
Maestro dei cori Claudio Fenoglio
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Coro di voci bianche del Teatro Regio e
del Conservatorio "G. Verdi"
Durata: 2h 45'
35' (Atto I), 30' (intervallo), 45' (Atto II),
25' (intervallo), 30' (Atto III)
Prossime repliche
questa sera, mercoledì 24 Gennaio 2018 ore 20
domani sera, giovedì 25 Gennaio 2018 ore 20
Turandot sarà visibile in streaming gratuito per sei mesi a partire dal 25 gennaio su www.operavision.eu