
Dopo la Gioconda e la Volta della Cappella Sistina, la Tempesta – realizzata da Giorgione tra il 1506 e il 1508 – è al terzo posto tra le opere oggetto di interpretazione, dispute tra studiosi (circa una settantina) e saggi critici.
La Casa Editrice Olschki, ha recentemente pubblicato La «Tempesta» di Giorgione e il suo programma iconologico derivato dalla «Teogonia» di Esiodo. Il poeta, Amaltea, Zeus bambino e le muse un erudito e minuzioso saggio scritto da Warren Kirkendale sulla base dello straordinario lavoro di instancabile ricerca della moglie Ursula scomparsa nel 2013.
Ursula Kirkendale aveva conseguito il dottorato in musicologia storica a Bonn e insegnato in importanti università americane fino a quando, nel 1971, un ictus ha posto fine alle lezioni, ma non ai suoi studi. Il marito, dottore di ricerca a Vienna, poi entrambi residenti a Roma, è stato professore di storia della musica in diversi atenei e continua a svolgere attività di ricerca.
Insieme si sono occupati, tra le altre cose, dell’arte del Cinquecento a Firenze e a Roma.
E’ davvero toccante leggere con quanta devozione Warren abbia incoraggiato e sostenuto il lavoro di Ursula nonostante l’oggettiva difficoltà della malattia e cosa ha fatto, dopo, per pubblicare il volume.
Al di là del valore scientifico dei contenuti, chi crede veramente nella forza dell’Amore, non può esimersi dal leggere questo saggio che, per sua natura è impegnativo, ma, poche pagine per volta, può essere apprezzato da chiunque viva portando sempre con sé un nuovo libro.
Per tornare al valore del lavoro di Ursula e Warren Kirkendale, un’antica fonte letteraria greca chiarisce l’enigma della cosiddetta ‘Tempesta’ di Giorgione e rende insostenibili tutte le numerose interpretazioni. Si tratta della Teogonia di Esiodo, pietra miliare nella storia della letteratura mondiale, stampata in greco per la prima volta nel 1495 da Aldo Manuzio per le scuole di Venezia dove abitava, appunto, il giovanissimo Giorgione (nato nel 1478).
Era quindi molto più conosciuta di altre opere introdotte per decifrare il contenuto del quadro lasciato senza titolo dal suo autore. Ognuna di queste mette poi a confronto tre o quattro elementi del quadro, Esiodo li spiega quasi tutti, animati e non.
Nella Teogonia possiamo leggere due storie tradotte in immagini visive da Giorgione. Il pastore Esiodo, l’uomo nel quadro, racconta nel suo proemio (vv. 1-39) come fosse stato ispirato a diventare poeta dopo una visione delle muse.
Poi, nel ‘mito di successione’ (vv. 453-506), scrive di come Zeus, all’età di un anno, avesse sconfitto il suo crudele padre Crono, che aveva inghiottito i suoi figli. Nel dipinto si vede molto chiaramente l’altare con due colonne che il piccolo Zeus ha eretto “su un’ampia via” per commemorare la sua vittoria.
La donna nel quadro è la sua balia, l’umano forma capra-ninfa Amaltea, e la donna che si bagna nella radiografia è una delle nove muse, pars pro toto.
Con l’aiuto del De Architectura di Vitruvio (ca. 25-23 a. C., ed. princeps 1486) e del De Re Edificatoria (1485) di Alberti, è stato possibile anche assegnare a ogni singola musa una delle nove case presenti nel dipinto.
Si propone quindi come titolo corretto (anziché quello postumo sbagliato): Esiodo, Giove bambino, Amaltea e le Muse.
Questa edizione italiana aggiornata e aumentata del libro inglese (2015) nasce per confutare una monografia pubblicata nel 2019 che ha tentato di difendere una precedente interpretazione biblica della ‘Tempesta’ (1978, come Adamo, Eva e Caino), molto diffusa, ma resa insostenibile già nel 2015.
Era quindi necessaria una nuova appendice bilingue, che risponde anche ad altre damnationes memoriae.