Il primo collezionista moderno, e non solo in Italia, è Oliviero Forzetta: notaio di Treviso con casa a Venezia, 5 mogli e niente figli, ricercatore di manoscritti miniati e codici antichi. Le sue carte dimostrano che, già allora, in laguna esisteva un fiorente mercato. Per trent’anni, accumula disegni, quadri, remote Italiadellartevendutasculture, come da testamento venduti alla morte (1375), a beneficio delle fanciulle povere della sua città […]. Possedeva anche un’impressionante biblioteca, in prevalenza di classici, lasciata a due monasteri trevigiani, e poi tutta dispersa”. Quasi come se nella storia di uno si potesse leggere il destino di molti (non certo di tutti, per fortuna, ma certo di una buona parte…), la vita – e la morte – di quello che possiamo identificare come primo collezionista di epoca moderna rispecchia quello che è successo a molti collezionisti italiani, ed alle loro collezioni.
A tracciare una storia del collezionismo italiano, e del triste destino che ha accomunato alcune collezioni, ci pensa Fabio Isman che per Il Mulino pubblica L’Italia dell’arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti: fa un certo effetto, semplicemente scorrendo le pagine e le foto del libro, constatare che moltissimi capolavori, un tempo custoditi in Italia, il Bel Paese l’hanno lasciato per sempre. Così, in ordine sparso, troviamo il ritratto del doge Leonardo Loredan di Giovanni Bellini (alla National Gallery di Londra, così come il San Girolamo nello studio di Antonello da Messina), la pala Colonna di Raffaello, al Metropolitan di New York, oppure i prigioni di Michelangelo che invece di ornare la tomba di Giulio II a Roma se ne stanno al Louvre…quadri, sculture, porcellane, miniature, libri (quando non intere biblioteche) sono periodicamente finiti altrove, vuoi per un cambiamento nel gusto del collezionista di turno, vuoi per mere questioni economiche, vuoi anche a causa di furti o vendite illegali, soprattutto nel caso dell’archeologia, o per guerre e successive spoliazioni (Napoleone ne sa qualcosa…). La lettura del libro può insomma provocare uno scompenso negli animi più delicati, ma almeno, come sottolinea Isman nella sua premessa, “descrivere queste vicende […] può soltanto accrescere la conoscenza di quanto è capitato al nostro Paese”. Il che, visti i tempi, non è neanche troppo poco.

Dettagli

Fabio Isman

L'Italia dell'arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti

Il Mulino 

pp. 296 

Fabio Isman, L'Italia dell'arte venduta Antonello da Messina, San Gerolamo nello studio, olio su tavola, 45,7×36,2 cm, National Gallery, Londra (fonte)