È meglio, o almeno lo sarebbe, che questo libro lo legga chi conosce già Tiziano e la sua opera, e che sia soprattutto già caduto preda della maestria del pittore, della capacità di costruire coi colori, della ricchezza della sua tavolozza e della pittura ormai sfatta degli ultimi anni. Meglio che, aprendo questo libro, uno già ami Tiziano: perché altrimenti il rischio è di trovarlo odioso, profondamente insensibile, avido e presuntuoso.
Il libro è quello di Luca Nannipieri, Il destino di un Amore. Tiziano Vecellio e Cecilia, da poco pubblicato da Skira, che racconta del pittore e di sua moglie, la povera Cecilia Soldani morta di parto.
Sembra quasi un dialogo tra sordi, macché dialogo, un monologo anzi della povera Cecilia, incinta per la quarta volta e sopraffatta dai dolori di una gravidanza complicata che non si sente di portare a termine: è sempre e solo lei a rivolgersi a Tiziano, lei a dirgli che lo ama, che lo ama sempre, la mattina e la sera, quando lui ride e quando è corrucciato, quando lui la accoglie e quando (spesso, aggiungo) la respinge. È lei a dire di essere preoccupata per questa bambina che tiene in grembo e che potrebbe mandarla al Creatore e lui che, ottuso, insiste perché lei non abortisca, contro il volere degli stessi medici che la visitano. È lei che spera – ancora – che lui si volti almeno una volta per guardarla il giorno dell’ennesima partenza, e lui che invece se ne va dritto per la sua strada, e si ricorda di chiamarla “amore” solo quando lei è già cadavere.
Solo dopo Tiziano pare avere parole per lei, solo dopo piange lacrime da coccodrillo, mentre addirittura si chiede, nelle sue peregrinazioni di vedovo, dopo l’ennesimo incontro con una cortigiana, si chiede addirittura se Cecilia l’abbia mai tradito quando lui era in giro per inseguire la gloria e le committenze.

E a Cecilia pensa quando non riesce più a dipingere con lo stesso ardore, e sempre a lei pensa quando invece dipinge la Venere degli Uffizi, il quadro nel quale forse celebra quello che avrebbe potuto essere la loro vita se lei non fosse finita presto sottoterra. Troppo facile Tiziano, piangere sul latte versato: lo dicevo io, l’ho sempre sostenuto che era meglio Lorenzo Lotto.


Dettagli

Didascalie immagini

  1. Copertina del volume
  2. Tiziano Vecellio, Venere di Urbino, 1534, olio su tela, 119 x 165 cm
    Firenze, Galleria degli Uffizi

IN COPERTINA

Tiziano Vecellio, Venere di Urbino, 1534, olio su tela, 119 x 165 cm
Firenze, Galleria degli Uffizi
[particolare]

SCHEDA

Luca Nannipieri
Il destino di un amore. Tiziano Vecellio e Cecilia
Skira
pp. 128

Sito web: https://www.skira.net/books/il-destino-di-un-amore/

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