Se si fossero incontrati di persona, nel ‘600 o solo qualche decennio fa, Caravaggio e Roberto Longhi sarebbero stati amici, o almeno sarebbero andati d’accordo? L’uno avrebbe trovato simpatico l’altro, si sarebbero scambiati idee e consigli in tema di pittura o non si sarebbero potuti soffrire, come accade talvolta quando si incontrano due personalità forti? Certo, a conti fatti, Longhi è stato un buon amico per Caravaggio, forse il migliore, e il suo merito più grande (ai nostri occhi e a quelli del pittore) sta nell’aver rivalutato la sua arte, nell’avercela fatta scoprire e amare, più di altri o prima di altri…come quando qualcuno dice: “ti presento un amico” sicuro del fatto che non potrà non essere benvoluto. Longhi sceglie Caravaggio già per la sua tesi di laurea, nel 1910, a 300 anni dalla sua morte, ma ben lontani dalla santificazione a pittore supremo che arriverà molti decenni dopo.
E in effetti “non fu semplice restituirgli la gloria” scrive Roberto Cotroneo, autore de L’invenzione di Caravaggio da poco pubblicato per Utet Libri. Che non è l’ennesimo libro su Caravaggio, o forse lo è, ma almeno è ben concepito e benissimo riuscito, che parte da un presupposto preciso e innegabile: la storia dell’arte, la storia dei pittori che amiamo o detestiamo non è naturale, noi non conosciamo le opere e la vita di Michelangelo, o Piero della Francesca, per scienza infusa, ma perché qualcuno le ha scelte dal mucchio (pensate a quanti artisti ci sono stati in Italia negli ultimi cinquecento anni, e quanti ne conosciamo noi?) e ce le ha mostrate, ce le ha spiegate, ce le ha fatte incontrare, le ha inventate ai nostri occhi. Questo ha fatto Longhi con Caravaggio, lottando contro quelli che, come Poussin a suo tempo, pensavano che il milanese fosse “venuto per distruggere la pittura”, contro il mare di copie (spesso copiate male) che hanno annacquato il suo genio e il suo catalogo, contro la critica malevola e quella troppo benevola, contro quelli che ne hanno fatto un mito badando solo alla sua fama di artista maledetto.

E questo, per uno storico dell’arte, è forse il merito maggiore. Sì, sarebbero stati di certo ottimi amici Longhi e Caravaggio, uno col sigaro sempre a fior di labbra, uno dei migliori autori dello scorso secolo (rileggetele, le opere di Longhi, è il consiglio di Cotroneo, sono capolavori anche della letteratura italiana), l’altro con lo spadino al fianco, pronto a offendere e a creare dipinti immortali.
Sì, proprio ottimi compari.

Didascalie immagini

  1. Copertina del volume
  2. Caravaggio, La cattura di Cristo, 1598 circa, olio su tela, 134 x 170 cm, National Gallery of Ireland, Dublino (fonte)

IN COPERTINA
Caravaggio, La cattura di Cristo, 1598 circa, olio su tela, 134 x 170 cm, National Gallery of Ireland, Dublino
[particolare]

SCHEDA

Roberto Cotroneo
L’invenzione di Caravaggio 
Utet Libri
pp. 131

Dove e quando