E’ possibile raccontare una storia terribile in modo divertente? Miscelare atmosfere noir e humor? La strategia della clarissa (Bompiani) di Cristiano Governa ci dice non solo che è possibile ma che quando ci si riesce, la lettura funziona a meraviglia.  
Governa dosa e mescola oscurità simenoniana e un implacabile ritratto della nostra società, sempre in bilico nella caccia a una ragazzina misteriosamente scomparsa (rapita?) e una coppia di investigatori (davvero sui generis) destinata a entrare prepotentemente nell’immaginario dei lettori.
Bologna, la giovane quindicenne Martina scompare misteriosamente.
Nella stessa giornata in una chiesa cittadina vengono trovate (nel libro della grazie rivolte a Santa Caterina) delle richieste di morte.
Chi ha rapito Martina e chi sta chiedendo a una santa di uccidere sono la stessa persona?
Sarà il commissario Carlo Vento a dover sbrogliare la matassa e per farlo si avvarrà dell’aiuto di sua sorella Paola, clarissa di clausura con un approccio alla vocazione diciamo molto “particolare”.
Paola ad esempio è solita uscire di nascosto dal convento almeno una sera la settimana per andare a cena dal fratello Carlo.
A lei e alla sua sensibilità il commissario Vento affida la comprensione degli enigmi più oscuri e pericolosi.
Il nostro “eroe” infatti tutto è fuorché un commissario trendy, di quelli televisivi che lui odia e dei quali parla diffusamente durante il romanzo, al contempo non è nemmeno il modaiolo antieroe molto in voga, artatamente sfigato.
Carlo è un uomo banale, mediocre, che fa il commissario con lo stesso afflato col quale farebbe il commesso in un negozio di scarpe.
Non ama le gente e tantomeno frequentarla.
Così come odia le vacanze e soprattutto il mare.
Ecco allora che quando arriva la notizia che la ragazzina scomparsa e il suo rapitore vengono avvistati nella riviera romagnola Carlo Vento entra nella disperazione più assoluta.
Sarà invece la sorella Paola a mostrare entusiasmo e voglia di infilarsi in questa strana avventura che porterà il commissario e la sorella suora fra Cervia e Riccione sulle tracce di un misterioso rapitore ormai sospetto assassino dato che al transito della ragazzina e del suo aguzzino seguono puntualmente dei morti ritrovati in spiaggia.
Funziona a meraviglia il meccanismo noir di Governa, che alterna l’indagine sul crimine in questione ad analisi impietose e divertentissime circa lo stato di “salute” nostra società.
La strategia della clarissa ci riporta al tempo nel quale la commedia all’italiana sapeva mostrare e scarnificare la mostruosità del presente e lo fa infilando in una storia cupa e spaventosa (dai rivolti esoterici) il racconto dei nostri vizi.
Più che Stephen King vengono in mente i Fruttero e Lucentini de “La donna della domenica” o le glaciali pagine del Friedrich Durenhmatt de “La promessa” (peraltro omaggiato nel romanzo).
L’interazione fra Carlo e Paola è un vortice veloce e mai banale di analisi del mistero in questione e, allargando il campo, del mistero del vivere.
Piero Chiara, al quale la scrittura di Governa rimanda sotto diversi aspetti, ci insegnava come in ogni morbosità ci fosse una sorte di tenerezza e in ogni tenerezza qualcosa di potenzialmente spaventoso.
Ne La stretegia della clarissa questa lezione è perfettamente assimilata e rielaborata, ponendo l’autore bolognese di fronte a una responsabilità alla quale non potrà sottrarsi facilmente, continuare a spaventarci facendoci sorridere.