Per chi ama le mostre, ma è alla ricerca di spunti inediti di riflessione, vale la pena programmare un viaggio a Brescia dove, alla Pinacoteca Tosio Martinengo prosegue, fino a domenica 15 febbraio 2026, una preziosa monografica dedicata all’enigmatico caravaggesco Matthias Stom, olandese o fiammingo, nato forse ad Amersfoort intorno al 1600 e morto in Sicilia dopo il 1645, la cui vicenda risulta tutt’ora in gran parte sconosciuta nonostante un corpus di oltre duecentocinquanta opere – perlopiù realizzate in Italia, oggi sparse in collezioni di tutto il mondo – spesso di notevoli dimensioni, di forte impatto compositivolo e, soprattutto, la qualità espressa. Anche il cognome ha suscitato interrogativi: al nome “Stomer”, in uso fino agli anni Ottanta del Novecento, si è oggi sostituito “Stom”, grazie al rinvenimento di rare firme autografe e di alcune citazioni.

Il curatore Alessandro Papi, nel suo saggio in catalogo (edito da Skirà), esordisce: «Una mostra su Matthias Stom. La prima. O meglio, la prima in Italia, perché se si vuole essere precisi si dovrà tenere conto della piccola esposizione che fu allestita ormai più di un quarto di secolo fa, nel 1999, a Birmingham intorno all’Isacco che benedice Giacobbe conservato presso il Barber Institute of Fine Arts di quella città e acquistato appena cinque anni prima. Anche allora si trattava di pochi dipinti di Stom riuniti, solo nove, reclutati da collezioni private, da un antiquario e da musei del Regno Unito. Sebbene il pittore sia senza dubbio di caratura internazionale, che offre anche risultati più che ragguardevoli in occasione delle aste più prestigiose, nessuno ha mai provato a organizzare una grande monografica mostrando tutto il percorso di Stom con un gran numero di opere significative. Forse
continua ancora a esercitare il suo influsso quella sorta di anatema pronunciato da Nicolson: “fare una grande mostra di Stom sarebbe una catastrofe”. Nel senso che il pittore ne uscirebbe con le ossa rotte. Lo studioso anglosassone si riferiva alla omogeneità (a suo avviso eccessiva) del catalogo, così che le opere messe tutte l’una accanto all’altra avrebbero stancato il visitatore alle prese con pitture, almeno apparentemente, sempre uguali. Varrebbe la pena di provare, io credo che Nicolson, se potesse, si ricrederebbe, perché la qualità dei quadri (tutti, più o meno) è indiscutibile e i temi trattati sono vari e anche quando vengono riproposti, ciò avviene con invenzioni compositive nuove e spesso ardite. Tanto che si resta ammirati, se non sbalorditi, dalla potente immaginazione compositiva del pittore, la sua capacità di organizzare le scene, spesso in supporti di notevoli dimensioni, come accade soprattutto nelle tele siciliane, forse l’apice della parabola di Stom. Per un motivo corrispondente probabilmente si può lamentare la mancanza di un rigoroso ed esaustivo volume monografico; nessuno studioso ci ha provato (nemmeno Angheli Zalapì, che pure ha dedicato a Stom una tesi di laurea e diversi contributi successivi), forse sgomento di fronte a un complesso censimento delle opere e alla loro problematica presentazione secondo un ordine cronologico
».

L’esposizione alla Tosio Martinengo riunisce tutte le opere del pittore conservate in territorio lombardo, includendo due dipinti finora sconosciuti al pubblico, provenienti da una raccolta privata e concessi in comodato alla Pinacoteca bresciana. Manca soltanto la pala di Chiuduno (in provincia di Bergamo) raffigurante l’Assunzione della Vergine, alta quasi quattro metri e, per motivi conservativi, è stato deciso di lasciata in loco, ma, è consigliabile andare a vederla nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta (visitabile tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00).

Una mostra di studio, piccola, ma significativa perché esplora un tema (la singolare presenza di opere del pittore Lombardia) che già Longhi metteva in risalto nel 1943-4, ipotizzando un soggiorno – non verificabile e chissà se mai avvenuto – nelle zone di Bergamo o Brescia.
Matthias Stom può essere definito un pittore girovago in quanto, la sua attività, si articola in più fasi: da quella iniziale nelle Fiandre a quella romana (circa 1625-1634), decisiva per la sua formazione, durante la quale elabora un linguaggio naturalistico pur restando legato alla poetica caravaggesca. Preziose per ricostruire quel periodo sono le sei tele già appartenute alla famiglia Scotti di Roma, poi trasferite nel ramo lombardo della casata. Dopo Roma, tra il 1635 e il 1638, Stom è documentato a Napoli, dove incontra successo grazie all’introduzione di scene notturne, ancora poco diffuse in ambito partenopeo.

