Il libro di cui vi parlo oggi, appena arrivato sugli scaffali delle librerie, è stato tradotto in sedici paesi prima di arrivare da noi; il Washington Post ed il New York Times Book Review ne parlano in termini L ultimo dipinto di sara de vos copertinaestatici come “una storia straordinaria” “dove la qualità della scrittura non fa che aumentarne la suspense”. Ovvio che quindi cominci a sfogliarlo con una certa curiosità…e in effetti L’ultimo dipinti di Sara de Vos, di Dominic Smith (Giunti Editore, traduzione di Stefano Bortolussi) conferma la sua reputazione, e si fa leggere con vero piacere, regalando qualche ora di autentica evasione. Il romanzo (di pura fantasia, ma che sfrutta alcuni detti e non detti presenti nei documenti della Gilda di san Luca) è ambientato ad Amsterdam, nel 1635, ma anche nella New York del 1957. E poi anche a Sydney, ma qua siamo già nel 2000: in incrocio di date e città che hanno come comune denominatore un dipinto, pare l’unico sopravvissuto, di Sara de Vos, pittrice olandese del secolo d’oro, tra le poche donne a dipingere in esterno. “Il paesaggio invernale aveva l’atmosfera glauca di un Avercamp, gli stessi delicati grigi, azzurri e rossi ruggine, i contadini che pattinavano sul ghiaccio nell’aria del crepuscolo, ma in più c’era quella figura triste e desolata in piedi accanto all’albero. Era la spettatrice ma anche il punto focale, il centro di gravità”: Al limitare di un bosco è proprio quel dipinto, che solo in pochissimi conoscono direttamente, e che Ellie dovrà copiare. Proprio lei è in fondo il trait-d ’union delle diverse epoche attraversate dal libro: studiosa dei pittori (e delle poche pittrici) dell’Olanda del XVII secolo, giovane e talentuosa studentessa negli anni ’50, affermata storica dell’arte nel 2000, Dominic Smith. Ma forse proprio quel quadro sta per rovinare tutto e mandare all’aria la sua reputazione. 

Dettagli

Dominic Smith

L’ultimo dipinto di Sara de Vos

traduzione di Stefano Bortolussi

pp. 368

Giunti

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