“La maledizione degli uomini è che essi dimenticano”.
(Merlino, Excalibur)*
« …ma se Dante non pose nella quarta bolgia, insieme con gli altri indovini, anche Merlino, quel Merlino che assai più di Anfiarao, di Tiresia, di Aronta, di Manto, di Euripilo, era allora noto all’universale, la ragione del non averlo posto potrebbe essere questa, che il poeta, con altri molti, credeva di origine divina le profezie dell’antico bardo, alle quali solo una decisione, del concilio di Trento tolse da ultimo il credito e la riputazione».°°

Brava Giada Rigatti, nel suo ultimo saggio – con struttura chiara, ben organizzata, con ottima sintesi e contestualizzazione delle fonti storiche e letterarie – a porre quelle domande che, da sempre, tutti noi abbiamo espresso sul ruolo di Merlino tra forze divine e demoniache.
L’autrice, incoraggiando una riflessione profonda e critica, rende Merlino: tra Natura, Misticismo e Demonologia (Europa Edizioni) un’opera non solo per studiosi di mitologia e storia, ma anche per chi ha interessi legati ai temi della spiritualità e della cultura celtica.
Illumina il leggendario mago, attraverso una lente critica e approfondita, partendo dalle radici mitologiche, esplorandone l’evoluzione all’interno di un contesto culturale in trasformazione e segnato dalla tensione tra il sacro e il profano.
È proprio l’analisi di tale dualità a stimolare nel lettore una riflessione alle tematiche fondamentali, nell’evidenziare l’aspetto di simbolo di un antico sapere druidico in contrasto con l’espansione del cristianesimo. La tensione tra la spiritualità celtica, intrisa di un profondo rispetto per la natura, e l’impatto del cristianesimo emerge con chiarezza, mettendo in luce come questa transizione abbia plasmato non solo le credenze religiose, ma anche le pratiche culturali delle società celtiche.