Pure le ragioni del trasferimento da Roma a Napoli non sono note: forse legate a motivi personali, a un cambio di committenza, o al desiderio di lavorare in un ambiente ancora sensibile al naturalismo caravaggesco. È a Napoli che nel 1637 viene accusato di eresia dal Sant’Uffizio. L’accusa, forse archiviata senza conseguenze, potrebbe tuttavia riflettere un’effettiva appartenenza al protestantesimo, in un’epoca in cui il “nicodemismo” era spesso praticato. Questo aspetto potrebbe anche spiegare la sua irregolarità familiare (quattro figli nati fuori dal matrimonio) e la scelta di non sposarsi.

Intorno al 1639, si sposta in Sicilia, precisamente a Palermo, (forse all’apice della parabola?) dove ottiene un clamoroso successo e realizza una vasta quantità di opere di grandi dimensioni, come non aveva mai fatto prima, fatta eccezione, appunto, per la pala di Chiuduno. Tra le opere di provenienza lombarda esposte a Brescia, è plausibile attribuire un’origine palermitana all’Incredulità di san Tommaso della Pinacoteca e al Cristo sulla via del Calvario dell’Accademia Carrara. Si aggiunga anche il dipinto conservato a Soncino, con un raro soggetto storico: Giuseppe Flavio predice a Vespasiano che diventerà imperatore.

Dopo il soggiorno siciliano, è documentato a Venezia tra il 1643 e il 1645, dove però ogni traccia della sua attività si perde, sebbene la sua vita non si sia conclusa in laguna, quindi il caso di Stom è quanto mai particolare per la problematicità dei limiti cronologici della sua esistenza, così come i luoghi dove tale esistenza ebbe inizio e terminò.

L’allestimento, a cura dell’architetto Valter Palmieri, crea una suggestiva parentesi all’interno del percorso permanente della Pinacoteca, nella sala abitualmente occupata dalle opere del XVII secolo, per sottolineare il legame della mostra con la Collezione museale (in virtù delle tre opere di Stom che ne fanno parte grazie ai comodati) e al contempo si crea un ponte tra la sezione rinascimentale e quella settecentesca, dedicate alla pittura di realtà.

Infatti, l’iniziativa si inserisce idealmente nel percorso di valorizzazione della pittura bresciana, il cui filone sarà ulteriormente arricchito, dal 28 ottobre al 15 febbraio 2026, dal prestito del Ritratto equestre di Giovan Carlo Doria di Pieter Paul Rubens, proveniente dalla Galleria Nazionale della Liguria, essendo probabile come, la formazione di Stom, prima del trasferimento a Roma, si fosse svolta nelle Fiandre, a contatto con importanti maestri locali, su tutti Pieter Paul Rubens. Lo confermano la tavolozza particolarmente luminosa e la consistenza liquida di alcune sue prove, da ricondurre all’influenza del caposcuola d’Anversa.

La rassegna è completata da un catalogo Skira che raccoglie, la prima pubblicazione internazionale così completa su questo autore, un centinaio di capolavori dell’artista (da musei di tutto il mondo, da collezioni private e dal mercato antiquario) e da un Dossier (Giunti) dedicato al maestro e firmato dal curatore stesso Gianni Papi.

Dettagli

Didascalie immagini

(cortesy Ufficio stampa CLP Relazioni Pubbliche)

  1. Matthias Stom, Cristo fra i dottori,
    olio su tela, cm 106 x 182, collezione privata © Fotostudio Rapuzzi
  2. Matthias Stom, Negazione di san Pietro,
    olio su tela, cm 51 x 84, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo (in deposito da una collezione privata) © Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia/Fotostudio Rapuzzi
  3. Matthias Stom, Esaù vende la primogenitura a Giacobbe,
    olio su tela, cm 51 x 84, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo (in deposito da una collezione privata) © Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia/Fotostudio Rapuzzi
  4. Matthias Stom, Incredulità di san Tommaso,
    olio su tela, cm 121 x 172, collezione privata © Fotostudio Rapuzzi
  5. Matthias Stom, Dedalo mette le ali a Icaro,
    olio su tela, cm 121,5 x 161, collezione privata; © Fotostudio Rapuzzi
  6. Matthias Stom, Cristo sulla via del Calvario,
    olio su tela, cm 153 x 141, Bergamo, Accademia Carrara © Fondazione Accademia Carrara, Bergamo
  7. Matthias Stom, Vespasiano libera dalle catene Flavio Giuseppe,
    olio su tela, cm 246 x 145, Soncino, Santa Maria Assunta © Diocesi di Cremona, Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici ed Edilizia di Culto/Fotostudio Rapuzzi
  8. Matthias Stom, Ragazzo che accende una candela soffiando su un tizzone,
    olio su tela, cm 72 x 58, Bergamo, Accademia Carrara © Fondazione Accademia Carrara, Bergamo
  9. Matthias Stom, Uomo con boccia di vetro a lume di candela,
    olio su tela, cm 72 x 58, Bergamo, Accademia Carrara ©Fondazione Accademia Carrara, Bergamo

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Pinacoteca Tosio Martinengo - Piazza Moretto, 4 - Brescia
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Fino al: 15 Febbraio, 2026