Nel 1923 veniva pubblicato in Austria, quindi in lingua tedesca, il libro che avrebbe dato immortalità allo scrittore ungherese Felix Salten: Bambi, eine lebensgeschichte aus dem walde da cui Walt Disney trasse il suo capolavoro animato, giunto sugli schermi statunitensi nel 1942.
Adesso, dopo più di ottant’anni da quel classico di una poesia inarrivabile, il cineasta francese Michel Fessler – che da sceneggiatore ha lavorato tra gli altri a film come La marcia dei pinguini o La quercia e i suoi abitanti – è tornato al testo originale sulla vita del cerbiatto più famoso di sempre, per esordire alla regia di un lungometraggio con Bambi, una vita nei boschi, col titolo intero traduzione letterale di quello del romanzo originale, ora è nelle sale e nelle arene estive italiane distribuito da Lucky Red.
La storia è nota: l’avventura della crescita del cucciolo di cerbiatto, in armonia con l’ambiente naturale a cui appartiene, in cui ogni bimbo si può identificare. Partendo dalla nascita, con l’infanzia in cui il piccolo vive in simbiosi con la mamma, il racconto del ciclo della vita arriva fino all’età adulta, con la battaglia per l’accoppiamento e il perpetuarsi della specie accanto ai suoi piccoli, che chiude il cerchio col passaggio a una nuova generazione. Pensato rivolgendosi al pubblico dei più piccoli, il film sceglie la forma del documentario a cui la sola voce narrante costruisce addosso significati narrativi, con emozioni antropomorfe proiettate sui naturali comportamenti dei bellissimi protagonisti. Una precisa encomiabile scelta di campo quella di filmare la realtà che, di questi tempi in cui abbondano orribili creature digitali – anche eccessive sul piano del realismo fotografico, ma sterili nell’assenza di una qualsiasi loro essenza – dà ai piccoli spettatori la possibilità di guardare la bellezza del creato, in stagioni e luoghi selvatici solitamente preclusi al loro sguardo.

Questo il principale, prezioso, valore intrinseco di un progetto che invita così i bambini a guardare la Natura con curiosità e ad amarla in tutta la sua crudele magnificenza, anche se, va detto, ogni criticità cruenta – quella del rapace che plana inseguendo il coniglio, ad esempio – è giustamente epurata dal contesto e non giunge mai a mostrare l’esito finale della caccia, lasciando all’età adulta la dolorosa scoperta della divisione del mondo animale in prede e predatori.

Bambi, una vita nei boschi sceglie sì di non mostrare brutalità insite nella Natura, ma nonostante questo riesce a non deragliare mai nella leziosità, pur ritraendo una visione delle dinamiche di sopravvivenza tra specie contrapposte, tutto sommato, edulcorata. Inevitabile qualche banalità del testo nella voce narrante con le sue considerazioni spicciole, ma l’intento di stimolare attenzione e rispetto per gli animali, abolendo finalmente l’arrogante visione di una supremazia umana su tutte le altre creature, è un valore etico assolutamente fondamentale da promuovere.

Nella splendida fotografia di Daniel Meyer, veterano nelle riprese di animali inseriti nel loro habitat e autore anche delle immagini del bellissimo Human di Yann Arthus-Bertrand tra gli altri, Bambi, una vita nei boschi è un’esperienza visiva di grande dolcezza che si raccomanda di fruire sul grande schermo.
Ancor più in questo momento di saldi estivi in cui i titoli italiani ed europei sono visibili a prezzo ridotto.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Il piccolo cerbiatto Bambi, il suo ambiente naturale e un Martin Pescatore
  3. Crudeltà, bellezza e dolcezza della Natura
  4. La miriade di specie animali che circondano il piccolo Bambi
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    © 2024 MC4 / Gebeka Films / Kinology

IN COPERTINA

Il principino Bambi nella foresta
© 2024 MC4 / Gebeka Films / Kinology

courtesy Ufficio stampa Lucky Red

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Bambi, l’histoire d’une vie dans les bois
  • Regia: Michel Fessler
  • Con la voce narrante di: Mylène Farmer nella versione originale, Francesca Michielin in quella italiana
  • Con: Boubi, Faline 1, Faline 2, Julia, Tcha Tcha, Falinette, Bambou, Pif, Arthur, Nini, Quel Homme, Hip Hop, Chem
  • Soggetto: Felix Salten dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: Michel Fessler con la partecipazione di Laurence Buchmann
  • Fotografia: Daniel Meyer
  • Musica: Laurent Perez Del Mar
  • Montaggio: Laurence Buchmann
  • Scenografie: Jean-Pierre Bailly, Caroline Maret
  • Produzione: Reginald De Guillebon, Jean-Pierre Bailly, Stéphane Milliere e Marion Delord per MC4 e Gebeka Films in coproduzione con Kinology e il supporto di Canal+ e con la partecipazione di Ciné+ Ocs e C8 con il sostegno di Cineaxe 5, Cinemage 18 e Cofinova 20 con la Region Ile-de-France in partenariato con il CNC, della Region Centre-Val de Loire e dipartimento Loiret con la partecipazione di Crédit Agricole Centre Loire e il sostegno di Procirep e de l’Angoa con Sacem in partenariato con il Centre National du Cinéma et de l’Image Animée
  • Genere: Naturale
  • Origine: Francia, 2024
  • Durata: 78′ minuti