
Pensavo che a breve ci saranno gli esami di maturità, e chissà se ancora Giacomo Leopardi è uno spauracchio per gli studenti che si stanno chiedendo quali saranno le tracce della prima prova scritta? È ancora attuale il poeta dell’Infinito? A risponderci arriva una vera e propria lettera d’amore indirizzata a Leopardi e scritta da Antonio Moresco, che proprio non è l’ultimo arrivato in fatto di libri e di grande letteratura: “Così, in questo momento drammatico della mia vita, in questi anni folli e terribili in cui il mondo umano è attraversato da guerre devastanti, deliri identitari, catastrofi ambientali, riapparizioni di vecchi fantasmi e demoni e si trova sull’orlo dell’abisso, comincio a scriverti questa lettera disarmata, diretta, che procederà per strappi, per accensioni, per illuminazioni, per moti di adorazione e di amore. Perché il mio rapporto con te è stato ed è un rapporto d’amore”.
Incontrato da ragazzino, quello con Leopardi è subito un grande amore, e un amore lungo e duraturo. Dopotutto, come può uno non innamorarsi perdutamente leggendo di interminati spazi e sovrumani silenzi? E come può lo stormire del vento tra le piante non essere di consolazione in questi tempi bui? Gli autori immortali lo sono non perché rientrano sempre nei programmi scolastici, e perché bene o male tutti ricordiamo qualcuno dei versi che hanno scritto, ma perché sanno parlarci ancora oggi, nonostante tutto.
E allora raccontare l’amore per Leopardi e i suoi scritti, tutti, incontrati in momenti diversi, letti e riletti per ogni volta cogliere un nuovo elemento è anche, per Moresco, un modo per raccontare la sua vita, la sua visione del mondo, della politica (chi l’avrebbe mai detto che in un libro dedicato a Leopardi ci sarebbe stato anche Che Guevara?), i suoi cammini. Sì, come Aristotele, anche per Moresco camminare è fondamentale per scrivere e pensare; per questo ha camminato da Milano a Scampia, ma anche da Mantova a Strasburgo e anche – ma questo c’era d’aspettarselo – da Firenze fino a Recanati per parlare, e anche questo c’era da aspettarselo, di Leopardi, d’Italia e d’identità. Chissà se, camminando, Moresco avrà percepito l’infinito attorno a sé?