Resterà allestita fino a domenica 11 gennaio 2026, la mostra di Natale a Palazzo Marino – appuntamento tradizionale che ogni anno regala ai milanesi e ai turisti, un’esposizione straordinaria, gratuita, allestita in Sala Alessi, storico salone di rappresentanza del Comune di Milano – per ammirare uno dei più grandi capolavori del Rinascimento italiano: il Polittico di Monte San Martino di Carlo e Vittore Crivelli. Opera del Quattrocento che raramente ha lasciato la sua sede originaria nella chiesa di San Martino Vescovo della provincia di Macerata, la complessa “macchina” pittorica, datata intorno al 1490, è composta da dieci tavole con una predella raffigurante Cristo benedicente tra i dodici apostoli. Al centro, la Vergine con il Bambino evoca il Mistero natalizio, esperienza artistica e spirituale che unisce bellezza, storia e conoscenza (spirito che si ritrova anche con l’iniziativa ‘Natale nei borghi’, alla scoperta dei tesori storico-artistici custoditi nei quartieri più periferici della città).

Nei suoi oltre cinque secoli di storia, il polittico è stato spostato solo tre volte: Ancona 1950, Fermo 1951 e Venezia 1961 pertanto, questo allestimento, è un evento straordinario, reso possibile grazie a un articolato lavoro di collaborazione istituzionale e culturale tra enti e amministrazioni. I fratelli Crivelli erano originari di Venezia, crocevia commerciale e artistico del Quattrocento insieme a Firenze. I collegamenti tra la Repubblica veneziana, le coste adriatiche e i centri manifatturieri dell’Appennino umbro-marchigiano favorivano gli scambi e il movimento di artisti. Carlo e Vittore Crivelli soggiornarono infatti anche a Zara, una delle principali città della Dalmazia, che in quel periodo era sotto il dominio veneziano, ma operarono prevalentemente nelle Marche. Qui realizzarono, di solito lavorando separatamente, numerosi polittici dorati, in maggioranza conservati oggi in importanti musei nazionali e internazionali. Il polittico della chiesa di Monte San Martino è l’unica opera realizzata insieme dai due fratelli: iniziato da Carlo, che interruppe il lavoro per motivi sconosciuti, l’altare fu completato successivamente dal fratello minore, figura meno nota nel panorama artistico.

Milano è profondamente “crivellesca”, soprattutto per Napoleone che ordinò il trasferimento dall’Italia centrale di molte tavole di Carlo Crivelli: una quindicina di queste sono custodite alla Pinacoteca di Brera, due si trovano al Castello Sforzesco e altre due al Museo Poldi Pezzoli.
L’allestimento scenografico, ideato dall’architetto Corrado Anselmi, prevede una vera e propria macchina visiva posta al centro della Sala Alessi, pensata come un elemento autonomo rispetto all’ambiente che la ospita. Questa scelta consente una fruizione dinamica e circolare, offrendo al pubblico due momenti distinti di incontro con l’opera. In un primo percorso, all’interno di uno spazio volutamente semibuio, il visitatore è accolto da una grande struttura espositiva che si apre come una libreria luminosa: una sequenza di immagini ad alta definizione dei dettagli del Polittico dei Crivelli, che si accendono progressivamente, guidando lo sguardo attraverso i principali temi iconografici e storici. Esperienza immersiva che non mostra l’opera nella sua totalità, ma ne rivela la finezza dei particolari, invitando a una visione più lenta e consapevole.

L’intento è quello di educare lo sguardo, favorendo una comprensione profonda del linguaggio pittorico dei Crivelli, in cui ogni dettaglio assume valore narrativo e simbolico. Solo al termine di questo percorso, il pubblico giunge davanti al Polittico nella sua integrità, collocato in una grande nicchia di luce diffusa che evoca le proporzioni e l’atmosfera della cappella originaria di Monte San Martino. La visione d’insieme dell’opera, dopo l’esperienza analitica dei singoli dettagli, diventa così un momento di sintesi e di emozione: un ritorno all’unità dopo l’osservazione, un modo per restituire a ciascun visitatore un rapporto personale con il capolavoro.