Torino è la prima, non fosse altro che per questioni puramente geografiche; poi c’è Milano, quella del Manzoni (“La strada era allora tutta sepolta tra due alte rive, fangosa, sassosa, solcata da rotaie profonde, che, dopo una pioggia diventavan rigagnoli; e in certe parti più basse, s’allargava tutta, che si sarebbe potuto andarci in barca. A que’ passi, un piccol sentiero erto, a scalini, sulla riva, indicava Attilio brilli il grande racconto delle citta italiane-copertinache altri passeggeri s’eran fatta una strada ne’ campi”), quella fin de siècle di Henry James e quella moderna, Bologna (famosa, secondo lord Byron, “per produrre papi, cardinali, pittori e salumi”) che pare essere una delle città più descritte dai viaggiatori stranieri e che, pur non suscitando immediatamente grandi passioni – come possono fare Roma o Napoli – seduce pian piano, e si insinua nella mente di chi passa sotto i suoi portici senza volersene più andare.
E poi Firenze che “ha una fisionomia imbronciata e arcigna” secondo Gautier, o Napoli (“Questa città costruita ad anfiteatro attorno al golfo ostenta la più bella vista di cui si possa godere nell’intero universo”) e Palermo, snobbata da molti viaggiatori settecenteschi, più attratti dalla Sicilia classica, e raccontata invece in maniera quasi fiabesca da Guy de Maupassant, che descrive la Cappella Palatina come la più bella che esista al mondo.
Ci sono insomma le maggiori città dello stivale (tante altre, oltre a quelle già citate) nel bel libro che Attilio Brilli, tra i massimi esperti di letteratura di viaggio, pubblica per Il Mulino, Il grande racconto delle città italiane: un viaggio ideale, nel tempo e nella storia, tra le parole di grand turisti e viaggiatori, poeti e scrittori che hanno tracciato ritratti più o meno fedeli delle città visitate, privilegiando di volta in volta l’aspetto artistico o quello storico, quello politico o quello pittoresco. Roma viene ad esempio descritta – da Henry James – secondo uno dei più classici stereotipi romantici (“Usciamo dalla porta di San Giovanni in Laterano. Veduta magnifica della via Appia segnata da una successione di monumenti in rovina; mirabile solitudine della Campagna romana; strano effetto delle rovine in mezzo a questo immenso silenzio. Come descrivere una tale sensazione?”), oppure sottolineando la vera e propria devastazione apportata dal piano regolatore post-unitario (sono parole, queste scelte tra tante, di Ferdinand Gregorovius: “Sul Celio verranno aperte delle strade. La nuova Roma deve sorgere sull’Esquilino, il Viminale ed il Quirinale. Spesso vado al nuovo quartiere ai Termini ove adesso si lavora alacremente alla via Nazionale. Ma i grandi edifici che vi si costruiscono non sono altro che specie di caserme”) che lascia interdetti parecchi visitatori romani e le stesse guide scritte ad uso e consumo dei turisti, dal Baedeker al volume rosso di Murray.
Firenze, panorama all'alba su Lungarno Amerigo Vespucci
Un libro ricchissimo si suggestioni, di immagini, di citazioni (e quanti altri libri uno vorrebbe leggere, a scorrere le frasi scelte da Brilli…), il libro perfetto da concedersi nelle pigre giornate di fine dicembre. A meno che non si sia già in viaggio! Perché in questo caso, anche se decisamente non tascabile o maneggevole, questo racconto diventa la guida più adatta perché, come scrive lo stesso autore, “il miglior modo di visitare una città è quello di farsi accompagnare dai grandi viaggiatori di ieri o dell’altro ieri. Si tratta di un modo per percorrere un luogo secondo le duplici coordinate dello spazio e del tempo”.

Dettagli

Attilio Brilli
Il grande racconto delle città italiane
pp. 624
Il Mulino

Attilio brilli il grande racconto delle citta italiane-copertina Firenze, panorama all’alba su Lungarno Amerigo Vespucci (© 2016 – foto Andrea Mancaniello) Firenze, panorama all’alba su Lungarno Amerigo Vespucci (© 2016 – foto Andrea Mancaniello)