Caro Mignosi,
[…]
Mi pare che lei sia stato l’unico
a capire l’intima e dolorosa sostanza
del mio libro, al di là delle valutazioni
letterarie e delle sofisticherie critiche.
[…]
Affettuosi saluti dal suo Giovanni Papini.

Curato da Carla Maria Giacobbe, la Casa Editrice Leo S. Olschki ha pubblicato un piccolo volume, contenente un carteggio fra Pietro Mignosi e Giovanni Papini – tra il 1930 e il 1935 – che vale la pena leggere in un periodo, come quello contemporaneo, di così netto oscurantismo ideologico.
Nella prima metà degli anni Trenta Giovanni Papini, godendo del successo internazionale per la sua Storia di Cristo (1921), era un punto di riferimento per numerose cerchie impegnate, che a lui guardavano come a un giudice e a una guida, un indiscusso intellettuale di spicco, protagonista degli scenari culturali dei primi decenni del Novecento.
In quello stesso periodo Pietro Mignosi era alla direzione de «La Tradizione», tra le riviste di punta della cultura cattolica italiana e centro propulsore di dibattiti e iniziative, pertanto, considerato un poliedrico promotore culturale, la cui vasta produzione, seppur poco nota e pubblicata, ha avuto un ruolo significativo tra le file degli scrittori cattolici.
Premesso questo, il volume propone le lettere intercorse tra i due, scritte con toni amichevoli e onesti, spesso intensi. Un confronto sul ruolo degli scrittori cattolici e anche sulla religiosità pirandelliana.
Mentre emergono sfumature nuove sulla complessa figura di Giovanni Papini, e sguardi inediti sulla temperie intellettuale, che tanta parte ha avuto nell’Italia a cavallo tra le due guerre, arrivati in fondo a pagina settantaquattro, ci si ritrova con il libro aperto e lo sguardo fisso nel vuoto a chiedersi dove, adesso, tutto quello sia svanito?