È davvero lodevole il fatto che in quarantena ognuno abbia scoperto le proprie passioni: c’è chi cucina dalla mattina alla sera e chi fa ginnastica (spesso non sono mai la stessa persona: quando potremo uscire ritroveremo quindi metà della popolazione sovrappeso e metà in gran forma), chi studia e chi fa yoga, chi legge e chi disegna. Ecco, io vorrei rivolgermi a questi ultimi e dire loro: lasciate perdere. Perché ho provato anche io a prendere la matita (o addirittura gli acquerelli) in queste giornate lunghissime, ma ho deciso di spezzare la matita e lasciar disegnare chi davvero lo sa fare. Come Paola Lomuscio, artista pugliese che ha deciso di raccontarsi in un libro uscito da poco, Io e la mia matita (La ruota edizioni); sfogliando le pagine, si capisce subito che è la matita stessa la protagonista di questo racconto per immagini, diventando di volta in volta costume da bagno, acconciatura, tacco a spillo, campanile della cattedrale di Trani o piloni del London Bridge. Quelli che però lasciano davvero a bocca aperta sono i suoi ritratti in bianco e nero (non a caso alcune opere dell’autrice sono state scelte per mostre dedicate, tra gli altri, a David Bowie, Bruce Springsteen e Frank Sinatra): c’è Andrea Camilleri colto pensieroso, la mano al mento, o lo chef Alessandro Borghese che sembra la testa di Medusa, oppure Mina con i suoi occhi bistrati di nero…il mio preferito è però il maestro Ennio Morricone che dirige un’orchestra fatta solo di matite gialle e nere. Pagina dopo pagina, la mia convinzione di abbandonare per sempre l’utilizzo della matita cresce sempre di più. Al massimo mi concederò i gessetti colorati.

Didascalie immagini

  1. Copertina del volume, avanti e retro

Paola Lomuscio
Io e la mia matita
La ruota edizioni

Dove e quando