
Si parla sempre più spesso, anche esageratamente e con superficialità, di ‘Intelligenza Artificiale’ per questo segnaliamo il libro di Giuseppe Di Franco – pubblicato da Piemme – che, in forza della propria esperienza sul campo (Chief Executive Officer di un Gruppo tra i principali dell’innovazione digitale e Adjunct Professor della School of Management del Politecnico di Milano), propone una strategia per rilanciare produttività, competenze e sovranità digitale nel nostro Paese. Un saggio nato dalla netta convinzione che l’Italia abbia le risorse per costruire una nuova traiettoria di crescita dove, l’IA, potrebbe rappresentare un acceleratore di sviluppo e competitività purché adottata con visione strategica, responsabilità e concretezza operativa.
“Il rischio più grande oggi non è usare male l’Intelligenza Artificiale, ma non usarla affatto” afferma Giuseppe Di Franco. “Le tecnologie esistono, i casi d’uso sono concreti e diffusi. La differenza la fa chi adotta: chi sceglie dove intervenire, forma le persone, supera le resistenze e mette l’IA al lavoro su problemi reali. Solo così possiamo colmare il doppio gap – tecnologico e di competenze – e restituire competitività, valore e dignità al lavoro in Italia e in Europa”.
Il volume, sviluppato lungo due direttrici fondamentali, focalizza sulle aree in cui l’IA potrebbe generare valore immediato per imprese e Pubblica Amministrazione. Con un approccio pragmatico e orientato ai risultati, si rivolge a tutti coloro che desiderano comprendere come trasformare l’innovazione tecnologica in crescita economica e benessere collettivo. L’autore individua la prima nel rafforzamento dell’ecosistema di competenze: diffondere una cultura digitale capillare, colmare il divario di competenze, utilizzare l’IA non solo come tecnologia produttiva, ma come strumento per potenziare formazione e modernizzazione dei sistemi educativi. L’Intelligenza Artificiale, infatti, è al tempo stesso catalizzatore e rimedio alla mancanza di competenze: accelera l’obsolescenza di alcune professionalità, ma offre strumenti senza precedenti per personalizzare l’apprendimento.
La seconda direttrice è l’individuazione puntuale delle aree ad alto impatto: industria manifatturiera, sanità, giustizia, Pubblica Amministrazione, istruzione, energia. Settori nei quali l’adozione dell’IA può generare benefici misurabili in tempi rapidi, maggiore efficienza, migliori decisioni, riduzione degli sprechi, incremento della produttività, creazione di nuova occupazione qualificata.
Ampio spazio è dedicato alla dimensione europea proponendo una visione “italo-europea” dell’innovazione, fondata sulla sovranità digitale, sulla costruzione di infrastrutture comuni – a partire dal cloud – e su una politica industriale dell’IA capace di rafforzare autonomia strategica, competitività e valori democratici. Proprio in questa prospettiva l’Italia potrebbe diventare laboratorio e motore di un nuovo modello di sviluppo continentale.