«Probabilmente se si educasse tutta l’umanità ad abitare
esclusivamente in bivacchi, non ci sarebbero più guerre».
“Che cos’è un bivacco? Che cosa significa bivaccare? Etimologicamente, il termine sembra derivare, attraverso il francese bivouac, dal tedesco svizzero biwacht, «guardia supplementare, secondaria» (composto da bi- «presso» e Wacht, «guardia»), o dall’omologo olandese bijwacht. I dizionari rimandano dunque all’ambito militare, soprattutto in relazione ad accampamenti effimeri («stazione notturna all’aperto di truppe in movimento»). Oggi le principali occorrenze nell’uso del sostantivo e del verbo bivaccare («trascorrere la notte all’aperto accampandosi, oppure con mezzi di fortuna o disposizioni d’emergenza») riguardano altri tipi di eserciti, tutti assai invisi: quelli schiamazzanti della ruspante movida urbana; quelli stanziali dei senzatetto, squisitamente ignorati anche nelle centrali vie dello shopping griffato; quelli improvvisati dei migranti, ancora meno tollerati dei precedenti perché violano il nostro orticello di perbenisti sovrani.“

Così, Luca Gibello, inizia l’introduzione di I bivacchi delle Alpi, recentemente pubblicato nella collana “Il rifugio delle idee” (Edizioni del Club Alpino Italiano).
Un volume pensato per essere apprezzato da appassionati della montagna e dell’alpinismo, da studenti ed esperti di architettura, ingegneria, design, ma anche da tutti quelli che, la montagna, ce l’hanno dentro davvero.
I bivacchi sono la quintessenza dell’abitare in alta quota e Gibello, con duecento immagini a colori, ne ripercorre la storia a partire dalla loro “invenzione” da parte del Club Alpino Accademico Italiano nel 1925.
Una traiettoria che lega l’amore per la montagna alle sperimentazioni tecnologiche e al trasferimento di saperi fino alla prefabbricazione e all’uso di nuovi materiali. Senza trascurare il design degli stessi, che, in molti casi è ispirato agli immaginari aerospaziali.
Dalla semibotte realizzata dalla ditta Ravelli di Torino, alla riproduzione in serie del modello Apollonio, fino al celebre bivacco Gervasutti realizzato nel 2011.
Nel libro, la prefazione è stata realizzata da Irene Borgna e la postfazione da Riccardo Giacomelli, presidente della Struttura CAI che si occupa di Rifugi e Opere Alpine.