La mente prende a volte strade bizzarre, e associa cose che non hanno apparentemente niente in comune. Che c’entra ad esempio il Ritratto dei coniugi Arnolfini di van Eyck con la copertina di Abbey Road
dei Beatles? Ma è evidente!!! O almeno lo è per chi abbia letto il libro di cui vi parliamo questa settimana, Il mistero Arnolfini, di Jean-Philppe Postel (Skira): entrambe sono immagini enigmatiche, entrambe mostrano figure che sarebbero in realtà già passate a miglior vita (la donna nel caso di van Eyck, Paul McCartney in Abbey Road…avete presente tutte quelle teorie che lo vogliono morto in un incidente stradale e sostituito da un sosia?), entrambe giocano con simboli e non detti per intendere l’indicibile. Divagazioni a parte, il libro di Postel, interessantissimo e da leggere tutto d’un fiato, è interamente dedicato ad uno dei dipinti più celebri ed emblematici della storia dell’arte fiamminga, pieno di simboli e di apparenti misteri. Prima di tutto, chi sono i due coniugi del ritratto? Giovanni di Nicola Arnolfini e sua moglie Costanza Trenta? Ma Costanza muore prima della realizzazione del dipinto…In realtà dell’opera del dipinto della National Gallery di Londra conosciamo molto poco, e scarsissimi sono i documenti più o meno ufficiali che lo riguardano (“sei descrizioni di una brevità estrema, due in francese antico, quattro in spagnolo, non più di una trentina di righe in tutto, ripartite su quasi tre secoli: sono le uniche informazioni giunte sino a noi”). Dodici – almeno, ma non solo – sono le teorie più diffuse sull’identità dei due personaggi, e tanti i significati che sono stati dati allo specchio presente sullo sfondo, e soprattutto su quello che riflette. Perché ad esempio non compare il cagnolino che nel dipinto è ben visibile in primo piano? Si tratta di una semplice dimenticanza? Nemmeno il viso della donna, che pure è mostrata di ¾, compare nel riflesso, e la sua mano su quella dell’uomo è difficile da distinguere. Ecco, il motivo di queste distonie sta nel fatto che la donna “è una revenant, è uno spettro, un fantasma…un’apparizione […]. L’abito azzurro, il velo bianco, la sopraveste verde guarnita di pelliccia bianca: una crisalide vuota. E quel cagnolino, fantomatico quanto lei, non può che essere suo”. Ma perché lei – fantasma com’è – è ora nella stanza assieme a lui, che deve essere stato suo marito? Semplice: lo sta convincendo a pregare per lei, per la salvezza della sua anima. Ci sarà riuscito?
Dettagli
Jean-Philippe Postel
Il mistero Arnolfini
pp. 144
Skira
Jean-Philippe Postel, Il mistero degli Arnolfini Jean-Philippe Postel, Il mistero degli Arnolfini