Curatore dell’archivio di Bobbio e direttore del Centro studi Piero Gobetti, Pietro Polito è storico delle idee: i suoi principali interessi sono il Novecento “ideologico” italiano e il problema della pace, con particolare riguardo alla nonviolenza e all’obiezione di coscienza; dal 13 giugno è in libreria con “Preferirei di No. Fuori la guerra dalla storia” pubblicato da Edizioni di Storia e Letteratura.

Nella sua prefezione al volume, Luigi Ferrajoli, scrive: “Questo breve resoconto delle vicende legate all’obiezione di coscienza al servizio militare in Italia offertaci da Pietro Polito ripercorre un pezzo, sicuramente tra i più rilevanti, della storia del pacifismo italiano: una storia non teorica, ma pratica, avvenuta attraverso la disobbedienza civile, per molti anni pagata dagli obiettori con il carcere. Come scrisse nel 1959 in una pagina illuminante Ada Prospero Marchesini Gobetti, ricorda Polito, «accanto ai valori del rispetto e della giusta obbedienza», esistono anche i valori «della ribellione e della disobbedienza». Il dovere morale della disobbedienza ricorre, come nel caso esemplare dell’obiezione di coscienza a impugnare le armi, allorquando le leggi entrano in conflitto radicale con fondamentali principi morali, quale è quello espresso dal precetto «non uccidere». Ma questo dovere morale va riconosciuto anche sul piano giuridico allorquando il valore in nome del quale viene esercitata l’obiezione è un principio costituzionale. È appunto il caso del valore della pace, proclamato dall’articolo 11 della nostra Costituzione secondo cui «l’Italia ripudia la guerra», essendo la guerra la negazione al tempo stesso del diritto, della morale e della ragione. È su questa base che il nostro ordinamento ha dovuto riconoscere giuridicamente il diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare con la legge nr. 772 del 15 dicembre 1972, che ha consentito agli obiettori l’ammissione a un «servizio civile sostitutivo, per un tempo superiore di otto mesi alla durata del servizio di leva cui sarebbero stati tenuti.»“
In questo momento storico dove pervadono crudeltà, distruzioni e l’incapacità di concepire alternative alla guerra, appare complesso provare a immaginare come sottrarsi allo status.
Il volumetto di Pietro Polito raccoglie la sfida proponendo una riflessione, ripercorrerendo la storia delle generazioni che, attraverso una lotta durata tre quarti di secolo, si impegnarono per il diritto all’obiezione di coscienza, con l’intento di ricordare le voci, le idee e la determinazione di coloro che per primi scelsero coraggiosamente di dire “No” alla violenza.