
Purtroppo, bisogna ammettere che, le distopie, sono divenute una sorta di termometro culturale per misurare le correnti sotterranee come paura, scontento, incertezza. Al di là delle guerre che, da sole declinano un’iride di percezioni, la società odierna deve misurarsi con sempre più incombenti crisi climatiche, inquietanti e onnipervasive tecnologie di sorveglianza, l’ascesa di nuove forme di autoritarismo e le montanti disuguaglianze.
Film, serie TV, romanzi, fumetti, manga, videogiochi, narrativa per bambini e giovani adulti, propongono insistentemente scenari distopici, declinati su temi tanto diversi per contenuto quanto identici per cupezza. Tali narrazioni acquisiscono esponenziale rilevanza fornendo uno specchio dell’ordine esistente e una tela per immaginare ciò che potrebbe accadere, se le tendenze attuali non fossero adeguatamente contrastate sul piano politico, economico e culturale.
Pertanto, la distopia, con la sua presenza invasiva e pervasiva nella cultura contemporanea, mette a nudo, da una parte le nostre difficoltà di proiettarci nel futuro senza timori, ansie o angosce per ciò che sarà; dall’altra, lo spaesamento attuale di fronte a un mondo che percepiamo in rapida trasformazione e al quale non ce la facciamo, o, comunque, fatichiamo molto a star dietro.
Immaginari distopici contemporanei, a cura di Manuela Ceretta, Alessandro Dividus e Federico Trocini (Edizioni di Storia e Letteratura) con i saggi raccolti, esaminano tali immaginari distopici secondo molteplici prospettive disciplinari e prestando attenzione ai diversi contesti geopolitici con il risultato di fornire uno stimolo a riflettere profondamente.