Nell’anno delle celebrazioni leonardesche, il genio toscano diventa oggetto anche delle riflessioni di alcuni artisti coraggiosi che scelgono di meditare sulle sue opere iconiche.
È questo il caso di Maurizio Galimberti che al Cenacolo vinciano ha dedicato i suoi scatti di recente pubblicati da Skira nel volume a cura di Federico Mininni e intitolato appunto Maurizio Galimberti. Il Cenacolo di Leonardo Da Vinci.
Fotografo italiano conosciuto anche nel panorama internazionale, Galimberti è noto per le fotografie  immediatamente riconoscibili per la peculiare composizione a mosaico, dove il soggetto viene analizzato e scomposto in innumerevoli scatti di polaroid, poi ricomposti in un’unica immagine sfaccettata ma compositivamente rigorosa.

Celebre soprattutto per i ritratti fotografici delle star americane (noto quello di Johnny Depp realizzato in occasione del Festival del Cinema di Venezia del 2003, poi scelto come copertina per il Times Magazine),  l’arte e i maestri hanno poi iniziato ad attirare l’attenzione di Galimberti divenendo oggetto dei suoi scatti.
Il lavoro sull’opera di Leonardo inizia ad esempio nel 2017 quando l’artista compra da Getty Images i diritti d’utilizzo dell’immagine del Cenacolo leonardesco, scoprendo poi solo in seguito dell’imminenza delle celebrazioni per il cinquecentenario della scomparsa dell’artista. 
Con una polaroid istantanea ha poi iniziato ad osservare e fotografare centinaia di dettagli dell’opera, destrutturandola. Nessun ingrandimento, ma solo polaroid scattate sui particolari e poi ricomposte in un’unica immagine che rompe i contorni creando quasi un “eco visivo” di un’opera infissa nella memoria di ognuno di noi: ed ecco che i personaggi si moltiplicano e gli Apostoli diventano 18, mentre Cristo sembra raddoppiarsi.

La visione di Galimberti è certamente personale, il suo modo di osservare il mondo per fotogrammi simili a mosaici ha del resto un’origine intima da ricondursi direttamente all’infanzia dell’artista cresciuto in orfanotrofio. Qui osservava il mondo tramite il reticolato delle griglie che lo dividevano dall’esterno e che tanto hanno segnato il suo immaginario visivo, e la scelta stessa della polaroid è un modo per dare sfogo alla propria urgenza espressiva, senza tuttavia doversi chiudere in camera oscura dove il buio diventava ricordo delle troppe notti ombrose passate nelle camerate.
Come racconta lo stesso artista “Il mio lavoro vive molto della matericità della pellicola. Previsualizzo prima, quindi scatto e via, non guardo mai le immagini, scatto a mano libera dall’alto in basso, da sinistra a destra. Mi lascio molto andare per non essere didascalico, e il mio stato emozionale del giorno si riflette sull’opera.

La sensibilità di un vissuto intenso torna quindi nelle opere di Galimberti, pezzi unici non replicabili per via della natura stessa delle polaroid. E se la tecnologia contemporanea ci invita a vedere sempre meglio e più nitidamente ogni figura, qui si torna invece alla capacità della commozione dell’immagine, alzando ancora un po’ l’asticella della riproduzione fotografica.

Maurizio Galimberti
Il Cenacolo di Leonardo Da Vinci
A cura di Federico Mininni

Skira 2018, edizione bilingue (italiano-inglese)
76 pagine
ISBN 978-88-572-4023-7