
Ci sono volumi che ti seguono, vengono con te negli spostamenti per poter leggere, addirittura mezza pagina, in ogni possibile frangente. È accaduto anche con “Modernamente antico. Internazionalità del linguaggio architettonico da Bramante a Michelangelo” curato da Flavia Cantatore (edito da Leo S. Olschki), abbastanza inspiegabile trattandosi di oltre quattrocentocinquanta pagine degli atti di un convegno, solitamente destinate ad addetti ai lavori, studiosi o appassionati specifici della materia. Invece, la ricchezza di dettagli dei saggi che lo compongono con il corredo illustrativo, lo rendono godibile da chi ha sempre voglia di farsi sorprendere.
Prendendo in prestito la locuzione di Pietro Aretino a Giulio Romano per lodare l’invenzione dei «concetti anticamente moderni e modernamente antichi» (magistralmente commentata da Ernst H. Gombrich nel 1989), il testo affronta la nuova apertura e la libertà espressiva di un periodo assai complesso.
Viene infatti indagata la diffusione dell’architettura rinascimentale all’antica e di quella «buona e vera architettura» inaugurata da Bramante a Roma e diffusasi tra Italia, Spagna e Francia dal pontificato di Alessandro VI (1492-1503) a quello di Pio IV (1559-1565).
Storici dell’architettura, specialisti del rilievo, del disegno, del restauro e della conservazione del patrimonio esplorano il tema analizzando il dialogo tra mecenati, umanisti, artisti e architetti in relazione alla conoscenza delle fonti antiche, discutono l’utilizzo di materiali e tecniche costruttive locali e approfondiscono i rapporti tra gli artefici: Vitruvio e i trattati per rintracciare possibili riferimenti e modelli.
Il risultato e quello di essere catapultati in un viaggio temporale capace di estraniarti da tutto, persino saltare la fermata e restare in bus fino al capolinea quando, alzando la testa dal libro, ci si rende conto di essere nel terzo millennio e dover tornare a casa dalla direzione opposta.