“Il mio mestiere è fare fotografie e le fotografie non possono rappresentare le metafore.
Le fotografie mostrano, non dimostrano”.
La frase trova perfetta corrispondenza in una delle fotografie più note di un artista contemporaneo, scattata a Beirut nel 1976 durante la guerra civile libanese, dove un combattente cristiano maronita imbraccia, in posizione di tiro, un fucile automatico Colt M16, sul calcio una decalcomania, ovale, della Madonna.

Curata da Fabio Achilli e Denis Curti, prosegue fino al 22 gennaio 2022 a Still Fotografia di Milano, “Non chiamatemi maestro” la mostra di Ferdinando Scianna con cinquanta immagini che ne raccontano la carriera.
Primo italiano ammesso nel 1982 alla Magnum, introdotto da Cartier Bresson nella leggendaria agenzia fondata da Robert Capa e dallo stesso Cartier-Bresson, basterebbe questo per comprendere l’ossimoro scelto per il titolo.

Un percorso espositivo che, attraverso molte delle sue fotografie più iconiche – dai viaggi in Spagna, America Latina, New York, Parigi alla sua amata Sicilia dove è nato nel 1943 – evidenzia la sua non comune perizia narrativa e l’abilità nella nobile arte dell’aforisma.

Un lungo percorso artistico declinato attraverso tematiche quali la guerra, i frammenti di viaggio, le esperienze mistiche, la religiosità popolare, legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. Ha ricevuto numerosi e importanti premi internazionali, pubblicato oltre sessanti volumi lavorando nel reportage, nel ritratto, nella moda e nella pubblicità.

Navigare tra le sue frasi, così come tra le sue fotografie, è un viaggio appassionante: “Le mie immagini, e non soltanto quelle siciliane, sono spesso molto nere. Io vedo e compongo a partire dall’ombra. Il sole mi interessa perché fa ombra. Immagini drammatiche di un mondo drammatico”.

La Sicilia, isola meravigliosa e complessa, attraversata da millenni di civiltà diverse dove, l’assonanza dei cognomi, Scianna e Sciascia, lascia intravedere una comune lontana matrice araba. Considerato l’uomo-chiave della sua esistenza, il sodalizio con Leonardo ebbe inizio nel 1964 quando lo scrittore vide delle foto di feste religiose esposte al circolo culturale di Bagheria e lasciò un biglietto di complimenti.

Ferdinando ne divenne amico e collaboratore, arrivando a definirlo “un secondo padre”. Sciascia scrisse molte introduzioni delle mostre di Scianna: da “Feste religiose in Sicilia”, che ottenne un premio nel 1966 a “Les Siciliens” del 1977.

Tante altre sono le personalità che hanno dedicato un pensiero al suo lavoro fotografico, a partire da Goffredo Fofi, che nel testo sul catalogo della mostra “Ferdinando Scianna – Viaggio Racconto Memoria” (Marsilio, 2018) scrive: “Il lavoro fotografico di Scianna lo fa pensare a Hemingway e chiaramente a Sciascia, suo mentore ed “esortatore”.

Sicilia incarnata dalla modella Marpessa Hennink, protagonista sul catalogo di una nota casa di moda realizzato, appunto, nell’isola, che gli fece scoprire una vena teatrale da messa in scena, che però scaturiva dalla realtà, dalla strada, come in tutti i suoi scatti. Una moda attuale, intesa come una ragazza vestita in un certo modo che vive nel mondo, non in uno studio di posa con luce artificiale.