Il pittore Piero di Giovanni Bonaccorsi, detto Perino o Perin del Vaga (Firenze, 23 giugno 1501 – Roma, 19 ottobre 1547) fu allievo prima a Firenze di Ridolfo del Ghirlandaio e, successivamente a Roma, collaboratore di Raffaello.

Come Giulio Romano anche Perino del Vaga non proseguì l’eredità raffaellesca di mantenere l’armonia e l’equilibrio in quanto, evoluto il naturalismo quattrocentesco, nel nuovo ruolo di pittore di corte alleggerì le forme rendendole più brillanti con l’intento di dare alla decorazione contenuti intellettualistici per accentuarne la funzione simbolica.

Di lui, Giuliano Briganti, scrisse: «…dai colleghi della cerchia raffaellesca per una fantasia più accesa, per un fare più estroso e bizzarro, per quel suo stile corsivo, deformato entro moduli di un’esasperata eleganza che ben presto si allontana dal raffaellismo più statico e classicheggiante».
Michelangelo aveva terminato da poco il Giudizio universale quando, nel 1542, papa Paolo III Farnese incaricò il proprio pittore di corte di concepire un basamento in arazzo che avrebbe dovuto completare l’opera affrescata dal Buonarroti sulla parete d’altare della cappella Sistina.

La «spalliera» di Perino del Vaga non fu mai realizzata forse per le censure in quel tumultuoso periodo antecedente il Concilio di Trento, ma, il modello dipinto su tela, rimase in Vaticano per poi ricomparire, negli anni trenta del Seicento a Imola dove, il cardinale Bernardino Spada, lo comprò per il suo palazzo romano, oggi sede della Galleria Spada, nella quale si conserva.

Mutandone la destinazione, l’opera fu appesa nello studio del cardinale, con funzione di fregio, in alto su una delle pareti, e integrata con repliche ordinate ad artisti francesi e italiani per completare l’allestimento.

Di lettura fluida, un bel volume, edito da Officina Libraria e curato da Barbara Agosti e Silvia Ginzburg, offre un’analisi approfondita e ampiamente illustrata della spalliera del Giudizio. Per la prima volta sono indagate le vicende storiche della tela per focalizzare sul particolare significato di questa invenzione nel percorso di Perino e nel serrato dialogo, durato l’intera sua esistenza, con il mondo creativo di Michelangelo. Si arriva così a palesare quanto fosse importante la componente ornamentale per il Buonarroti, apparentemente antitetica alla dimensione eroica che ha segnato la riscoperta della sua figura e della sua opera.

Il libro riflette altresì il ruolo decisivo di Perino nella trasmissione. alla successiva generazione di artisti, di una lezione michelangiolesca filtrata da altri modelli e non passivamente imitata.

Si apprende come la fortuna dell’invenzione della spalliera, tra il Sedicesimo e Diciassettesimo secolo, venne seguita attraverso l’esame – mai studiato prima delle due autrici – di un gruppo di disegni di mano di vari artisti, ricostruendo sequenze di derivazioni che ne attestano il successo ancora in piena età barocca, come mostra il caso di Pieter Paul Rubens.

A conclusione un consistente regesto di fonti e documenti, editi e inediti, relativi all’ultimo decennio di attività di Perino utilissimo per ben collocare l’impresa della spalliera entro la stagione tanto straordinariamente prolifica, e carica di conseguenze, trascorsa nella Roma farnesiana.

Dettagli

Perino del Vaga per Michelangelo
La spalliera del Giudizio universale nella Galleria Spada

a cura di Barbara Agosti e Silvia Ginzburg
pagine 168
Officina Libraria978-88-3367-108

Sommario

  • E. Gabrielli, A. Capriotti, Presentazioni
  • B. Agosti, S. Ginzburg, Premessa
  • S. Ginzburg, Perino su Michelangelo, 1
  • B. Agosti, Perino su Michelangelo, 2
  • M. Corso, A. Geremicca, Perino del Vaga: la spalliera per il Giudizio universale di Michelangelo
  • L. D’Amici, Fortuna dell’invenzione di Perino per la spalliera tra Cinque e Seicento: le testimonianze grafiche
  • B. Agosti, G. Antoni, V. Balzarotti, S. Quagliaroli, Regesto della vita e delle opere di Perino del Vaga 1537-1547