In Redazione, nel corso degli anni, la nostra direttrice ci ha abituato a citare, senza cognome, alcuni nomi femminili in una sorta di omaggio all’opera di protagoniste quale luminoso esempio e, infatti, le nostre pagine hanno più volte dato spazio ad articoli su Plautilla, Maria Luisa, Margherita, Fernanda, ma mai su Guerriera. Una lacuna che, finalmente, possiamo colmare in quanto, la Casa Editrice Leo S. Olschki, il mese scorso ha pubblicato la monografia “Guerriera Guerrieri librorum domina. Una bibliotecaria tra Napoli e Cortona” a cura di Sergio Angori che ne ricostruisce il profilo e l’opera.

«Eroina senza armi, eroina della pace in tempo di guerra a difesa dei beni che le erano stati affidati» così viene definita la direttrice (dal 1943) della Biblioteca Nazionale di Napoli che fu capace di difenderla, prima dagli occupanti tedeschi, poi dagli americani, in un periodo in cui le ragioni belliche prevalevano sulla conservazione del nostro patrimonio culturale. Con intuito e determinazione si adoperò per mettere al riparo, da bombardamenti e incendi, il materiale librario più prezioso della sua, e di altre importanti biblioteche napoletane, tanto da meritare, a guerra conclusa, la riconoscenza della Città e quella personale di Benedetto Croce.
Alla Nazionale di Napoli trascorse quasi l’intera vita professionale (dal 1928 al 1967) insegnando a guardare lontano e identificandosi con essa, al punto da esser percepita come librorum domina.
La naturale attitudine all’attività bibliotecaria, unita a spiccate qualità culturali, di competenza, autorevolezza e operosità, fecero di lei un punto di riferimento nel panorama italiano del dopoguerra: non è un caso se sul suo manuale di biblioteconomia ebbero modo di formarsi intere generazioni di bibliotecari italiani.
Sconosciuta al grande pubblico, nasce a Cortona il 26 settembre 1902 e a ventiquattro anni si laurea a pieni voti in Lettere classiche con una tesi sul poeta Francesco Benedetti. Purtroppo, solo l’Accademia Etrusca della sua città e di cui fu Socia, le ha riservato la doverosa attenzione chiamando a commemorarla, nel primo anniversario della morte (avvenuta il 1° novembre 1980), uno dei collaboratori a lei più caro: Ernesto Giangrasso. Successivamente la bibliotecaria Patrizia Rocchini le ha dedicato uno studio molto accurato, ma niente altro.
Per questo, l’Accademia, con questa monografia, ha voluto rendere omaggio a una donna che mantenne forti rapporti con la città di nascita e che seppe dare alla Nazionale di Napoli un’impronta di efficienza e di stimolo allo sviluppo culturale del Meridione, di cui è rimasta una marcata traccia anche nei decenni successivi.
Ci tengo a specificare come il volume sia una lettura pregevole, ricca di riferimenti storici e, a esempio, riporto una piccola parte del saggio di Giuseppe De Nitto: «Gli anni Venti rappresentano per Napoli un periodo di contraddittoria crescita. La presenza costante di Benedetto Croce e di quel nutrito numero di intellettuali, che si riunivano nella Società napoletana di storia patria, nelle accademie (Pontaniana; Società Reale; ecc.), nei circoli (Artistico; dell’Unione; ecc.) e nei salotti dell’aristocrazia colta napoletana, incide profondamente su questo rigoglio culturale nel quale si inserisce il rinnovato interesse verso il mondo delle biblioteche, infervorato anche da alcuni episodi significativi, come la restituzione da Vienna dei codici che erano stati portati via da Napoli all’epoca del viceregno austriaco per farne dono all’Imperatore Carlo VI. Viene ripreso, così, anche il progetto di trasferire la Biblioteca Nazionale dalla sede del Palazzo degli Studi, ormai insostenibilmente condivisa col Museo archeologico e la Pinacoteca; progetto lanciato la prima volta da Benedetto Croce fin dal 1901 ma trascurato per un ventennio prima per la difficoltà di trovare una sede adatta, poi per gli eventi bellici. Dopo la cessione allo Stato di una parte del Palazzo Reale, avvenuta nel 1919, Croce intravvedendo la concreta possibilità di ottenerne l’uso, nel 1920, come ministro dell’Istruzione, rilancia il progetto facendo approvare dal governo Giolitti il decreto legge del 27 settembre completo anche dell’indicazione degli ambienti. Purtroppo gli eventi politici successivi ne impediscono l’attuazione che, infine, viene sancita definitivamente dal Ministro Antonino Anile, con decreto del 2 agosto 1922. Il trasferimento, iniziato subito, è portato a compimento nel 1926, proprio l’anno del conseguimento della laurea della Guerrieri. Intanto, nel 1925, in segno di gratitudine verso il sovrano per la cessione del Palazzo Reale, la Biblioteca è intitolata a Vittorio Emanuele III. Completato il trasporto, la nuova sede viene inaugurata il 17 maggio 1927 con una breve visita del Re, accompagnato dal Ministro Pietro Fedele. L’apertura al pubblico avviene il 6 giugno successivo. Completato il trasporto, la nuova sede viene inaugurata il 17 maggio 1927 con una breve visita del Re, accompagnato dal Ministro Pietro Fedele. L’apertura al pubblico avviene il 6 giugno successivo. Il 1927, anno che registra la scomparsa di personaggi illustri per Napoli, quali gli scrittori Matilde Serao e Federigo Verdinois, il poeta Ferdinando Russo, i medici Antonio Cardarelli e Giuseppe Moscati, è anche un anno di grande attenzione proprio da parte di Mussolini che, con la mente esaltata alla conquista dell’Impero in Africa, ne vuole fare la Regina del Mediterraneo, ampliandone notevolmente il territorio provinciale, con la soppressione della vicina Terra di Lavoro, e promuovendo vasti piani di crescita urbanistica, dal Molo Beverello al quartiere di Santa Lucia; dalla piazza Garibaldi a quella del Municipio, con gli imponenti corsi trionfali: Umberto I e via De Pretis; e tanto ancora. Alla Nazionale, nella nuova sede, vengono riunite anche varie biblioteche napoletane da tempo trascurate o chiuse del tutto, come la Brancacciana, la San Giacomo, la Provinciale, la San Martino, la stessa Lucchesi Palli ed altre raccolte minori.
Intanto la giovanissima Guerriera negli ultimi mesi dello stesso anno 1927 ha modo di dedicarsi Intanto la giovanissima Guerriera negli ultimi mesi dello stesso anno 1927 ha modo di dedicarsi al riordino della biblioteca del Palazzo di Capodimonte, allora sede degli appartamenti dei duchi d’Aosta, introdottavi – mi confidavano le sue sodali – dal Conte Riccardo Filangieri di Candida, che l’aveva avuta allieva alla Scuola di Paleografia e Archivistica dell’Archivio di Stato, cui si è accennato. Dopo questa esperienza, che ricorderà sempre come determinante per la sua scelta futura, decide di lasciare l’insegnamento per dedicarsi alla professione bibliotecaria. Il 5 marzo 1928 presenta la domanda per effettuare servizio volontario presso la Biblioteca Nazionale. Il Direttore, Gaetano Burgada, la trasmette al Ministero con parere favorevole; il 19 dello stesso mese giunge l’autorizzazione ministeriale; il 24 prende servizio alla Nazionale».