
Questo in fondo facciamo sul magazine: parlare di arte. E Karl Lagerfeld è diventato un’opera d’arte nel senso più profondo del termine: è un’icona. Così, come nelle antiche icone bizantine riconosciamo il significato dei gesti della Vergine e del bambino, capiamo che il blu del velo della Madonna ha un suo valore, così come il fondo oro, e riconosciamo la sacralità dell’immagine ad una prima occhiata, allo stesso modo ci basta vedere una coda di capelli bianchi tenuta insieme da un nastro nero, un paio di occhiali scuri, una camicia dal collo altissimo, delle mani guantate o ricoperte da aneli per riconoscere Lagerfeld, il Kaiser della moda, lo stilista che ha legato il suo nome alla storia di Fendi e di Chanel. Mica pinzellacchere, direbbe Totò.
Ma se volessimo andare dietro all’icona, cosa potremmo fare? Prendere il libro da poco uscito per L’ippocampo editore, semplicemente intitolato Karl, è di certo un’ottima idea: l’autrice, Marie Ottavi, grazie agli incontri con chi lo conosceva bene, da Carolina di Monaco a Silvia Venturini Fendi, a una vera e propria immersione negli archivi e nei documenti relativi allo stilista (scomparso nel 2019) e – soprattutto – grazie a una serie di interviste che Lagerfeld stesso le concesse, aprendosi con grande generosità, ha potuto mettere insieme un ritratto complesso e sfaccettato, partendo dalla nascita (in qualunque anno sia stata: qualcuno nutre ancora dubbi in proposito) e passando al rapporto profondissimo con la madre, che pare fosse sempre pronta a giudicare – male – le presunte mancanze e i difetti del figlio, dalle prime prove nel mondo della moda all’amicizia, poi finita male, con Yves Saint Laurent, dall’amore davvero platonico per il bel dandy Jacques de Bascher alla passione per l’arte. Quel che salta fuori da queste pagine è davvero un pezzo di storia, e non solo di storia della moda.