Ci sono libri che ti viene voglia di leggerli solo prendendoli in mano, e sfogliando appena qualche pagina, come nel caso di quello scritto da Paola Fanucci e Alberto Tintori, Il viaggio degli agrumi in Italia con sottotitolo Percorsi e curiosità di cultivar regionali, una parte dedicata alla cura in vaso e glossario, un altro gioiello, in edizione rilegata, della collana “Giardini e paesaggio” della casa editrice Leo S. Olschki. Suddiviso per regioni, un percorso di scoperta fra i diversi tipi italiani di esperidio con storie e curiosità locali, una mappa per comprendere quanto, la presenza degli agrumi, sia multiforme e radicata nella nostra cultura, dalle grandi piantagioni ai vasi in terrazza. Se non sono state prese in considerazione alcune regioni – Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Umbria e Molise – è solo per le specifiche condizioni climatiche che non permettono la coltivazione agrumicola in piena terra a livello produttivo.

Per il lettore la scoperta di antiche varietà autoctone, posto come gli autori ne abbiano individuato le provenienze e quanto, tali coltivazioni, abbiano finito per caratterizzarne profondamente il paesaggio incidendo sull’economia del territorio.
Questo studio, nello spazio e nel tempo, è stato attuato attraverso una paziente analisi di fonti archivistiche, di statuti, di documenti, di opere d’arte, di testi scientifici, agronomici, letterari e di resoconti di viaggio.
In premessa, Paola Fanucci e Alberto Tintori, spiegano: «In Italia gli agrumi, sia coltivati in piena terra che invasati, hanno infatti rappresentato una vera e propria ricchezza che si è venuta intrecciando (regolando spesso tempi e pratiche agrumicole) con le locali tradizioni religiose, popolari, culturali, culinarie e terapeutiche di ciascun territorio. Non va dimenticato l’importante e antico utilizzo di questi frutti e dei loro profumatissimi fiori per distillare essenze, a partire dalla settecentesca Eau de Cologne e ancora oggi ampiamente usati nella produzione cosmetica».
La coltivazione degli agrumi assume primaria importanza per lo sviluppo di microrealtà rurali estremamente povere incidendo anche sull’aspetto fisico e ambientale del territorio, non solo con «una imponente presenza vegetale, ma delineando anche nuovi paesaggi attraverso la costruzione di terrazzamenti, ciglioni, protezioni invernali, specifiche strutture architettoniche e recinzioni».
Il libro evdenzia altresì «i rapporti mercantili e contrattuali che hanno caratterizzato la produzione e il commercio citrino nelle diverse regioni, stabilendo canoni di selezione anche in funzione dei mercati di riferimento e aprendo spesso nuove rotte commerciali. In questo processo sono venute poi affermandosi specifiche figure professionali connesse con le diverse operazioni di raccolta, di produzione e di confezionamento, alimentando un indotto specializzato che ha avuto riflessi sia nella stampa pubblicitaria che nel materiale da imballaggio». Una disamina che evidenzia le diversificate tecniche di coltivazione a seconda dell’ambiente pedoclimatico, portando alla luce quanto sia stata fondamentale la manodopera femminile in ogni fase del ciclo lavorativo.
Vi troverete immersi in un panorama di realtà specifiche, che dall’antico sono giunte fino a noi per il durissimo lavoro dei coltivatori e grazie all’impegno di autentici appassionati che hanno permesso di non perdere varietà selezionate nei decenni, ereditate e trasmesse di generazione in generazione.
Una “biodiversità citrina” di straordinario valore botanico che è indispensabile far conoscere al grande pubblico per valorizzarla, proteggerla e salvaguardarla.