Freschissima di stampa Mondadori, la traduzione italiana dell’ultima fatica letteraria di Simon Schama (Londra 1945), storico, docente di Storia e Storia dell’arte alla Columbia University che, per la BBC, ha realizzato un’importante serie di documentari sulla storia della Gran Bretagna e sui grandi capolavori dell’arte.
Adesso, nell’era dell’esasperato bisogno di selfie in cui, alla domanda “Come va?”, esiste ormai solo la risposta “Di corsa” il ritratto, se da un lato cristallizza un istante del presente fuggente, dall’altro si proietta nel futuro a beneficio dello sguardo di coloro che verranno dopo.
L’autore ha osservato con attenzione dipinti e fotografie dei secoli passati leggendovi personalità ed emozioni, risolutezza e amore, ambizione e dolore.
Per Jonathan Richardson – (12 gennaio 1667 – 28 maggio 1745), a volte chiamato “il Vecchio” per distinguerlo da suo figlio (il Giovane ) – pittore e teorico delle arti visive del Diciottesimo secolo, il principale requisito del ritratto era quello di raccontare la storia del soggetto rappresentato sulla tela – il suo vero io, l’essenza nascosta dietro la maschera del potere e della fama – al fine di tramandarne il ricordo.
Schama, unendo storia e arte, attraverso una serie di immagini conservate alla National Portrait Gallery di Londra, ripercorre la storia dell’Inghilterra, dai Tudor ai giorni nostri. Immagini che hanno permesso ai britannici di ricordare «chi erano», contribuendo così alla costruzione di un’identità culturale collettiva, di una tradizione e di una memoria condivisa.
Quei volti di re e regine, di politici e letterati, di filosofi e cortigiane, di suffragette e popstar, rivivono in un fluire di personaggi, aneddoti, vicende, interpretazioni, ricordi. Da Winston Churchill, nel tormentato dipinto di Graham Sutherland, a John Lennon, fotografato da Annie Leibovitz solo cinque ore prima di essere assassinato; da Enrico VIII, raffigurato nella sua aura di invincibilità da Holbein il Giovane, alle cartes de visite della regina Vittoria in lutto; dalle esilaranti stampe satiriche di James Gillray, che nel Settecento trasformarono la politica in intrattenimento, agli strazianti autoritratti di Gwen.
Il risultato è notevole perché l’autore riesce ad appassionare il lettore così che possa a trovare, attraverso un personalissimo contatto visivo, il legame con questi volti e la loro storia che è «l’inizio dell’etica, la condizione indispensabile dell’empatia, la capacità di sperimentare il mondo attraverso qualcosa di più della nostra persona isolata».

Dettagli

Simon Schama
Il volto di un impero
traduzione Massimo Parizzi
pagine 672, ill. Rilegato
Mondadori 2022
Collana Le scie
Isbn 9788804714248