Grazie all’Expo è stato pensato un programma estivo di ricerca di artisti che abitano e vivono nei vari continenti della Terra e che riescono a interpretare il loro mondo per farlo capire agli altri: questo è uno degli scopi che sta portando avanti il Padiglione di Arte Contemporanea (PAC) di Milano. Negli anni passati si è vista prima la Cina (2015) poi Cuba (2016) e lì ora è aperta una mostra davvero insolita curata da Adelina von Fürstenberg e, per le performance e i video, da Ginevra Bria.
Il titolo “Africa. Raccontare un mondo” già specifica qual è lo scopo per il quale è stata allestita (rimane aperta sino all’11 settembre 2017) cioè gli artisti selezionati raccontano ognuno alla propria maniera l’esistenzialità, l’economia, la religione e la politica dei paesi al di sotto del Sahara dove loro sono nati e dove lavorano.
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Gli artisti sono stati scelti anche per la multi-diversità dei loro metodi di lavorare così in mostra ci sono disegni, dipinti, sculture, fotografie, video installazioni provenienti da collezioni internazionali o private o pubbliche con il contorno di performance che spiegano quella che è l’intima realtà e la memoria dei loro paesi affinché niente cada nell’oblio.
Le opere sono state idealmente riunite sala dopo sala seguendo quattro temi “Dopo l’indipendenza, “Introspezione Identitaria”, “Generazione Africa“ e “Il Corpo e le Politiche della Distanza”.
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L’ultimo settore è particolarmente interessante in quanto è rappresentato da artiste africane contemporanee (Nathalie Anguezomo Mba Bikoro – Gabon, Gabrielle Goliath – Sud Africa, Ato Malinda – Kenya, Zanele Muholi – Sud Africa, Tracey Rose – Sud Africa, Berni Searle – Sud Africa) che considerano la distanza “elemento di narrazione fisica e gestuale che rivela il rapporto delle artiste con il concetto di prossimo e con le trasformazioni della società di cui il corpo diventa testimone, un vero emblema”.
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Le semplici e contemporaneamente elaborate creazioni di queste artiste vogliono sicuramente raccontare traducendolo il compito etico di fare il ritratto alla giustizia sempre in movimento per raggiungere così la personificazione di come vivono e si muovono le minoranze culturali e religiose. E’ molto evidente la volontà di fare in maniera che gli spettatori si chiedano se sono capaci di pensare alla femminilità come legame tra la personale visione dell’Africa e la realtà. Forse è utile a questo scopo notare che la maggioranza delle artiste è del Sud Africa.
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La creazione rituale di maschere è completamente cambiata forse per confermare all’universo delle persone e magari anche a se stessi che ormai la globalizzazione ha coinvolto tutto il mondo e la velocità dei cambiamenti appartiene alla ricerca dell’usufruire allegramente degli scarti di oggetti considerati quasi inutili prodotti dalla popolazione oppure rifiutati perché simbolo di asservimento possono trovare una nuova esistenza se si è capaci di capirli.
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Ricordando che alla fine degli anni ottanta nascono le prime Biennali africane che influenzano gli insegnamenti nelle scuole d’arte del continente, perché scoprono e vengono influenzati dalla maniera di lavorare degli artisti europei e americani, senza dimenticare le origini e puntando comunque a rendere evidenti i problemi sociali, le guerre, i genocidi, la povertà, l’AIDS, la corruzione politica e tutte le problematiche dell’Africa attuale coniugando in un’unica opera la tradizione e la modernità che sono continuamente in evoluzione.

Dettagli

Orari:
mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30- 19.30
martedì e giovedì 9.30-22,30
chiuso lunedì


Catalogo: Silvana Editoriale cutato da Ginevra Bria

 

Malala Andrialavidrazana, ( Madagascar) Figures 1850, Various Empires, Kingdoms, States and Republics 2015, pigment print on Hahnemuehle cotton rag, laminated on aluminium and framed under glass, cm 116 x 148,7 x 5 courtesy private collection Malala Andrialavidrazana, ( Madagascar) Figures 1850, Various Empires, Kingdoms, States and Republics 2015, pigment print on Hahnemuehle cotton rag, laminated on aluminium and framed under glass, cm 116 x 148,7 x 5 courtesy private collection Peter Hugo, (Sud Africa) Genocide site, Ntarama Catholic Church, Rwanda, III, 2004, lambda print mounted on aluminium, cm 93 x 112 courtesy private collection, Ginevra Barthélémy Toguo (Camerun) Road to Exile, 2015. Installation view, various dimensions courtesy Galleria Lelong, Paris and Barthélémy Togue, Camerun / Ato Malinda(Kenya): On Fait Ensemble single-channel HD- J.D.'Okhai Ojeikere (Nigeria): Onile gogoro or akaba, 1975 gelatin silver print, cm 70 x 60.5 x 1.9 / Ife Bronze 1972, gelatin silver print, cm 70 x 60.5 x 1.9 / Onile gogoro or akaba, 1975 gelatin silver print, cm 70 x 60.5 x 1.9 (courtesy CAAC- The Pigozzi Collection, Ginevra) Romuald Hazoumé (Benin): Bagdad City, 1992 plastic can, loud speakers and various electronical elements, cm 51 x 50 x 21 / Red Chicken, 1999 1999, mixed media, cm 28 x 18,5 x 19 / Miss premier, 2001 mixed media, cm 39 x 33 x 17 / (courtesy CAAC- The Pigozzi Collection, Ginevra )

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Fino al: 20170910