Fare lo scrittore era il mestiere perfetto. E come si faceva? Vivendo. Senza orari, osservando gli altri, provando a capire le loro motivazioni. Così finché non fosse arrivato il momento giusto: quel brivido inconfondibile. E, nella solitudine della notte, avresti scritto il romanzo tutto di un fiato. Invece niente. Pigiama. Computer. Biscotti”.
Chi si trova a lavorare con le parole – scrittore, giornalista et similia – fantastica spesso sul supposto romanticismo di questo mestiere, sullo scrivere in preda ad una sorta di furore mistico, all’ispirazione che arriva con la forza di un tuono, alle parole che sgorgano irrefrenabili dalla mente alla carta.
E invece no. Lo sapeva Thomas Edison, che il genio è 1% ispirazione e 99% traspirazione, e lo conferma Alberto Madrigal, fumettista, freelance, precario, casalingo, marito e neo papà, nel suo nuovo fumetto, Pigiama computer biscotti (Bao Publishing), che è appunto la storia di uno scrittore alle prese con il suo nuovo libro e con un’ispirazione che, pur accompagnandolo (quasi) sempre, non è sufficiente da sola ad andare avanti. Perché a volte, per esempio, si riaffaccia la paura che fare fumetti non sia sufficiente e che, volendo metter su famiglia, sia meglio mettere da parte quella passione che solo in alcuni casi fortunati si trasforma in un lavoro vero. Tutto questo Alberto lo racconta nel libro, che è quindi la storia stessa della sua (travagliata) nascita e della sua pubblicazione. Ma è anche e soprattutto la storia della nascita di suo figlio, che gli sconvolge la vita anche se poi, alla fine, riesce comunque a portarlo con sé, una domenica mattina, al caffè. E sì, vi ho raccontato la fine, ma leggetelo lo stesso, ne varrà comunque la pena.

Alberto Madrigal

Pigiama computer biscotti 

Bao Publishing 

pp. 184

Dove e quando