Promossa e prodotta dal Comune di Milano e organizzata da Palazzo Reale con la collaborazione del Castello Sforzesco, nella Sala delle Cariatidi prosegue, fino al prossimo 8 gennaio 2023, la mostra a ingresso gratuito che permette di apprezzare l’arte e l’inventiva di Michelangelo attraverso il confronto di tre calchi otto-novecenteschi, in ideale continuità con quella conclusa la scorsa estate al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze.
Curata da Giovanna Mori, Domenico Piraina e Claudio Salsi, nata dalla sinergia tra Comune di Milano, Comune di Firenze e Musei Vaticani “Le Pietà di Michelangelo. Tre calchi storici per la Sala delle Cariatidi” ha un allestimento – firmato da Massimo Chimenti – formato da tre lunghi teli dispiegati per tutta l’altezza della sala e dal grande impatto visivo. Questo particolarissimo sfondo alle Pietà ne amplifica la forte valenza estetica e il senso religioso evocato dallo scultore in tre diverse fasi della sua vita nell’arco di oltre sessant’anni, il maturare dei sentimenti, la dimostrazione di come un medesimo dramma possa raggiungere esiti così diversi quando a eseguirlo è lo scultore più grande immerso nel tempo e nel divenire.

Dall’ispirazione del giovane e ambizioso artista che scolpì il proprio nome sul petto della Madonna vaticana, all’immedesimazione personale dell’anziano artista, che in quella del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, si raffigura nelle sembianze di Nicodemo. Vicino alla morte ebbe a meditare intensamente sulla Passione di Cristo, come palesò in un disegno coevo della Pietà, donato alla marchesa di Pescara Vittoria Colonnadove scrisse la frase dantesca: “Non vi si pensa quanto sangue costa” (Paradiso XXIX, 91). Risultato sublime di questa interazione spirituale fu la Pietà Rondanini, la cui estrema bellezza rifulge nel tramonto della figura. 
Tali esempi raccontano la geniale sensibilità raggiunta nel corso della sua lunga vita. Dal grandioso lavoro giovanile di impronta classicista, l’appena ventenne Michelangelo mise mano nel 1498 all’esecuzione del contratto che richiedeva esplicitamente “una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio”. La scultura sprigiona una bellezza magniloquente, perfetta, in linea con la prima produzione del Maestro. Rispetto al viso della Madonna ritenuto da alcuni troppo giovane, l’artista si difese, all’epoca, affermando che sono proprio la purezza e la santità a preservare gioventù e bellezza.

Quando scolpì la Pietà Bandini, tra il 1547 e il 1555, era profondamente cambiato come uomo e come artista, in crisi al punto di voler abbandonare la sua ragione di vita. Il sentimento che domina questi lavori è totalmente differente, lo stile diventa meno ridondante proprio in considerazione del destino umano della sofferenza, della morte, della resurrezione. La storia di questa Pietà è lunga e tormentata. Il marmo, pieno di impurità e troppo duro, non permetteva di completare l’opera arrivando a spezzare un arto del Cristo e, successivamente, a prendere a martellate la statua rompendola in più punti.
Alla Rondanini, ora al Castello Sforzesco, Michelangelo lavorò fino a poco prima di morire e, nel “sublime non finito”, vi si alternano parti concluse a parti non terminate o non lavorate affatto. Una composizione statuaria capace di coinvolgerci e, come acutamente scritto da Luigi Serenthà “nel movimento inarrestabile del corpo del Cristo morto dentro il corpo della Madre”.

Passando ai calchi, quello della Pietà di San Pietro della Città del Vaticano, fu realizzato nel 1975 all’interno del Laboratorio Calchi e Gessi dei Musei Vaticani da Ulderico Grispigni. L’occasione della sua realizzazione giunse in un momento drammatico per la Pietà ovvero l’atto vandalico del 1972 ai danni della scultura, che resero necessaria la preparazione di un nuovo calco.
Quello di Santa Maria del Fiore, conservato nella collezione della Gipsoteca fiorentina dell’Istituto d’Arte di Porta Romana, risale al 1882 circa e si deve al formatore fiorentino Oronzo Lelli.
Infine, quello della Pietà Rondanini fu commissionato nel 1953 al formatore milanese Cesare Gariboldi, allo scopo di determinare al meglio e in totale sicurezza, durante le prove di allestimento della statua in marmo, l’ubicazione ideale per la scultura, conservata dal 1952 nel Castello Sforzesco, in mostra dopo una accurata pulitura, è conservato nei depositi del Museo d’Arte Antica.

In occasione dell’esposizione è stata promossa un’attenta ricerca documentaria e iconografica sulle tre Pietà, finalizzata a creare un racconto visivo in grado di presentare episodi della storia recente che hanno avuto per protagoniste le sculture michelangiolesche: restauri, allestimenti e trasferimenti immortalati da vive testimonianze come scatti e filmati d’epoca, provenienti da importanti archivi e fototeche italiane che hanno collaborato al progetto.
Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, si avvale dei testi del Comitato Scientifico e dei curatori e presenta importanti saggi e schede.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Sala delle Cariatidi
    nella fase Dettagli d’autore vengono proiettate gigantesche immagini sui sudari che fanno da sfondo a ciascuna opera
  2. calco della Pietà di San Pietro della Città del Vaticano
  3. calco della Pietà Bandini di Santa Maria del Fiore a Firenze
  4. calco della Pietà Rondanini del Castello Sforzesco

In copertina un particolare del
calco della Pietà di San Pietro della Città del Vaticano

Orari di visita

martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica: 10.00 – 19.30
giovedì: 10.00 – 22.30
lunedì chiuso

Ingresso gratuito

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale - Piazza del Duomo, 12 - Milano
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