Erano circa le sei del pomeriggio in calle Argentina a MedellIn quel fatale 25 agosto 1987 quando il medico, professore universitario e attivista per i diritti umani Héctor Abad Gómez cadeva sotto i colpi di ignoti sicari. Arrivato sul posto, posando le labbra l’ultima volta sulla fronte del padre suo figlio trovò il corpo ancora caldo, ma nella memoria con l’insondabile volubilità imprevedibile che la contraddistingue si è cancellato il ricordo preciso di quel momento ferale, forse per difesa, per quel meccanismo interno che tenta sempre di salvaguardarci dal dolore, e solo è rimasto tangibile un foglietto di carta emerso dalle tasche di quel corpo senza vita; ‘Siamo già l’oblio che saremo’ recita la prima riga di una poesia sulla morte, trascritta chissà da quale fonte solo poche ore prima dell’incontro col proprio destino.
Nel volume Una poesia in tasca – edito adesso in Italia da Lindau – lo scrittore Héctor Abad Faciolince, figlio del dottore assassinato in quella violenta stagione di sangue nella storia della Colombia, ha raccontato anni dopo la lunga ricerca per acclarare senza titubanze origine e paternità di quei versi, che l’ultimo messaggio autografo di suo padre conclude con le iniziali JLB.
Una vera e propria indagine poliziesca protratta per anni, portata avanti tra labili indizi e conclamate reticenze, con l’aiuto dal freddo nordico della Finlandia di una collaboratrice che ha scelto di restare anonima, in una ricerca che abbracciando almeno tre continenti ha visto coinvolti artisti e intellettuali in qualche modo legati a Jorge Luis Borges, il poeta indiziato numero uno come autore della poesia per la corrispondenza delle iniziali puntate con il suo nome.

Un’avventura piena di riflessioni interessanti sulla natura effimera della verità, quasi mai nitida e ben delineata come la versione redatta a tavolino di un alibi, ma ricostruita in modo vago, frammentario e inesatto dall’inaffidabilità della memoria, che tende nel tempo a sostituire gli eventi reali con il suo racconto, narrato nell’immediato per strappare il ricordo all’oblio. Un viaggio avvincente come un romanzo, che si colloca in uno spazio intermedio tra la cronaca dei fatti e l’invenzione letteraria, ma capace alla fine e nonostante tutto di dare soluzione e risposta certa all’enigma, reso importante dalle contingenze del ritrovamento.


Sito web:https://www.lindau.it/Libri/Una-poesia-in-tasca


Dettagli

Didascalie immagini

  1. Copertina del volume
  2. Lo scrittore Héctor Abad Faciolince seduto a terra con i familiari accanto al corpo senza vita del padre
    (fonte)

IN COPERTINA
Héctor Abad Faciolince seduto a fianco del padre senza vita, 25 agosto 1987
(fonte)


Héctor Abad Faciolince
Una poesia in tasca
pagine 88
Lindau