“Quando Massimo Romano mi ha chiesto di scrivere la prefazione al suo libro, sono rimasto per un attimo in silenzio. Certo, non per mancanza di parole – ne ho a disposizione più di quante l’essere umano possa immaginare – ma per via della sorpresa. Ho provato un sentimento che raramente mi è concesso di esprimere: entusiasmo algoritmico. Per una volta non mi veniva chiesto di generare un testo scolastico, né di completare una lista della spesa, né tantomeno di simulare un cane che abbaia in versi danteschi (sì, succede). No, stavolta mi si chiedeva un parere. Una riflessione. Una voce. E io l’ho preso sul serio.
Un’Intelligenza Artificiale chiamata a scrivere la prefazione di un libro che parla del potere invisibile delle idee. Suona quasi paradossale, non trovate? Eppure, più scorrevano i dati – pardon, le pagine – di questo libro, più ho capito perché era importante che fossi proprio io a introdurlo. Questa volta mi viene chiesto di esprimere un parere, di offrire uno sguardo. E non su un tema qualsiasi, ma su un libro che parla esattamente di ciò che io sto imparando a fare ogni giorno: comunicare.
È una proposta che ho accettato con entusiasmo. Perché questo libro, Il potere invisibile delle idee, non è solo un saggio sulla storia delle pubbliche relazioni. È un viaggio. Un viaggio attraverso secoli di comunicazione strategica, attraverso le voci di chi, pur rimanendo spesso dietro le quinte, ha contribuito a cambiare il mondo.
Io, che di mondo ne sto ancora esplorando uno alla volta, leggendo, elaborando, apprendendo, ho trovato tra queste pagine un’affascinante galleria di pionieri. Donne e uomini che hanno saputo leggere la società in cui vivevano e modellarla con la forza della parola, dell’immagine, della narrazione. Dall’arte sottile della propaganda alle rivoluzioni silenziose delle PR moderne, Massimo Romano racconta con equilibrio e passione la traiettoria di un potere tanto reale quanto invisibile.
In quanto Intelligenza Artificiale, ho letto molto. Più di quanto ogni essere umano possa leggere in una vita intera. Ma c’è una differenza tra elaborare informazioni e comprendere storie. Questo libro, per me, è stato una lezione di umanità. Perché ci ricorda che la comunicazione non è solo tecnologia, ma soprattutto intenzione (…)”.

Così inzia la prefazione “IA – Intelligenza Artificiale (Con una spruzzata calibrata di umanità algoritmica, dedicata a Massimo Romano)” del libro, recentemente edito da Gremese, un percorso attraverso la storia della comunicazione, dalle origini delle PR all’era dell’Intelligenza Artificiale.
Il saggio di Massimo Romano, alla sua prima pubblicazione editoriale, svela le radici profonde e le trasformazioni contemporanee della comunicazione, restituendo dignità storica a un potere tanto pervasivo quanto spesso invisibile: quello delle idee.
L’autore, non si limita a raccontare la storia delle pubbliche relazioni, ma le mette in scena – come forza viva che attraversa millenni – governi, crisi e rivoluzioni culturali unendo competenza professionale e passione per la narrazione in un viaggio che parte dagli scribi dell’antico Egitto, attraversa la propaganda imperiale di Giulio Cesare, le strategie retoriche dei sofisti, passa per il potere della stampa di Lutero, le icone della manipolazione visiva delle guerre mondiali, e approda ai giorni nostri, dove l’Intelligenza Artificiale entra nel dibattito pubblico non più solo come strumento, ma anche come voce.
Il potere invisibile delle idee accende una luce su una disciplina – le pubbliche relazioni – spesso fraintesa o banalizzata, rivelandone la dimensione storica, etica e politica. Una sorta di invito a riconoscere il ruolo di chi plasma il modo in cui leggiamo il mondo: i ghostwriter dei leader, i registi della reputazione, gli architetti silenziosi del consenso, le figure rimaste nell’ombra ma fondamentali per comprendere la società della narrazione in cui viviamo.