Qui pare di stare dentro un film di James Bond: c’è la cameriera laureata (Sofia, presumibilmente pure piacente, o almeno me la sono immaginata così) che trova il suo misterioso capo, non proprio uno stinco di santo, morto stecchito prima della fine del primo capitolo, la villa sul mare di Amalfi, la moka Bialetti, carabinieri che mi immagino usciti da un film di Comencini. Ci sono insomma nelle prime pagine di questo libro così tanti luoghi comuni che uno resiste a stento al desiderio di chiudere tutto e agguantare il telecomando per mettersi a guardare Domenica In.
Ma poi invece si gira pagina, e poi si gira ancora, ancora e ancora. E quando si scopre che la vicenda del morto ammazzato si intreccia con quella del celebre furto all’Isabella Stewart Gardner Museum (quando in una notte del 1990 sparirono una dozzina di opere, tra cui Rembrandt, Manet, Degas e il Concerto a tre di Vermeer), allora è troppo tardi, e si rimane incollati al nuovo libro di Daniel Silva, Il collezionista, appena pubblicato da HarperCollins.
Protagonista è Gabriel Allon, agente dei servizi segreti in pensione (ma per niente arrugginito, a quanto pare) e infallibile restauratore di opere d’arte che, passando da Venezia a Amalfi, e seguendo la traccia del Vermeer rubato, si rende pian piano conto che la faccenda è addirittura più grande di quel che sembra, e che in breve lo condurrà in Danimarca a incontrare l’altra protagonista del thriller, Ingrid Johansen, ufficialmente informatica di professione ma ladra nel tempo libero. È lei che accetta un furto su commissione che però la mette al centro di un vero e proprio intrigo internazionale che ricorda molto – troppo – da vicino la situazione politica mondiale che stiamo vivendo da un paio d’anni a questa parte.

Dettagli

Daniel Silva
Il collezionista
HarperCollins
pp. 416